POLITICA | 17 Marzo 2015

«Grazie a noi un Governo più liberale»

Secondo Alessandro Colucci (coordinatore regionale lombardo) senza l'aiuto di NCD Renzi sarebbe stato in balia dell'estrema sinistra

di RICCARDO CHIARI

L’alleanza fra NCD e Lega, a sentire Salvini, sembra qualcosa di irrealizzabile. Eppure l’esperienza di governo della Lombardia in questi anni sta dimostrando che un’intesa fra le due visioni politiche è non solo possibile, ma anche in grado di portare a buoni risultati. Ma quella in Lombardia pare essere un’eccezione per un partito, l’NCD, che sempre più elettori fanno fatica a inquadrare in un preciso alveo politico. In merito a ciò abbiamo posto alcune domande ad Alessandro Colucci, coordinatore regionale lombardo dell’NCD e fra i primi fondatori del partito 

Il disorientamento degli elettori del NCD si respira nell’aria. Non riescono più a comprendere la vostra azione politica. Col senno di poi avreste comunque optato per la scissione da Forza Italia?

«Vorrei sottolineare che di scissione vera e propria non si può né si deve parlare. Quando il PdL ha terminato il suo percorso politico sono nati due partiti. Molti dei nostri compagni dell’NCD, in primis Angelino Alfano, hanno fatto di tutto perché dalle ceneri del PdL rinascesse un solo partito e non due. Alla fine hanno prevalso gli estremismi e i personalismi. Chi non ha compiuto una riflessione politica seria è rimasto in Forza Italia, e oggi alcuni di quelli stanno facendo le medesime valutazioni che ai tempi ci hanno indotto a fondare l’NCD. Per cui credo fermamente che nessuno del nostro partito abbia provato rimpianti per la scelta fatta». 

A quale seria riflessione politica si riferisce?

«Abbiamo sentito la forte necessità di costruire un’alternativa politica all’interno della quale si potesse riconoscere chiaramente un certo tipo di elettorato. Parlo delle famiglie italiane che non hanno adeguate politiche di sostegno, degli imprenditori che sono soffocati dalle tasse e che rappresentano il fulcro del nostro sistema economico. Insomma di quegli attori sociali che sono stati traditi nelle loro aspettative dalla vecchia Destra».

Ma l’NCD, al di là del nome, è davvero un partito di Destra o Centrodestra? La vostra alleanza con il PD desta qualche dubbio…

«Anche io ricevo molti segnali di incomprensione, se non di disappunto, da parte dei nostri elettori. In realtà è tutto logico e chiaro: noi stiamo con chi ci aiuta a ottenere determinati risultati. Con Renzi la stragrande maggioranza dei provvedimenti seri e concreti che sortiranno effetti positivi per gli italiani hanno il timbro di NCD».

Può fare qualche esempio?

«Il taglio dell’Irap, che per vent’anni è stato annunciato in diversi comizi rimanendo sempre e solo sulla carta, è un esempio. Il Fondo Famiglie fortemente voluto all’interno della Legge di Stabilità. Senza lo stanziamento di quei soldi non avremmo approvato quel provvedimento. Per non parlare degli ecobonus e delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni che vengono estesi agli arredi. Ciò ha garantito la sopravvivenza di settori importantissimi in Italia, come quelli dell’arredo e del design. La nostra azione politica ha avuto un importante ruolo nella pianificazione del Jobs Act e lo avrà in futuro per la stesura del cosiddetto Family Act. Se la nostra presenza nel Governo non dovesse più continuare ad essere così incisiva faremmo bene a lasciare Renzi e i suoi».

Lei parla di una presenza attiva all’interno del governo, ma quanti cittadini o potenziali elettori sono a conoscenza delle vostre attività politiche?

«Questo è in effetti un problema. La visibilità dell’azione di Governo ricade oggi quasi interamente su Renzi. Ciò sostanzialmente perché grandi canali della comunicazione mediatica in Italia, dalle televisioni ai giornali, tendono a sostenerlo quasi sempre. Il merito di qualsiasi successo, per molti media, non va al Governo, ma a Renzi soltanto. Ci consola il fatto che, nonostante questa comunicazione distorta, molti sondaggi diano l’NCD in crescita. Spero vivamente che la coerenza, l’impegno sostenuto nei contenuti, nelle battaglie per la famiglia, le PMI e i liberi professionisti siano sempre più riconosciuti dai diretti interessati. Ad ogni modo quella con Renzi non è un’alleanza per il futuro. Sappiamo infatti di rappresentare un’alternativa a lui così come a Salvini».

I problemi di identità si ripresentano anche a livello Regionale. A Milano siete con la Lega, a Roma con Renzi. La gente come deve interpretare quest’ambiguità?

