ACCIAIO ITALIANO | 21 Settembre 2015

Giuseppe Pasini: «L’UE fermi la Cina»

L'appello del presidente del Gruppo Feralpi: «L’UE blocchi la Cina. A rischio un milione di posti di lavoro nel continente e 400mila in Italia». L’incontro con l’eurodeputato Salini (Ppe)

di REDAZIONE

Un grande imprenditore consapevole delle potenzialità della siderurgia italiana ed europea, ma anche dei grossi pericoli che sta correndo a causa della 'minaccia cinese'. Questo il tema prioritario nell'incontro tra Giuseppe Pasini, presidente del Gruppo Feralpi, e l’eurodeputato Massimiliano Salini (Ppe). Sul tavolo i punti nodali del futuro della manifattura e, in particolare, della siderurgia italiana. Salini ha visitato l’acciaieria Feralpi che ha sede a Lonato del Garda venerdì 18 settembre 2015 . All'incontro, oltre a una delegazione di imprenditori lombardi, era presente il consigliere regionale Mauro Piazza. 

Giuseppe Pasini, past president di Federacciai, ha sottolineato il forte incremento delle importazioni italiane di acciaio dai Paesi Terzi nei primi sette mesi dell'anno (+47,4% a/a), Cina in testa (+103,2%). 

Una situazione, soprattutto quella legata all’export cinese, che mette drasticamente in difficoltà le aziende europee del settore siderurgico con conseguenze negative sull’occupazione. Uno scenario, ha spiegato bene l’ex numero uno di Federacciai, che può essere ulteriormente aggravata dall’eventuale riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina. Un passaggio che colpirebbe duramente la manifattura europea portando alla perdita stimata di oltre un milione di posti di lavoro in tutta Europa e fino a 400mila in Italia.

Per quanto riguarda il tema della riforma del sistema di emission trading elaborata dalla Commissione Europea, Pasini ha rilevato come la proposta al vaglio delle istituzioni comunitarie non è in grado di tutelare adeguatamente dal rischio di rilocalizzazione delle emissioni.

L’eurodeputato Massimiliano Salini ha ricordato che «l’industria siderurgica rappresenta il cuore della politica economica europea. L’Italia occupa una posizione di eccellenza grazie a capacità innovativa, numero di addetti, produzione sostenibile, coraggio nell’affrontare i nuovi mercati». L’onorevole, che è membro delle Commissioni Industria e Trasporti del Parlamento europeo, ha anche ribadito che «è stato già fatto tutto il possibile in materia di tutela ambientale tanto che l’UE ha raggiunto un primato mondiale che è ben testimoniato dalla quota del 9% di produzione di anidride carbonica. Una cifra che la dice lunga sui comportamenti virtuosi degli imprenditori europei rispetto ai colleghi asiatici e americani. E’ evidente che sottoporre a vincoli ancora più restrittivi la nostra siderurgia significa caricarla di costi che la penalizzano eccessivamente davanti ai competitor internazionali e soprattutto cinesi. In Italia le tasse sono più alte. E l'energia costa il 30% in più che nel resto del continente. E' un miracolo se le nostre aziende non sono già chiuse. Dobbiamo dire grazie a chi, come il Gruppo Feralpi, sovverte un contesto ostile grazie alla genialità imprenditoriale, alla qualità del prodotto e alla capacità di innovare. Ma questo meccanismo non può durare in eterno. La politica ci deve mettere del suo. Altrimenti saremmo in presenza di un vero e proprio suicidioordinato dalle istituzioni comunitarie ossia da quei soggetti che dovrebbero garantire sviluppo, crescita e occupazione all’interno dei Paesi membri». 

«La ricerca, il recupero, la trasparenza e il dialogo sono il nostro mix competitivo - ha dichiarato Giuseppe Pasini - ma occorre mantenere efficiente il sistema di difesa commerciale europeo e avviare una riforma del sistema di emission trading capace di tutelare adeguatamente dal rischio di rilocalizzazione delle emissioni».

Pasini, a capo di un gruppo leader nel settore siderurgico che fattura oltre un miliardo di euro e ha 1.300 dipendenti, ha messo in evidenza come i prodotti cinesi «arrivano sui mercati mediterranei che fino a ieri erano i nostri punti di riferimento con prezzi incredibili e neanche lontanamente avvicinabili». Una politica commerciale aggressiva che nasce dalla sovraproduzione di Pechino che attualmente soddisfa il 50% degli ordini globali ma che potrebbe tranquillamente provvedere al fabbisogno dell’altra metà. 

Un contesto davvero difficile per la siderurgia italiana, costretta a subire la concorrenza asiatica a causa di fattori penalizzanti come il costo dell’energia e del lavoro. «Siamo in presenza di una strategia che mira letteralmente a travolgere i nostri produttori e che si avvale di una politica monetaria che ha nella svalutazione dello yuan la sua testa di ariete. La Cina sta crescendo meno del previsto, intorno al 3,5%, e ha la necessità di individuare al più presto nuovi mercati. E’ evidente che l’Europa sta vivendo un’autentica minaccia. E’ bene che Bruxelles se ne renda conto». 

Procedure anti dumping più celeri, simili a quelle degli Stati Uniti che si sviluppano nell’arco di tre mesi e non dei 12 previsti dalle istituzioni comunitarie. Ma la barriera più efficace deve essere eretta attraverso il non riconoscimento della Cina come economia di mercato. «Pechino - ha concluso Pasini - non risponde ai requisiti di base. Sappiamo che lo Stato cinese, insieme a tutte le sue articolazioni territoriali, aiuta economicamente le acciaierie. In Europa questo non avviene. Sono gli imprenditori a farsi carico di tutto, compresi i debiti. L’UE non può accettare questa ambiguità che ha come unico risultato la distruzione di un suo comparto produttivo strategico come è quello dell’acciaio».

Il presidente del Gruppo Feralpi non ha nascosto le sue preoccupazioni: «Personalmente non mi arrendo mai. I nostri dati non sono negativi rispetto all’anno precedente. Ma ciò che mi allarma è il futuro. Non ci sono grandi segnali di ripresa. Bisogna che la politica intervenga con gli strumenti che meglio possono favorire e tutelare l’industria siderurgica. Ne vale della sopravvivenza delle nostre aziende e dei posti di lavoro dei nostri dipendenti».


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