GENERAZIONE DIMENTICATA | 16 Marzo 2016

Giovani «rottamati». Mentre il governo sta a guardare

Oggi disoccupazione record, domani pensione da fame. Le politiche inefficaci del governo e l’Italia che «rottama» i giovani. Il paradosso di Renzi: sconfigge il vecchio PD scommettendo su età e rinnovamento ma 'dimentica' le nuove generazioni

di LUCA PIACENTINI

Nessuno fa il tifo contro l'Italia. I numeri che descrivono la disoccupazione giovanile rappresentano un dramma che vede tutti sconfitti in eguale misura e, quindi, tutti coinvolti. Proprio per questo è opportuno capire dove stanno inefficienze ed errori politici, con l’obiettivo di correggere il tiro. 

Difficile non rilevare che i provvedimenti varati dal governo Renzi non hanno fatto la differenza. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia rimane esorbitante: 39,3% secondo i dati provvisori registrati dall'Istat nella fascia di età tra 15 e 24 anni e riferiti al mese di gennaio 2016. Evidentemente né il programma Garanzia giovani (per altro già criticato da più parti), né il Jobs act hanno impresso la svolta. 

Quel che serve lo ha scritto nero su bianco l’Ocse. Che, rivolgendosi all’Italia, il paese dove il tasso di disoccupazione giovanile è tra i più alti in assoluto, ha incalzato il governo ad agire su flessibilità in entrata, potenziamento di istruzione secondaria e formazione professionale, concorrenza, giustizia civile e disoccupazione di lungo periodo. 

La strada indicata dall'Ocse per tentare di porre rimedio alla situazione disastrosa in cui si trovano centinaia di migliaia di giovani deve però sembrare un sentiero impervio e tutto in salita al governo del premier «rottamatore». Che, se da un lato ha fondato la propria carriera politica sul vigore, il dinamismo e il pragmatismo dell'età, dai tempi in cui, giovane sindaco di Firenze, raccontava soddisfatto di presiedere anche sedute di giunta ‘lampo’, condotte in piedi e della durata di pochi minuti, ora divenuto presidente del Consiglio si scontra con la dura realtà del blocco sociale dei disoccupati, che non è stato per nulla scalfito e ridotto in dimensioni dalle armi spuntate dell’esecutivo. 

Quello di narrare la speranza mentre vede affondare nella disoccupazione il futuro delle giovani generazioni è un paradosso tanto più doloroso, pensando a che la chiave di volta del successo renziano e della scalata al Partito Democratico è stata la carta del superamento generazionale. 

La drammatica realtà è che oggi ventenni e trentenni faticano più che mai a trovare lavoro e, anche quando lo avranno trovato, molti di loro avranno di fronte una vita professionale (se mai la termineranno) con una pensione del tutto insoddisfacente. 

E' una generazione che si sente in qualche modo tradita, forse dall'intera classe politica, se è vero che gli orientamenti nel voto emersi dai sondaggi vedono proprio tra i giovani esplodere le preferenze per i Cinquestelle. Ed è probabilmente anche per questo, per tentare una manovra di riavvicinamento a questa generazione ‘perduta’, orfana di una sinistra che un tempo si faceva per lo meno vedere in piazza a lottare per lei, che Renzi ha promesso ai diciottenni i 500 euro da investire ‘in cultura’. Una goccia nel mare. Inutile e sprecata. Che non c’entra nulla con gli interventi strutturali destinati a cambiare le cose. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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