EMERGENZA EPOCALE | 21 Aprile 2017

Gli appelli inascoltati di Regione Lombardia

Gli sbarchi di migranti continuano e i territori sono sotto pressione. La Lombardia attacca il governo PD: solo chiacchiere e risultati negativi. L’appello: bloccare subito gli arrivi e accelerare i rimpatri dei clandestini

di LUCA PIACENTINI

Non è certo ‘parcheggiando’ i migranti nelle strutture di accoglienza che si fa integrazione. O lasciandoli con le mani in mano per giorni e giorni. Con il rischio che l'inerzia, favorita dalla lentezza con cui arrivano le risposte alle richieste di asilo, ceda il posto ad una vita di espedienti. Non è una novità leggere di arresti o denunce di aspiranti profughi, che cedono alla tentazione dello spaccio o dei reati contro il patrimonio. 

L’attuale crisi dei migranti è paragonabile ad una pentola a pressione. Fino a quanto i territori resisteranno? Non mancano centri di accoglienza che fanno notare come i posti si siano ormai esauriti da un pezzo. Come si sta muovendo il governo PD? Che misure mette in campo il ministero? 

Purtroppo l’impressione è che gli appelli di Regione Lombardia siano al momento inascoltati. I centri di accoglienza sono prossimi alla saturazione. Per i territori è impossibile tenere il passo. Gli sbarchi di migranti continuano e, più ci allontaniamo dai mesi invernali, più gli arrivi sono destinati ad aumentare. In tutta Italia, gli operatori dei servizi di accoglienza e le prefetture sono alle prese con quella che ormai è difficile negare stia assumendo i tratti di una vera e propria emergenza. Europea-continentale e nazionale. Con i Paesi del Mediterraneo, Italia in testa, che rimangono i più esposti dopo la chiusura della rotta balcanica. Dopo l’accordo miliardario Ue-Turchia, a Est si sono ridotti drasticamente i transiti verso la Germania, mentre a Sud la situazione è più che mai critica. 

Gli effetti ricadono purtroppo direttamente sul tessuto sociale di città e province italiane, con il rischio, se i numeri continueranno a crescere a questi ritmi, che l’impatto sulla vita dei centri urbani diventi poco prevedibile e difficile da gestire sotto il profilo dell’integrazione e della sicurezza.

Ricordiamo che, secondo l’agenzia europea Frontex, tra 2015 e 2016 gli sbarchi sono cresciuti del 20%, arrivando a quota 181mila: un dato record senza precedenti.  

Ma se le criticità e le implicazioni sono tutte sulle spalle di enti locali e cittadini, le cause vengono da lontano. Ci sono fattori di lungo periodo, legati alle crisi di alcuni stati africani, che innescano flussi immigratori verso Nord e i paesi occidentali industrializzati; ci sono poi fattori intermedi, come la modalità con cui i vari governi riescono ad affrontare (o a non affrontare) il problema immigrazione. 

Regione Lombardia non smette di incalzare l'esecutivo nel pretendere risposte efficaci una volta per tutte. «Il governo Gentiloni è come quello di Renzi - afferma l’assessore regionale - tante parole e risultati negativi. Rispetto all'anno record del 2016 gli sbarchi sono aumentati del 23,8%. In tre mesi e mezzo in Italia sono sbarcate 27 mila persone. Guardando le nazionalità si capisce che stanno arrivando tutti migranti economici, ossia clandestini».

L’assessore alla Sicurezza parla chiaro. Le misure da attuare sono due: da un lato accelerare l’iter delle richieste di asilo e dall’altro rimpatriare immediatamente tutti i clandestini. Non sarebbe un intervento nuovo, sottolinea l’esponente della Giunta regionale, si tratterebbe in fondo di ripetere quel che fece a suo tempo il centrodestra con il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Sotto il governo Berlusconi il quadro era stabile, gli accordi bilaterali con gli Stati africani si erano rivelati decisivi. 

Che anche oggi serva un giro di vite è quanto mai evidente. Com’è difficile negare l’impressione che gli appelli della Regione siano inascoltati. 

L’assessore regionale cita di dati del nuovo piano di ripartizione provinciale: in generale si passerebbe da 23.700 a 28.300 richiedenti asilo. Troppi e in numero sproporzionato per un’area, come la Lombardia, che conta già il 13% di immigrati, rispetto ad una media nazionale dell’8%. 

La priorità è dunque cambiare passo. E l’appello resta valido: per bloccare le partenze servono accordi dall’effetto immediato con i paesi africani e misure drastiche del governo nazionale per accelerare l'iter burocratico, sotto un duplice profilo: quello del riconoscimento o meno della richiesta di asilo e quello dei rimpatri. Ma occorre agire subito, senza indugi o false promesse. (Luca Piacentini)


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.