IL CASO | 29 Aprile 2018

Hanno ammazzato Alfie, Alfie è vivo

Uno Stato totalitario ha ucciso Alfie con una decisione grave e arbitraria. Ma il piccolo Alfie vive e vince, richiamandoci a una battaglia politica alta, fatta di verità e di libertà, che non possiamo tradire

di MASSIMILIANO SALINI

Ognuno si sceglie le proprie battaglie. C’è chi combatte per la vita, e chi invece - in questo nostro strano mondo in cui anche le evidenze più immediate risultano ormai sfocate - sceglie di affermare la morte come “migliore interesse”. E nel caso del piccolo Alfie Evans c’erano da una parte i genitori Tom e Kate che lottavano per dare un’altra possibilità al loro figlio, e dall’altra lo Stato inglese, sotto forma di un giudice e di un terminale del sistema sanitario nazionale, che hanno fatto di tutto per procurare il più velocemente possibile la morte del bambino.

Poche ore fa Alfie ha smesso di respirare. O, sarebbe meglio dire, ha smesso di lottare per respirare, dopo che il personale che aveva il preciso dovere umano e deontologico di facilitargli questa elementare azione ha fatto di tutto invece per complicargliela.

La battaglia di cui sopra, dunque, risulterebbe a tutta prima finita. Ha vinto uno Stato assolutista che ha arbitrariamente scelto la morte di un suddito, rapida e in loco, come interesse migliore. Il tutto in una situazione per nulla chiara, senza una diagnosi precisa e con la sorpresa di un bimbo che contro ogni previsione è riuscito a respirare anche una volta staccata la cosiddetta “spina”.

Ha vinto la propria battaglia un sistema sanitario nazionale, l’NHS, di impostazione rigidamente statalista e centralista, che non poteva certamente tollerare altri casi in grado di mettere in dubbio il buon funzionamento di una macchina che in patria vorrebbero perfetta, ma che nei confronti internazionali risulta essere uno dei sistemi peggiori del mondo sviluppato. Talmente debole da non potersi certo permettere altri casi “Ashya King”, il bimbo guarito dal cancro fuori dal territorio nazionale, dopo che i genitori, nel tentativo di portarlo via dall’Inghilterra per provare altrove delle cure alternative, furono arrestati in Spagna come dei sequestratori. Peccato che poi, rientrati e giudicati in patria, fu loro concesso di tentare le cure sperimentali a Praga, mentre i dottori sicuri dicevano che «Ashya would not get the extra benefit from the treatment in Prague that his parents wanted». Gli “extra benefit” invece arrivarono, Ashya ora è vivo e sta bene, e sono passati quattro anni da quell’episodio. Impossibile per l’NHS tollerare altre figure del genere. Ecco perché ai vari Charlie Gard e Alfie Evans non è più permesso di tentare alcunché altrove. Come sottolineato in un commento sulla vicenda pubblicato sul portale statunitense RedState, il sistema sanitario inglese si comporta ora alla stregua di coloro che costruirono il Muro di Berlino, per evitare che la gente continuasse ad andare ad Ovest e scoprire che c’erano mondi migliori rispetto al Comunismo.

In realtà, nella rigida applicazione dei loro protocolli fatti di meri calcoli e interessi, anche e soprattutto economici, gli apparati dello Stato inglese non hanno fatto i conti, e mai avrebbero potuto farlo, con gli imprevisti. Non solo l’imprevisto di un bambino che respira ben oltre i 15 minuti di tempo massimo che i medici gli avevano dato, ma anche l’imprevisto di una mobilitazione internazionale che questa volta ha raggiunto livelli veramente stupefacenti e toccanti. Mai come in questo caso si è risvegliata la coscienza di tante persone, per affermare che la dignità della vita non dipende da condizioni e contingenze, e che un bimbo non può essere scartato anzi tempo perché in qualche ufficio statale si è deciso che il calcolo costi-benefici era sfavorevole per la tenuta dei conti di un carrozzone come l’NHS.

È Alfie in realtà ad avere vinto la propria battaglia. Non solo perché ora, in Paradiso, si gode il meritato premio della sua commovente innocenza, ma anche perché qui sulla terra nessuno come lui è stato capace di risvegliare le coscienze in modo così straordinario e potente. E chissà che questa sua vittoria non si tramuti anche in una presa di coscienza politica, contro le nostalgie per forme di statalismo ideologico e violento, che riduce i cittadini a sudditi e che impone scelte che vanno contro il rispetto dei diritti naturali e inviolabili dell’individuo. Il piccolo Alfie vive e vince, richiamandoci a una battaglia politica alta, fatta di verità e di libertà, che non possiamo tradire.


MASSIMILIANO SALINI

Massimiliano Salini è un politico italiano, ex-presidente della Provincia di Cremona e attualmente deputato al Parlamento europeo per Forza Italia - Partito Popolare Europeo.

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