MIGRANTI | 07 Maggio 2017

Gli 'scafisti' delle Ong e il malessere del Paese

Le Ong sotto accusa. Per magistratura e guardia costiera libica hanno un ruolo importante nel favorire l'immigrazione senza controllo. Nel Paese cresce l'insofferenza per l'esodo di massa mentre governo e UE sono incapaci di dare risposte

di ROBERTO BETTINELLI

Le accuse di collusione con gli scafisti che hanno compito le Ong attive nel Mediterraneo evidenziano in modo chiaro come il tema dell’immigrazione, in Italia, non possa essere trattato al di fuori delle stupide retoriche di parte.

Siamo arrivati al punto in cui un procuratore della Repubblica dichiara che in alcuni casi le Ong hanno aiutato i trafficanti di esseri umani favorendo l’approdo dei migranti sulle nostre coste. Una tesi che ha scatenato le reazioni violente nel mondo della sinistra ma che ha incontrato la conferma del capo della guardia costiera libica. I migranti, ha spiegato l’alto ufficiale, sono certi di essere soccorsi in mare. Sanno che verranno salvati dopo poche miglia di navigazione. Ed è questo il motivo per cui, alla fine, affrontano il viaggio. Una convinzione, secondo il capo della guardia costiera, instillata proprio dalla propaganda delle Ong. Ci sarebbero così due tipi di scafisti: i volontari delle organizzazioni umanitarie e i veri e propri criminali.

Certamente il contesto è difficile: uno Stato degno di questo nome, in Libia, non esiste più. Nè le iniziative dell’Unione Europea, a partire da Frontex, hanno raggiunto l’obbiettivo. Un fallimento dettato dall’indifferenza di Berlino verso il sud del Mediterraneo a tutto vantaggio dell’ormai blindata rotta balcanica, dal peso insufficiente dei governi italiani che con Renzi e Gentiloni non hanno mai invertito il perdurante rapporto di sudditanza verso Bruxelles, ma anche e soprattutto dalla strutturale incapacità della nostra classe dirigente di affrontare con realismo il problema dell’immigrazione. Solo una parte residuale dei migranti scappa da guerre e massacri. Per il resto si tratta di persone in cerca di una vita migliore. Aspirazione legittima. Ma che ha prodotto un esodo di massa incontrollabile. A farne le spese sono gli italiani, soprattutto i più poveri e i più deboli, che hanno visto trasformarsi le città a causa di stranieri che non possono trovare lavoro, bivaccano, delinquono, e che sono destinati a gravare sulle casse pubbliche. In un contesto di totale irregolarità come questo chi favorisce l’avvento degli immigrati contribuisce alla creazione del disordine sociale e della criminalità.

Una situazione insostenibile, e che secondo fonti istituzionali è alimentata anche dalle Ong che con le loro imbarcazioni fanno la spola tra l'Italia e il nord Africa. Tanto vale prendere esempio da Trump e costruire un muro in mezzo al Mediterraneo. Al massimo, in una discussione dove tutti si preoccuoano di dire la cosa giusta ma nessuno risolve il problema, si commette l’errore di aver pensato finalmente qualcosa di ragionevole.

 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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