CONSULTAZIONI | 03 Aprile 2018

Governo Lega-5 Stelle. Azzurri defilati e Pd ai margini

Consultazioni per il nuovo governo. Decisivo il punto di avvio scelto dal Capo dello Stato. Prende quota l'asse Lega-5 Stelle, Forza Italia 'oppositore interno' e il Pd di Renzi ai margini

di ROBERTO BETTINELLI

La settimana decisiva ha finalmente inizio. Dopo una campagna elettorale accesissima in cui il tripolarismo si è manifestato in tutte le sue potenzialità, negative e positive, ora tocca al capo dello Stato imprimere un indirizzo costruttivo al processo prioritario della democrazia italiana. La costruzione del nuovo governo. 

Se il tripolarismo ha avuto il merito di estendere l’offerta politica ad un’opinione pubblica che ha a disposizione non più due ma tre contendenti, è anche vero che la legge elettorale in vigore non consente di produrre la stabilità del Paese. Il rischio è ovviamente lo stallo da considerarsi come l’esito naturale di una situazione in cui le forze partitiche presenti in parlamento non sono in grado di dare vita ad un esecutivo che abbia la maggioranza.

Una paralisi che può essere evitata solamente applicando l'arte del compromesso. Matteo Salvini, con il 37% dei consensi ottenuti dal centrodestra, è certamente colui che avrebbe più diritto a ricevere l’incarico di formare il governo. E sarebbe un errrore se Mattarella, nella fase di avvio delle consultazioni, non destinasse al leader della Lega il primato. Anche se Salvini, non potendo contare il centrodestra sulla maggioranza dei seggi nei due rami del parlamento, non può che ricorrere all’aiuto dei 5 Stelle. Luigi Di Maio, parallelamente, ha lo stesso problema. Quanto al Pd di Matteo Renzi, è talmente diviso al suo interno da fornire ben poche garanzie nel corso delle negoziazioni. Con il centrodestra la via di un ‘apparentamento’ appare impossibile visto il pregresso oltre ai toni della campagna elettorale e il programma stilato per le elezioni. Ma lo stesso vale per i 5 Stelle che Renzi teme più di tutti gli altri avversari. Il Pd, qualora stringesse un accordo con i grillini, correrebbe il rischio di essere cannibalizzato con il risultato di trasformare il movimento di Grillo e Di Maio nel principale partito della sinistra italiana. Un punto di approdo, questo, facilmente prevedibile dal momento che la gestione renziana del Nazareno ha reciso il collegamento storico del partito con le organizzazioni principali della sinistra a partire dalla Cgil di Susanna Camusso, che non a caso, non ha mai smesso di lanciare segnali di apertura a Di Maio dall’indomani delle elezioni del 4 marzo.

Davanti a questo scenario, dove a prevalere sono il rischio e l’incertezza, esiste una soluzione che ha maggiori possibilità di avverarsi e che gli elettori dei 5 Stelle, stando ai recenti sondaggi, seguitano a preferire. Ovvero un governo Salvini-Di Maio. Ipotesi percorribile ma solo se i candidati premier dovessero rinunciare all’incarico per affidarlo ad un ‘terzo’ gradito ad entrambi riservandosi il diritto di sorvegliare sulla nomina dei titolari dei ministeri. Salvini ha già dato la sua disponibilità. Più difficile che la dia Di Maio anche se, alla fine, sarà costretto a farlo. L’unica alternativa è rappresentata dalle elezioni.

Ecco dunque il quadro. Salvini e Di Maio protagonisti. Renzi ben lieto di rimanere ai margini. E Berlusconi? Il veto dei 5 Stelle su Forza Italia non cadrà. Ma il partito azzurro sta vivendo un momento molto critico. Non può permettersi né di spezzare l’asse con la Lega né di affrontare a breve un ritorno al voto che rischierebbe di tradusi in un altro bagno di sangue. L’ipotesi più realistica è l’appoggio al governo Lega-5 Stelle in una posizione defilata. Ipotesi che, tra l’altro, consentirebbe di consolidare l’alleanza con Salvini nelle regioni del Nord dove il centrodestra unito governa Lombardia, Veneto, Liguria e si appresta a vincere in Friuli Venezia Giulia. E consentirebbe anche di esercitare di recuperare preziosi ambiti di autonomia e di critica nello scenario nazionale esercitando un’azione di stimolo sull’esecutivo. Una sorta di opposizione interna che permetterebbe a Forza Italia di non subire totalmente l’iniziativa dell’alleato maggiore tornando ad essere un interlocutore di primo piano. 

A queste condizioni la politica italiana potrebbe trovare una mediazione bilanciata, onorevole e utile a tutti i contendenti: Lega e 5 Stelle impegnati a decidere le sorti della nazione, il Pd nel ruolo di oppositore esplicito e inflessibile, teso a risalire la china del consenso, Forza Italia al sicuro da ulteriori flessioni elettorali e con la garanzia di ottenere un’indipendenza che non pregiudichi le esperienze di successo nel governo locale rilanciandone il ruolo nello scacchiere nazionale. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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