«PASSO STRAORDINARIO» | 06 Ottobre 2016

«Genocidio» le persecuzioni religiose dell’Isis

Regione Lombardia prima istituzione d’Italia ad approvare una mozione per riconoscere come «genocidio» le persecuzioni dell’Isis contro le minoranze religiose, in particolare cristiane. «Qualcosa si muove». Ora tocca al Parlamento

di LUCA PIACENTINI

Il riconoscimento giuridico di «genocidio» alle persecuzioni dell’Isis verso le minoranze religiose, in particolare cristiane. E’ quanto chiede la mozione approvata dal Consiglio regionale della Lombardia, che si è mobilitato affinché Governo e Parlamento si attivino in questa direzione. 

«Un fatto politico importante», secondo il direttore di Acs Italia, Aiuto alla chiesa che soffre, Alessandro Monteduro, che nell’atto approvato dall’assemblea lombarda vede un segnale preciso: «Dopo una risoluzione del Parlamento Europeo - dichiara l’esponente della fondazione di diritto pontificio - una della Camera dei Rappresentanti USA, una mozione della Camera dei Comuni del Regno Unito e le audizioni della Helsinki Commission sul genocidio in atto in Medio Oriente, finalmente, grazie alla Regione Lombardia, e in particolare all’impegno dell’assessore Cristina Cappellini, si muove qualcosa anche in Italia». 

Nel testo si chiede inoltre di intervenire per l’istituzione di un tavolo permanente a sostegno delle minoranze perseguitate e di lavorare affinché vengano facilitate azioni di giustizia penale internazionale. 

Da parte sua l’assessore alla Culture Cappellini ha sottolineato come la mozione rappresenti un «passo straordinario». Non è la prima volta che l’esponente della giunta lombarda interviene pubblicamente, promuovendo iniziative di sensibilizzazione a sostegno delle comunità cristiane perseguitate nel mondo. A fine mese si terrà ad esempio l’evento «Help Christians», che vedrà testimonianze in prima persona da parte di chi, queste persecuzioni, le ha vissute e le vive quotidianamente tra Medio Oriente, Africa e Asia. Il convegno è aperto a tutti e si svolgerà sabato 29 ottobre alle 16 presso a Palazzo Pirelli. E’ organizzato da Acs, Regione e dalla redazione «Gli occhi della guerra». 

La situazione in Medio Oriente è particolarmente critica. E il documento licenziato dalla maggioranza sul riconoscimento della qualifica di «genocidio» va nella direzione giusta. «Lo dovevamo ai nostri fratelli cristiani che si aspettano da noi, dall'Occidente, dalla Comunità internazionale segnali di attenzione e di sostegno - ha dichiarato l’assessore Cappellini - Lo dovevamo a tutte le minoranze religiose perseguitate, alle bambine e alle donne yazide che da tempo stanno subendo violenze e soprusi di ogni genere da parte dei miliziani del Califfato». 

La speranza è di fare breccia nell’opinione pubblica italiana e occidentale. «Lo dovevamo alla nostra civiltà e alle nostre comunità - ha aggiunto l’esponente della Giunta Maroni- che hanno bisogno di una maggiore consapevolezza e di ritrovare l'orgoglio della propria identità e delle proprie radici». 

Uomini religiosi di spicco avevano già definito «genocidio» gli atti orribili compiuti dal cosiddetto Stato islamico, come riferisce la stessa Acs, citando le parole dell’arcivescovo di Mosul dei Caldei (Iraq) Emil Shimoun Nona: «Si può parlare certamente di genocidio per descrivere quello che accade ai cristiani e alle altre minoranze. È genocidio al 100%. Il nostro problema è che oggi non si parla più della situazione delle minoranze in Iraq. Dire che quello che accade è un genocidio è molto importante per far conoscere alla comunità internazionale la situazione dei nostri cristiani».

In questi giorni il Consiglio regionale lombardo si è mosso anche sul fronte siriano, sollecitando l’intervento della diplomazia per bloccare la spirale di violenza che sta distruggendo Aleppo. Anche qui si chiede «un intervento internazionale per difendere e tutelare» la città sotto assedio «oramai sempre più paragonabile a una Sarajevo del XXI secolo». 

Il documento cita il fondi destinati come cofinanziamento (300mila euro) al parroco della città siriana padre Ibrahim Alsabagh a favore del progetto dell’associazione «Pro Terra Sancta». I numeri del conflitto siriano mettono i brividi: circa mezzo milione di morti dall’inizio della guerra, oltre il dieci per cento della popolazione massacrata o ferita, quasi la metà senza casa. Senza contare sfollati oltre sei milioni. 

«Secondo l’Unicef - riporta il Consiglio in una nota - ad Aleppo solo nell’ultima settimana sono stati uccisi 96 bambini. Ad Aleppo ovest il 90% delle persone vive sotto la soglia di povertà».

Le persone assediate ad Aleppo est sarebbero oltre 250mila. Le recenti immagini satellitari pubblicate dall’Onu danno l’idea di quanto estesa sia la devastazione causata dai bombardamenti, che non hanno risparmiato case e scuole. 

Il quadro politico-militare resta estremamente critico, in un clima generale da ritorno alla Guerra fredda. Putin ha schierato missili anti Isis in difesa di Assad, che gli americani considerano però una minaccia. Gli spazi per un negoziato sono sempre più stretti. La diplomazia è al lavoro, ma procede in parallelo con l’opzione militare. Usa e Russia moltiplicano i rispettivi vertici ai massimi livelli per esaminare tutte le soluzioni sul tavolo. Ma mentre il tempo passa e la tensione sale, la popolazione rimane bloccata in un'emergenza umanitaria senza precedenti. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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