«Così come per il Governo, il principio sotto il quale agiamo in Regione Lombardia rimane identico. Noi stiamo con chi ci consente di realizzare alcune azioni politiche inerenti il nostro programma. Maroni è interprete di una “Lega governativa”, che ha voglia di assumersi responsabilità e di mettersi alla guida di una regione importante come la Lombardia. La mia netta sensazione è che invece Salvini non sia minimamente interessato a governare alcunché e che, pur di conquistare punti sulle percentuali di consenso, sia disposto a far perdere il Centrodestra. Se questo è davvero il suo obiettivo il massimo cui può aspirare è divenire leader della Lega, ma certamente non del Centrodestra. In Lombardia c’è una Lega seria, che fa meno leva sul “maldipancismo” e che quindi, forse, raccoglie meno consensi, ma che comunque governa la regione più importante d’Italia. È la stessa Lega che governò il Piemonte, il Veneto e che ha governato il Paese. Ricordo che le prime leggi sull’immigrazione si chiamano “Bossi-Fini”».

Non c’è quindi minima speranza di intesa con Salvini?

«Fino ad oggi no. Ci si stupisce del fatto che NCD governi con Renzi, ma io dico che il miglior alleato di Renzi oggi è proprio Salvini. Perché è a causa del suo atteggiamento che il Centrodestra sta perdendo da ogni parte. Si prenda il caso dell’Emilia Romagna, dove la Lega, nelle scorse elezioni, ha raggiunto il miglior risultato della sua storia e il Centrodestra ha perso malamente. Il problema è che l’atteggiamento di Salvini è uguale a quello di Tsipras. Entrambi fanno leva sul malcontento promettendo l’impossibile. È ovvio che, da un punto di vista elettorale, perde chi prova a fare seri ragionamenti in termini politico istituzionali e vince chi prende in giro i suoi elettori. Oggi è sotto gli occhi di tutti la fine che stanno facendo i grandi proclami di Tsipras contro l’Europa».

Crede che la vostra forza politica nelle aree meridionali dell’Italia dipenda anche dalla mancanza di un rivale come Salvini?

«Principalmente sì. L’aggressività che la Lega Nord ha assunto con diversi atteggiamenti estremistici soprattutto rivolti contro l’NCD e Alfano ha, purtroppo, pagato facendole guadagnare parecchi consensi. L’assenza di una Lega al Sud ci ha consentito di avere molta più serenità nel presentare i nostri programmi politici. Inoltre bisogna tener presente che in Lombardia anche Forza Italia esercita tutt’ora una grandissima influenza. Ricordiamo che si tratta di un partito nato a Milano».

Lei esclude che la collaborazione con Renzi sarà un’alleanza per il futuro. A questo proposito che significato ha la fusione di NCD e UDC che ha dato vita ad Area Popolare?

«Area Popolare è un’occasione concreta per poter mettere in comune la nostra forza politica. È una realtà alla quale sempre più politici si stanno avvicinando. Non escludo che in alcune delle prossime elezioni amministrative potremo già partecipare sotto questo nome laddove ci sia occasione di condividere un programma politico che abbia a cuore il tema della famiglia, delle imprese e che voglia realizzare delle autentiche riforme liberali».

Alfano manterrà il proprio ruolo di leader anche in Area Popolare?

«Credo che un riconoscimento di Alfano come leader sia d’obbligo anche solo per il coraggio dimostrato in questi anni. Angelino è stato il “parafulmine” sul quale si sono scatenati gli strali della reazione alla nascita dell’NCD. Ha subito un attacco mediatico da ogni parte e senza precedenti riuscendo a resistere. L’evoluzione in Area Popolare consentirà ovviamente l’allargamento a ruoli di leadership per tante figure particolarmente autorevoli che penso si affiancheranno a quella di Alfano. Credo infatti che la forza dell’NCD e di Area Popolare sia quella di avere al proprio interno molte personalità con idee chiare e forti».

Una domanda a bruciapelo: Renzi è di sinistra?

«Renzi lancia messaggi e fa politiche di Centrodestra ed è il motivo per cui l’ala estrema del PD a sinistra è in grandissima sofferenza, così come lo è la CIGL. Ma è e rimane un leader di sinistra».

Che cosa pensa del fatto che Renzi voglia riportare in capo allo Stato alcune competenze chiave, come l’energia, le grandi infrastrutture o i trasporti, togliendole alle Regioni?

«Credo che dovremmo applicare con grande serietà un federalismo differenziato. Ossia, dove ciò che è stato gestito a livello regionale ha conseguito risultati migliori di quelli ottenuti dalla gestione statale è giusto che le cose rimangano come sono. Per fare un esempio basta pensare alla Sanità in Regione Lombardia. Il modello lombardo è fra i più apprezzati al mondo. Obama ha costruito la riforma sanitaria degli Stati Uniti prendendo ad esempio tale modello. In questo caso sarebbe assurdo riconsegnare la gestione della Sanità lombarda allo Stato. Al contrario, laddove le Regioni si sono dimostrate incapaci è giusto ridare le competenze allo Stato».

Un’ultima domanda su un fatto recente. Hanno assolto Berlusconi. È contento?

«Sono molto contento per lui, perché ha vinto una giusta battaglia durata anni riuscendo a dimostrare quanto fossero infondate e malevole le accuse che lo riguardavano. Sebbene io non sia più nel suo partito ciò non significa che non tifassi per lui in questo processo ingiusto».


RICCARDO CHIARI

Si occupa di comunicazione. Dal 2004 ha collaborato con diverse testate giornalistiche in ambito culturale, scientifico ed educativo. 

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