INSEGNANTI | 03 Settembre 2015

Governo beffato dai docenti piagnoni

Ministro Giannini contestato dagli insegnanti che dovranno trasferirsi per il posto fisso. Il booomerang di una riforma nata per assicurarsi i favori di una fetta importante elettorato del Pd e che è sfociata in una protesta inattesa per l'esecutivo

di ROBERTO BETTINELLI

Il governo Renzi ci ha abituato a iniziative per migliorare le performance del pubblico impiego che proprio neutrali non sono. Le recenti polemiche scoppiate intorno alla mobilità degli insegnanti rappresentano un’ulteriore dimostrazione dei favori che il capo del governo ha riservato per una categoria 'protetta' e da sempre orientata a sinistra. Ma sono anche la prova dei vizi irreparabili di una forma mentis parassitaria che dilaga in una parte importante del pubblico impiego.

I numeri della riforma Renzi sono impressionanti e rivelano come in fondo il premier ci abbia preso gusto a patrocinare gli interessi di quelle fette di elettorato che al momento opportuno, cioè alle prossime elezioni politiche, saranno chiamate a ricambiare la benevolenza dimostrata nei loro confronti. 

Finora, grazie alla riforma varata in pompa magna dall’esecutivo a guida Pd, sono stati assunti 38 mila insegnanti: 29mila secondo il vecchio metodo delle graduatorie e altri 9mila con il piano straordinario delle assunzioni. A settembre ci sarà un’altra infornata: 55mila docenti che andranno a costituire quello che è stato etichettato come ‘organico potenziato’, definizione che appare già a prima vista poco convincente. Se un organico c’è, infatti, deve rimanere tale. Un ragionamento che andrebbe fatto soprattutto in tempi di crisi e spending review. I nuovi insegnanti assunti nel 2015 saranno in tutto 99mila, ma saliranno a 160mila con il prossimo anno. I costi sono altrettanto imponenti: 200 milioni nel 2016 per gli aumenti di stipendio. Emolumenti elargiti, secondo i parametri ufficiali, per il 70% grazie al merito mentre il restante 30% sarà determinato dall’anzianità. Stime che valgono però sulla carta mentre nella realtà dei fatti, come sempre accade, si verificherà esattamente il contrario. Un  miliardo di euro è stato stanziato nel 2015 e 3 miliardi nel 2016 per altre voci: sostegno, disciplina formativa e formazione scolastica). Infine 940 milioni di euro per l'edilizia scolastica in carico alla Bei. 

Stando ai calcoli del Ministero saranno circa 14 mila gli insegnati destinati a lasciare la regione di appartenenza. Un destino, quello del trasferimento, che ha mandato su tutte le furie i docenti oltre ai soliti sindacati che non hanno esitato a descrivere una situazione che andrebbe salutata come la manna dal cielo e che invece è stata accolta dai diretti interessati come una vera e propria «deportazione». 

Il ministro all’Istruzione Giannini è stata duramente contestata alla festa del Pd a Torino da studenti e insegnanti che non hanno gradito l’obbligo di doversi spostare, spessissimo dal Sud al Nord, per diventare di ruolo. Ora, che il favore del governo Renzi si sia trasformato in un boomerang è cosa sicura e a dir poco ridicola. Il premier, convinto di assicurarsi il consenso dei docenti che ammontano a quasi un milione voto più voto meno, si è visto trascinare dentro una tempesta di accuse che mai avrebbe pensato di dover affrontare. Ben gli sta dal momento che non è riuscito a introdurre il riconoscimento dell’eccellenza dentro una riforma che alla fine, come ai tempi della vecchia Dc, è sfociata in un’assunzione di massa. La stessa figura del preside manager, il vero elemento di novità che avrebbe liberato alunni e famiglie dall’asfittica prigione del livellamento egualitario delle graduatorie, è stata depotenziata fino all’irrilevanza. 

D’altro canto appare francamente irricevibile la protesta degli insegnanti che saranno assunti dopo aver cambiato luogo di residenza. La mobilità è ormai parte integrante del mondo del lavoro e dello studio: tutti vanno dove è possibile costruirsi un futuro. Non si capisce quindi perché gli insegnanti, che godono di privilegi indiscutibili come i tre mesi continuativi di ferie e uno stipendio sicuro che non ha l'obbligo di confrontarsi con le incertezze dettate dalla contingenza del mercato, debbano essere esclusi da questo meccanismo. 

Altro che ‘deportati’, sono piuttosto dei veri privilegiati che possono finalmente mettere a frutto un percorso di studio altrimenti inutilizzabile. Dire il contrario significa non raccontare le cose come stanno e significa, soprattutto, offendere tutti quei lavoratori e quegli studenti che hanno imparato a lasciare la casa e gli affetti in cerca di una stabilizzazione che nel loro caso, molto spesso, è tutto tranne che una certezza. 

Ai ‘docenti piagnoni’ che si affliggono perché non guadagnano quanto i colleghi tedeschi bisogna ricordare che il Pil di Berlino è quasi il doppio di quello italiano e che è logico attendersi, in tale situazione, trattamenti economici migliori. 

In ogni caso, se proprio non voglio fare armi e bagagli, possono sempre rifiutare un comodo posto fisso che seguita a rimanere un miraggio per tanti giovani neolaureati nonostante le stime entusiastiche del ministero del Lavoro che non perde occasione per incensare i risultati del Jobs Act. Quanto a Renzi, la smetta di premiare l’elettorato dello Pd e inizi a fare anche gli interessi di quella parte d’Italia che il pubblico, purtroppo, lo conosce solo per le sue proverbiali mancanze. Senza questa Italia, infatti, non ci sarebbero i soldi per pagare gli stipendi né degli insegnanti né di tutti gli statali. Compreso il lauto compenso del presidente del Consiglio. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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