SCENARI INTERNAZIONALI | 12 Ottobre 2015

Gli Usa e la finta guerra all'Isis

Ma quale lotta all'Isis. Il vero nemico della Nato è la Russia di Putin. E l'alleato numero uno degli Usa resta quell'Arabia Saudita che finanzia il Califfato. L'analisi di Francesco Alberoni, sociologo, esperto di movimenti e istituzioni

di ROSSANO SALINI

Situazione sempre più confusa sul versante della lotta allo Stato islamico. I rapporti costantemente ad altissima tensione tra forze Nato e Russia continuano a fornire l'effetto di disordine negli interventi militari finalizzati ad abbattere la forza del Califfato: accuse incrociate, che lasciano la minaccia dell'Isis sullo sfondo. E da ultimo l'attentato ad Ankara, le cui cause sono ancora da chiarire, ma che naturalmente è destinato a ingarbugliare ulteriormente una situazione in cui la Turchia svolge un ruolo centrale.

Ma cosa rende così difficile alle forze in campo trovare una reale convergenza nell'attacco all'Isis? «Il problema generale è quello del medesimo stato di stallo dentro cui un movimento come l'Isis è cresciuto», spiega il sociologo Francesco Alberoni, da mesi impegnato nei suoi editoriali su Il Giornale nell'analisi della situazione geopolitica entro la quale il Califfato islamico ha potuto svilupparsi. Secondo Alberoni «il nodo del problema rimane sempre il legame strettissimo che unisce gli Stati Uniti all'Arabia Saudita, e il fatto che il vero conflitto in atto è sempre quello tra le forze occidentali da una parte, cioè gli Stati Uniti, insieme a Inghilterra e Francia, e la Russia dall'altra».

Arabia Saudita che in fondo altro non è che lo sviluppo di una realtà molto simile a quella dell'Isis: «È uno stato che nasce da movimenti del tutto simili a quello dei talebani o dell'attuale Califfato islamico. Ibn Saud era il capo di una congrega di fanatici che si sono mossi in maniera molto simile, e tutt'oggi il wahhabismo saudita ha pratiche identiche. L'Arabia Saudita è uno stato moderno, con tecnologia e grattacieli, ma applica ancora una legge che è quella dell'integralismo islamico, con maltrattamenti, decapitazioni e tutto quello che ben conosciamo».

E in che senso il rapporto tra Stati Uniti e Arabia Saudita continua ad essere il fulcro dentro cui si snoda tutto il problema del confuso attacco militare all'Isis? «Il problema è che l'Arabia Saudita, e altri paesi islamici moderni ma al tempo stesso integralisti come il Qatar, sostengono l'Isis. Dal canto suo, l'America non vuole affatto minare i rapporti con l'Arabia Saudita, da sempre sua strettissima alleata. Il vero nemico dell'America è a tutt'oggi la Russia. Quindi gli Usa non hanno una grandissima spinta a fare un vero attacco contro l'Isis. Con una battuta si potrebbe dire che tirano qualche bomba, ma senza troppa convinzione».

Una strategia geopolitica occidentale, statunitense in particolar modo, con l'obiettivo di limitare il potere della Russia, appoggiando gli stati islamici della penisola araba: ecco l'ambito dentro al quale l'Isis è esploso, grazie naturalmente al sostegno finanziario di questi stessi stati. «E Assad», spiega ancora Alberoni, «che si trova a combattere contro l'Isis, è in realtà il vero nemico degli Usa sul fronte siriano: avversato dagli stati islamici in quanto sciita e per di più appoggiato dalla Russia di Putin. Ecco allora che gli Usa dovrebbero teoricamente combattere l'Isis, ma al tempo stesso vogliono la fine del potere di Assad, nemico dell'Isis, e mantenere saldi i rapporti con Arabia e altri paesi islamici integralisti, sostenitori dell'Isis. Un vero e proprio stallo da cui non si esce». Ed ecco anche perché, in questi giorni di azioni militari nella zona, le notizie di cui giornalmente parliamo riguardano innanzitutto la conflittualità tra Nato e Russia, più che il vero stato di avanzamento dell'azione militare anti-Isis per riportare ordine in Siria.

In questo contesto è centrale il ruolo della Turchia, anch'essa nemica di Assad, nonché nemica dei curdi, che combattono contro l'Isis. «Non per nulla molti dei combattenti che si uniscono all'Isis passano dalla Turchia».

E sempre meno centrale invece è il ruolo dell'Europa. «Gli interessi di Italia e Germania, in particolar modo, sono del tutto diversi. Sia noi che i tedeschi faremmo volentieri accordi economici con la Russia. Ma gli Usa non lo permettono. E non dimentichiamo che la Nato è in mano completamente agli Stati Uniti, e la Turchia conta più di noi. In fondo la Nato non rimane altro che una coalizione anti-russa».

Nello stallo generale, si è creato un fenomeno migratorio immane: «Abbiamo quattro milioni di profughi, e vista l'incertezza il numero può solo crescere». Ma dobbiamo temere che le migrazioni possano essere anche la porta attraverso cui il terrorismo islamico può penetrare sempre più nei nostri paesi? «Innanzitutto bisogna distinguere tra i due fenomeni migratori: quello dalla Siria, e quello che invece arriva in Italia dall'Africa, e che è del tutto diverso, di carattere economico. E anche qui in realtà abbiamo un'altra situazione di stallo: ora la Libia è protetta dai sauditi, e quindi gli Stati Uniti impediscono di fatto ogni operazione in quel paese. Quando Renzi ha proposto a Obama azioni in questo senso, il presidente Usa ha subito opposto un secco ''no'', dicendo che ci avrebbero pensato loro. Ma non faranno nulla». Mentre invece per quel che riguarda una possibile diffusione del terrorismo nei nostri stati, Alberoni ricorda che «l'Isis ha innanzitutto interesse a creare uno stato islamico nella propria terra. Non sono in fondo dei veri terroristi come li intendiamo noi. Mentre Al Qaeda con Bin Laden aveva una forte impostazione anti-americana, e attaccava l'occidente dall'interno, l'Isis vuole costruire uno stato islamico, vuole combattere sul posto». Esattamente come è nata l'Arabia Saudita. Poi esplosa grazie alla scoperta del petrolio, e grazie agli accordi economici con gli Stati Uniti.

Lo stato islamico, dunque, potrà essere realmente combattuto solo quando gli Usa imporranno all'Arabia di smettere di sostenerlo. Ma quanto questo sia difficile, se non impossibile, è ormai chiaro.  


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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