CAOS A SINISTRA | 04 Giugno 2018

Comicità di un Pd che riscopre la piazza

Pd allo sbando. Manifestazioni in tutta Italia contro il governo per sostenere Mattarella nei giorni in cui faceva di tutto per far nascere l'esecutivo di Salvini e Di Maio

di ROBERTO BETTINELLI

La sequenza che ha come protagonista il Pd, e che non è estranea ad una certa comicità, ha preso vita nel fine settimana. Mentre Mattarella varava l’esecutivo gialloverde trattando da pari a pari con i leader di Lega e 5 Stelle, e Gentiloni consegnava il testimone al neopremier Conte, è andata in scena la sterile e grottesca protesta della sinistra.

Dal palco di piazza Santi Apostoli a Roma Martina, Lotti, Del Rio, Calenda facevano di Matarella un martire quando il presidente della Repubblica aveva appena dato il via libera al contratto di governo Lega-5 Stelle.

Tra sabato e domenica, con due grandi manifestazioni a Roma e Milano ma anche con eventi organizzati negli altri comuni italiani, il Pd ha voluto dare un segnale di combattività prendendo posizione a favore del presidente della Repubblica e scagliandosi apertamente contro i due partiti di maggioranza del governo. Un’azione che si è rivelata un buco nell’acqua dal momento che lo stesso Mattarella, nelle stesse ore, commentava soddisfatto il punto di approdo della lunga trattativa di quasi 90 giorni che è seguita alle elezioni del 4 marzo. Una trattativa certamente complessa ma, nel corso della quale, il Quirinale non ha mai dato l’impressione di subire passivamente l’iniziativa della coppia Salvini-Di Maio. Prima con lo stop all’economista Savona, poi con l’alternativa Cottarelli e infine con l’arrivo nella squadra di due figure di garanzia come il ministro degli esteri Moavero Milanesi ed il titolare del dicastero economico Giovanni Tria, Mattarella non solo ha visto rispettate le proprie prerogative  come dettato dalla costituzione ma è andato ben oltre.

Il Pd ha colto però la palla al balzo, dopo l’ultimo strappo sul nome di Savona, per imporre agli italiani una nuova  contrapposizione tra il ‘fronte repubblicano’ ed il sovranismo, fra i moderati e gli estremisti come ha ribadito Matteo Renzi.

A Roma, però, i dem hanno mostrato la loro fragilità. Renzi non ha presenziato, ormai impegnato a recitare il nuovo ruolo di conferenziere di lusso alla Blair. Il risveglio del Pd a tutela della figura di Mattarella ha visto le prime linee del Nazareno immolarsi per la difesa della costituzione. La stessa che hanno tentato di liquidare con il referendum del dicembre 2016 che ha segnato la fine del governo Renzi. Ma gli esecutivi a guida Pd, tenuti a battesimo da Napolitano con l’esecutivo Letta e proseguiti con Renzi e Gentiloni, hanno fallito consegnando il popolo della sinistra nelle mani dei 5 Stelle e hanno reciso lo storico legame di appartenenza con i sindacati del lavoratori preferendo appoggiare le rivendicazioni di Confindustria. Una strategia che ha dalle europee del 2014, quando si verificò il risultato del 40% dei consensi, ha portato solo sconfitte elettorali ed un ridimensionamento del partito sulla scena nazionale senza precedenti. Anche gli ultimi sondaggi sono negativi. E non potrebbe essere diversamente vista la confusione dilagante ed il clima perenne da resa dei conti. Tanto che, dopo gli anni all’insegna di una vuota dottrina anti Berlusconi si prefigura ora la dottrina anti Salvini e Di Maio, dimostrando come il partito nato dalla fusione tra i post comunisti e i cattolici progressisti possa sopravvivere solo ‘odiando’ il nemico di turno.

Ora per il Pd inizia una nuova fase. L’opposizione. Al termine di un’esperienza di governo che, per gli stessi elettori di sinistra, non è stata un successo. Il Pd si è logorato quando aveva il comando e ora che non ce l’ha più si sta logorando ugualmente. La lezione di uno dei padri più cinici e autorevoli della prima repubblica, Giulio Andreotti, è ancora valida.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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