TRAGEDIA | 03 Settembre 2015

I defunti e la giusta sepoltura

Di fronte al bimbo siriano morto sulla spiaggia l'uomo dovrebbe chinarsi, rendere onore. Tutti dovremmo fare il gesto di quell'uomo che porta il corpo sulle sue braccia

di ROSSANO SALINI

È un concetto antico, addirittura primordiale, quello della giusta sepoltura da dare ai defunti, insieme all'esigenza di render loro onore. È uno di quei segni profondi, incontrovertibili, della presenza di una indelebile traccia di senso religioso nel cuore dell'uomo: inchinarsi di fronte a ciò che è e sempre rimarrà un mistero, almeno da questa parte della sponda. Antichissime sono le testimonianze di culto dei morti; mentre già nel V secolo avanti Cristo se ne aveva una consapevolezza così profonda da generare la tragedia di Antigone, dove ormai l'idea è pienamente sviluppata e portata alle estreme conseguenze.

Questo è lo sguardo con cui dovremmo, a mio avviso, guardare quel bambino siriano morto sulla spiaggia, che tutti con commozione stiamo vedendo in queste ore. Mistero, culto, onore. Categorie genuinamente primitive, e quasi del tutto perdute. Ora su quel corpo si combatte invece una vile battaglia. Il misto di moralismo e di spietatezza dei giornali trova in questo frangente un terreno fertilissimo: chi non la pubblica, si prodiga in fiume di squillanti spiegazioni (ricordarsi di coloro che facevano l'elemosina tra squilli di tromba); chi la pubblica, semplicemente la usa, come si usa un'immagine in un qualunque cartello pubblicitario. E i secondi, poi, fanno esattamente come i primi, spiegando, giustificando, nobilitando, eccetera, eccetera...

Nel frattempo il bambino, il suo corpo morto, resta lì. E il gesto più significativo, allora, l'unico degno, è quello di quell'uomo che lo raccoglie, che lo prende sulle proprie braccia, che fa magari inconsapevolmente il primo e assoluto dovere di un uomo: portare con reverenza quel corpo perché gli venga data giusta sepoltura, insieme al tributo di onori. Perché ci si possa inginocchiare, pregare, piangere anche, e soprattutto chiedersi il perché, il perché di questa e di altre tragedie, il perché ultimo, profondo della tragica fragilità della condizione umana. Tutti dovremmo idealmente unirci a quell'uomo, prestargli le nostre braccia per compiere insieme quel gesto. Per portare insieme quel pezzo di croce che lui sta portando.

E poi viene anche il terreno di scontro politico. Non verrebbe nemmeno voglia di citarlo (non la politica, ma lo scontro politico). Ma ci tocca. Ci tocca commentare lo scontro fra diverse viltà che si gioca intorno a questi episodi: la viltà di chi utilizza solo la paura e gli istinti per affrontare il dramma dei profughi, senza alcuna consapevolezza di tutto ciò che c'è dietro, dell'umanità offesa delle singole persone; e poi la viltà di chi si sente dalla parte giusta, di chi pensa di essere il vero difensore dei diritti di quel bambino, ora che utilizza quell'immagine e solletica i sentimenti esattamente come gli altri solleticano la paura. E peccato che ci sia chi si lascia ingannare, giustificando i secondi in quanto più raffinati e colti dei primi. Stessa pasta, invece, con l'aggravante dell'atteggiamento farisaico.

La politica di fronte a questa immagine deve fare una sola cosa: lasciarsi colpire, fino in fondo, e avere così uno sprone a fare ancor più compiutamente il proprio dovere. Cioè risolvere i problemi all'origine, in maniera sistematica, con strategia e lungimiranza. Senza sentimentalismo, ma al contrario avendo nella testa e nel cuore il sentimento profondo della responsabilità umana che sta dietro le loro scelte.

Anche questo è un modo, meno appariscente, meno passibile di 'mi piace' sulla rete, di rendere onore a quel bimbo morto. Mentre tutti, politici e non, preghiamo che Dio lo abbia nella sua gloria.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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