LA MISTIFICAZIONE | 19 Giugno 2015

«Gli italiani non vogliono matrimoni e adozioni gay»

«Il Parlamento tradisce il paese reale: gli italiani non vogliono né matrimoni, né adozioni gay». La battaglia contro la mistificazione delle lobby. Il deputato Pagano (AP): «Tutti in piazza, non possono obbligarci a fare cose che non vogliamo»

di LUCA PIACENTINI

«Il Parlamento tradisce il paese reale. E’ contrario a ciò che la maggioranza degli italiani sente e crede». Per questo «alla manifestazione di Roma dovremo essere tantissimi: quattro lobbisti non ci possono obbligare a fare cose che non vogliamo». Non usa mezzi termini il deputato di Area Popolare Alessandro Pagano, che mette in guardia dalla «tendenza alla mistificazione del mondo gay e Lgbt, che vorrebbe far credere che in Parlamento e nel paese sono tutti d’accordo con loro». Il parlamentare è tra i promotori più convinti e attivi della battaglia a Montecitorio contro matrimoni omosessuali, adozioni gay, legge sull’omofobia e insegnamento gender nelle scuole. «Ci dicono che siamo arretrati e dobbiamo fare come in Germania, Francia e Irlanda - spiega il deputato - Non è così. E l’eccezione italiana sarà confermata dalle piazze. Noi parlamentari di buona volontà aspettiamo questa forza per portare avanti nei posti giusti le nostre tesi in difesa della famiglia naturale». Pagano è convinto che la manifestazione di sabato 20 giugno vedrà una piazza San Giovanni «traboccante». 

«PARLAMENTO CONTRO PAESE REALE»
Secondo il deputato è necessario porre fine a quella che definisce una vera e propria mistificazione, che capovolge la realtà: la maggioranza degli italiani non vuole né matrimoni, né adozioni gay. «Il Parlamento è invece assolutamente sbilanciato sulle tesi care alle lobby Lgbt - chiarisce - che vorrebbero legalizzare l’omosessualità a tutti livelli: matrimonio, adozione, legge Scalfarotto e teoria gender nelle scuole. La legge elettorale, il famoso Porcellum, ha dato vita ad un Parlamento ostile alla famiglia naturale, composta da un padre e una madre, e ai principi che hanno regolato la civiltà dell'uomo fino ad oggi». 

Nonostante in aula i rapporti di forza siano sfavorevoli, secondo Pagano la partita è però tutt’altro che persa. «Le lobby hanno un potere mediatico e di interdizione molto forte, vogliono intimorirci e impedire che passino messaggi contrari. Noi siamo una minoranza, è vero, ma molto combattiva», sottolinea con tono deciso ricordando che pochi giorni prima i deputati e i senatori militanti “pro-family” si sono riuniti in una falange compatta, battezzata comitato parlamentare «Per la famiglia». Chi sono? «Mi piace citare i nomi di Maurizio Sacconi, Lucio Malan, Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi, Pierluigi Gigli e molti altri. Siamo uniti e molto agguerriti». Anche disposti allo scontro: «Il disegno di legge Scalfarotto punisce con l'arresto fino a quattro anni coloro che manifestano tesi cosiddette omofobe, considerate tali sulla base di una discriminante puramente soggettiva. Secondo il ddl la denuncia potrebbe partire senza alcuna prova, sulla base dell'offesa percepita nell'intimo umano. Contro questa legge hanno votato circa 140 parlamentari. Ho lottato per compattare il gruppo. Tutti gli altri hanno votato a favore o si sono astenuti. Ripeto: questi rapporti di forza in aula non coincidono con il paese reale, che in questo momento sta inviando pullman e persone da tutta Italia alla manifestazione di Roma».

«CRUCIALE LA MANIFESTAZIONE IN PIAZZA» 
Pagano scommette sulla riuscita dell’evento, un elemento cruciale della battaglia. «La forza delle lobby gay e di questo Parlamento, assolutamente sbilanciato a favore delle unioni civili e dei matrimoni omosessuali, è tale che non si cureranno di noi parlamentari contrari. Solo la piazza e le manifestazioni collaterali daranno la prova concreta a cui Renzi e l'esecutivo non potranno sottrarsi. A quel punto risulterà evidente a tutti che il Parlamento non fotografa il paese». 

LA STRATEGIA CONTRO GENDER E MATRIMONI GAY
La strategia per bloccare i disegni di legge ha due punti di forza: un testo unico a tutela dei diritti individuali dei gay, e difesa senza indugio delle famiglia naturale, con tutte le sue prerogative. «Da un lato il nostro progetto tende a bloccare, e dall'altro a promuovere. In particolare abbiamo presentato due disegni di legge sui diritti e le unioni civili, uno in Senato, il cui primo firmatario è Sacconi, e uno alla Camera, firmato da me. In sostanza diciamo: non siamo contrari ai diritti individuali degli omosessuali, a casa propria ognuno è libero di decidere della propria affettività, ma altra cosa è estendere questi diritti prevaricando i diritti di coloro che la pensano in maniera diversa». Vale anche per la diffusione della teoria gender nelle scuole: «Neppure il diritto all'educazione dei genitori può essere prevaricato». 

«Sosteniamo il testo unico dicendo che negli ultimi 30 anni l'Italia repubblicana ha già provato la bellezza di 33 articoli in altrettanti provvedimenti, tutti tesi a salvaguardare i diritti dei singoli anche in materia omosessuale». Gli esempi? Visite in carcere e in ospedale, donazione di organi, situazioni che il «Parlamento ha già disciplinato con leggi diverse. Ci siamo limitati a riunirle in un testo unico. In Italia c’è tutto, manca solo il matrimonio gay, che è l'anticamera della adozioni alle coppie omosessuali». 

«ADOZIONI GAY PER VIA GIUDIZIARIA» 
Il deputato invita a non farsi troppe illusioni. Non si può votare il ddl Cirinnà e opporsi alle adozioni gay, che saranno introdotte per via giudiziaria. «L’articolo 3 del ddl Cirinnà prevede l'equiparazione totale delle unioni civili al matrimonio, con tutti gli articoli del codice civile italiano collegati. Le unioni gay diventerebbero quindi matrimoni a tutti gli effetti. Solo il nome sarebbe diverso». Rotta la diga, non ci sarebbe più nulla da fare. «A quel punto la nuova disciplina si trascinerrebbe dietro tutti gli altri diritti attraverso sentenze giurisprudenziali, sulla base dei pronunciamenti della Corte di Lussemburgo e della Corte di Strasburgo: passerebbero anche le adozioni e le reversibilità pensionistiche, che farebbero saltare il sistema previdenziale». 

«PIENI DI GRINTA E AMORE PER LA FAMIGLIA»
Secondo Pagano, la strada è tracciata: manifestazione di piazza e azione forte in Parlamento. «Il Paese reale è con noi. Difende la famiglia naturale, lo dicono tutte le statistiche. Se non fosse così, avrebbero già sbattuto in prima pagina le statistiche contrarie e ci avrebbero detto: siete antiquati. Non ci sentiamo né vintage, né arretrati. Anzi, siamo all'avanguardia, pieni di grinta, argomentazioni e amore per la famiglia». Come dire: attenzione, la riscossa contro l’ideologia gender parte dall’Italia.

Twitter @lucapiacentini

 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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