FISCO | 08 Aprile 2015

Giustizia tributaria: ecco la riforma utile

Il contenzioso tributario in Italia ha un'importanza enorme. Ecco perché, all'interno del grande tema della riforma del sistema giudiziario, sarebbe necessario porre mano anche a alla costola 'fiscale' della giustizia ordinaria

di MARIO TAGLIAFERRI

Oggi parliamo di giustizia tributaria, costola “fiscale” di quella giustizia ordinaria sempre al centro di tante parole, ma di pochi fatti. La riforma della giustizia è una dei temi più discussi e chiacchierati degli ultimi decenni, e ormai fa a gara con lo sport più popolare del Paese in termini di parole inutili.

E la giustizia tributaria non è da meno. E dire che l’importanza del contenzioso tributario in Italia è enorme, come ben sanno tutti coloro che (soprattutto involontariamente) se ne sono imbattuti. Non ho ricette risolutive da proporre, ma tre semplici pensieri vorrei regalarli a chi ha in mano le sorti di un settore della Giustizia tanto importante e “invadente” per la vita di ciascuno di noi. «A piccoli passi si possono scalare alte montagne» (Roy Martina).

 

1. BUON SENSO

Sarebbe bello che il primo articolo di qualsivoglia norma recitasse così: «Tutti gli articoli che seguono devono essere interpretati con il buon senso». Spesso ci dimentichiamo del buon senso, ma sempre dovremmo ricordarcene.

Nelle Commissioni tributarie (i Tribunali fiscali), il buon senso ci aiuterebbe a:

- non convocare tutte le parti alle 9,00 di mattina, ma scaglionarle di mezz’ora in mezz’ora (con agio in caso di assenza);

- tenere a bada gli umori, le emozioni, i pregiudizi che noi donne e uomini abbiamo dentro, e concentrarsi sul diritto, sugli atti, sui documenti;

non emettere sentenze di moralità o di etica, ma sentenze di diritto.

 

2. CENTRALITA’ DEL DIRITTO TRIBUTARIO

Pensare alla centralità del diritto tributario significa pensare alla centralità della democrazia più giusta; le imposte e le tasse sono il carburante di un Paese, e la loro corretta applicazione è conditio sine qua non di uno Stato equo, giusto. Dare la giusta centralità ad un tema così rilevante per la gente e per il Paese ci aiuterebbe a:

- dare spazio alle parti per spiegare le proprie ragioni, e non 3 minuti nei quali dover condensare riflessioni spesso complesse;

- pretendere le specializzazione e la competenza dei Giudici; dall’Imu all’Iva, dall’Irpef al Registro all’Ires… impossibile. Perché non sezioni tributarie specializzate?

- definire una remunerazione adeguata dei Giudici; senza una remunerazione corretta, non ci può essere qualità.

 

3. RENDERE EFFICIENTE IL SISTEMA

Significa creare una barra stabilizzatrice in grado di compensare gli errori umani. Rendere efficiente il sistema significherebbe:

- incrementare gli istituti che riducono il contenzioso, affinché si possa arrivare davanti alle Commissioni con temi o importi che ne meritino l’attenzione. La mediazione è un buon Istituto, ma è necessario incrementare almeno a Euro 50.000. = (e non 20.000. = come ora) il valore massimo di riferimento. Avremmo meno contenziosi, e la macchina della giustizia tributaria viaggerebbe più spedita;

- istituire le cauzioni per spese processuali, che inibirebbero le liti temerarie, da qualunque parte vengano promosse;

- accelerare il deposito delle sentenze e delle motivazioni.

Quindi… buon senso, centralità del diritto tributario, efficientamento del sistema.

Per fare tutto ciò c’è solo bisogno di volontà. Nient’altro, solo volontà. E credo che la volontà vada aiutata con la determinazione e la convinzione che l’obiettivo da raggiungere, una giustizia più giusta, sia vitale per il Paese. Crediamoci.


MARIO TAGLIAFERRI

Dottore commercialista e revisore contabile. Partner di Lexis Dottori Commercialisti Associati, con studio in Milano e in Crema. Svolge dal 1990 attività professionale di consulenza civilistica e fiscale per le aziende. Ricopre incarichi di sindaco effettivo e di revisore contabile in società industriali, di servizi e bancarie. Consulente tecnico del Tribunale in materia di economia aziendale.

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