ALLERTA TERRORISMO | 27 Dicembre 2016

Gli interrogativi sul killer e le risposte della politica

Cosa cercava in Italia il terrorista di Berlino? Le ipotesi degli inquirenti dopo l’uccisione del killer e l’obbligo dei governanti di fare la propria parte, aumentando le risorse a protezione dei cittadini e migliorando apparati legislativi e giuridici

di LUCA PIACENTINI

Perché il terrorista di Berlino ucciso dalla polizia ha deciso di venire in Italia? Cosa cercava nel nostro paese? Perché non ha preso un'altra strada? 

Secondo quanto riportano le agenzie, sarebbero almeno tre le ipotesi al vaglio degli investigatori. E nessuna consente di abbassare la guardia. Nel senso che qualunque sia la risposta giusta, antiterrorismo e servizi di intelligence dovranno tenere l’attenzione altissima. 

Com'è già avvenuto, d'altronde, negli ultimi mesi. E' nota l'efficienza e la preparazione dei nostri servizi di sicurezza, forgiati da decenni di esperienza nel fronteggiare il terrorismo interno. 

Ed è purtroppo nota la retorica politica che circonda messaggi scontati e tutto sommato banali, secondo i quali soprattutto adesso ci si deve tenere alla larga dall'equazione immigrato-terrorista, e non si deve fare di tutta l'erba un fascio. Assiomi, verità scontate, inutili da ribadire. 

Riproporle e abusarne in pubblico significa precludersi la possibilità di effettuare un esame lucido e non superficiale di ciò che sta accadendo. 

Inutile nascondersi dietro un dito: finora gli islamisti hanno approfittato da un lato delle debolezze fisiologicamente connesse con la complessità delle società occidentali, che non possono rinunciare totalmente agli spazi di libertà in nome della sicurezza, dall’altro dei flussi migratori che stanno investendo il continente ormai da anni. 

Per questo, mentre è più che mai evidente che l’Europa resta sotto la minaccia costante del terrorismo, chi ha responsabilità di governo ha l'obbligo morale, prima ancora che politico, di porre a tema, facendone oggetto di dibattito pubblico a partire dalle aule parlamentari, la necessità di elaborare proposte per migliorare l'apparato giuridico, lo scambio di informazioni tra i servizi di intelligence a livello internazionale, e tutto quel che potenzialmente è in grado di arginare o togliere forza alla minaccia del terrorismo. 

E’ un argomento che va tematizzato nel modo adeguato favorendo la nascita di centri studi o alimentando i think tank e i gruppi di riflessione e di lavoro stabili che funzionano, studiosi ed esperti che devono essere messi il più possibile nelle condizioni, anzitutto con risorse adeguate, di avere tutti gli strumenti utili per individuare soluzioni nuove o riproporre, rimodulandole in funzione dei profili nazionali, le migliori strategie degli Stati abituati a combattere il terrorismo. 

Dicevamo delle ipotesi sul perché Anis Amri si trovasse in Italia, dove è stato fermato solo grazie al formidabile intervento di una pattuglia della polizia di Stato. 

Aveva contatti nel nostro paese? Cercava qualcuno da cui recuperare documenti falsi? Questa una prima possibilità che, come riportano le cronache, gli investigatori starebbero esaminando. Altre due ipotesi: primo, la ricerca di un bus internazionale diretto nell'Est Europa dove avrebbe forse trovato una via più rapida per raggiungere le zone controllate dallo Stato islamico; in secondo luogo un possibile atto estremo contro il nostro paese. 

È chiaro: difficile, se non impossibile, stabilire con un ragionevole grado di plausibilità i motivi precisi che hanno portato il 24enne tunisino da Berlino a Sesto San Giovanni, passando per la Francia. Ma mentre gli inquirenti danno fondo ad ogni risorsa utile per delineare un quadro univoco, resta un dato di fatto la centralità dell’Italia come possibile punto di contatto tra estremisti, zona di transito o, nella peggiore delle ipotesi, come bersaglio. E’ un fatto preoccupante. Che la politica non può e non deve ignorare.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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