IL COMMENTO | 04 Dicembre 2017

I cocci del centrosinistra, tra rancori e tatticismi

L’incoronazione di Grasso leader della ‘Cosa rossa’, le reazioni scomposte di Renzi e l’impresa impossibile di mettere insieme i cocci di un centrosinistra prigioniero di tatticismi e vendette politiche

di LUCA PIACENTINI

Che fosse difficile già si sapeva. Ma ora, raccogliere i cocci della sinistra sembra un’impresa impossibile. L’incoronazione dell’attuale presidente del Senato Pietro Grasso a leader di quella che lo stesso Renzi, con con un’espressione non certo indulgente, chiama la «cosa rossa», sancisce definitivamente l’esistenza di binari separati PD vs sinistra radicale, la trasformazione di quella che poteva essere una sana competizione elettorale in una presa di distanze dai dem destinata a diventare sempre più una contrapposizione piena, segnata da insidie e toni duri. In particolare contro Renzi, visto che dai retroscena sembra che il primo obiettivo della neonata formazione ‘Liberi e uguali’ sarà quello di entrare in Parlamento per sbarrare la strada ad un ritorno dell’ex sindaco di Firenze, ponendo il veto su una sua eventuale premiership nell’interlocuzione con il Quirinale.

Lo si intuisce anche per differenza, leggendo in controluce le parole dell’ex premier che, reagendo negativamente alla kermesse di Mdp-Sinistra Italiana-Possibile riuniti sotto l’ombrello dell’ex magistrato, lascia emergere inconsapevolmente il problema dei problemi nel seno del centrosinistra ormai defunto. Come interpretare diversamente l’approccio del segretario dem che, quando guarda al neonato ‘listone rosso’, sembra più preoccupato dalla tattica che dai contenuti? Stando infatti a quel che emerge dalle cronache, Renzi riflette su possibili alleanze esclusivamente in chiave elettorale, lasciando sostanzialmente cadere nel vuoto il tema dei programmi. 

Agita lo spauracchio di Salvini e Berlusconi - scimmiottando pretestuosamente l’appello al voto del cavaliere contro il M5S - che potrebbero essere favoriti da un candidato della sinistra radicale in un collegio, invece - è l’implicito - di un volto più rassicurante del PD. Il ragionamento sotteso a queste considerazioni sembra sempre lo stesso: non ci si mette insieme per ragioni di programma ma per evitare di lasciare vincere l’avversario. Non che l’approccio di ‘Liberi e uguali’ appaia poi così diverso, se al di là dei proclami e della retorica di sinistra sugli ‘ultimi’ e i ‘deboli’, è vero, come si diceva, che tra le priorità ci sarebbe l'esigenza di coalizzarsi in chiave anti renziana. 

L’altra tattica utilizzata da Matteo Renzi e che ormai non è più un segreto, è la narrazione che vorrebbe di fatto 'alimentare' - nelle parole 'sigillare' dandola per scontata quando in realtà le cose stanno all’opposto - la presunta frattura tra Lega e Forza Italia, etichettandoli come ‘populisti’ contro ‘moderati’. 

Tutte chiacchiere: lo provano le performance dei governi regionali e locali dove i partiti del centrodestra sono saldamente alla guida dei territori più ricchi e produttivi del paese (fatto non secondario), amministrati in modo virtuoso e secondo una linea politica precisa: vicina alle imprese e alle famiglie, mossa dalla preoccupazione di creare posti di lavoro, garantire sicurezza e battere con decisione la strada della ripresa economica. Tutti temi gravemente assenti dalla contro narrazione renziana, che si limita a commentare la discesa in campo di Grasso con la solita battuta (comanderà lui o D’Alema?). Al Paese non servono tweet, ma programmi solidi e alleanze fondate su un progetto politico. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.