PENSIERO UNICO | 28 Ottobre 2015

Gli effetti reali della cultura dominante

L'esistenza di un pensiero unico non è un'idea astratta, o il frutto di una fissazione. Molti esempi concreti mostrano come la cultura dominante imponga i propri diktat, con conseguenze a volte irreparabili

di GIUSEPPE ZOLA

Qualcuno potrebbe pensare che il “pensiero unico” sia una fissazione, a sua volta ideologica, di una certa mentalità un po’ retrò. A parte il fatto che ciò non è vero e che, nei fatti, detto pensiero sta diventando una vera e propria ideologia con tendenze dittatoriali, vorrei oggi segnalare alcuni frutti già maturati dal pensiero dominante, visto che è da essi che si capisce di che albero si tratta.

Andiamo in ordine di tempo.

Il popolo italiano è stato convinto ad introdurre anche nel nostro Paese il divorzio, come grande vittoria di libertà e di progresso e ciò ha costituito la prima grande vittoria del pensiero radicale, diventato unico. Ma il divorzio, nei fatti, ha giovato al Paese e alla famiglia oppure no? I fatti parlano da soli. Insieme a tante altre cause, il divorzio ha contribuito ad indebolire fortemente il senso della famiglia, rendendo il popolo italiano più individualista (e, paradossalmente più statalista in politica). Ma forse era proprio ciò che il “pensiero unico” voleva ottenere. E la recente approvazione del “divorzio breve” ha ulteriormente aggravato la situazione.

Altra vittoria di quell’onda di pensiero è quella relativa all’introduzione dell’aborto legale, che, in tutti questi anni, ha impedito a più di 5 milioni di persone di nascere e spesso per motivi futili, contribuendo non poco a rafforzare la tendenza alla denatalità, di cui oggi tanti, con in testa gli economisti, si lamentano. Queste lamentele assomigliano tanto alle lacrime di coccodrillo e, comunque, gli effetti deleteri del libero aborto erano stati ampiamente previsti da quella minoranza che non si era adeguata alla mentalità comune e che era stata assolutamente inascoltata, se non addirittura sbeffeggiata. Ma anche in questo caso i fatti hanno reso evidente che la minoranza aveva grandemente ragione.

In questo periodo, la grande stampa e i Tg si sono ampiamente occupati del Sinodo, cercando di trasformarlo in un evento mediatico, come era accaduto per il Concilio Vaticano II. Hanno quindi “spinto” le conclusioni dell’evento ecclesiastico nella direzione voluta. Quando la relazione finale è stata resa pubblica, i media conformisti o hanno taciuto sulle conclusioni non gradite o hanno annunciato contenuti inesistenti. Per esempio, tutti i Tg hanno detto che finalmente il Sinodo ha concesso la comunione ai divorziati, quando nella relazione finale non viene neppure usata la parola “comunione” e si danno indicazioni che non sono neppure state prese in considerazione. Esempio clamoroso di come il pensiero unico e collettivo influenzi in modo clamoroso l’opinione pubblica. La verità è che detto pensiero non vuole far pensare in modo autonomo la gente.

Ho fatto solo tre esempi, per confermare che il pensiero unico non è una realtà astratta e teorica, ma un sistema che già incide negativamente sulla nostra vita sociale e che già da tempo cerca di influenzare i nostri giudizi. Lo tsunami è già cominciato.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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