PENSIERO UNICO | 22 Luglio 2015

I falsi ''passi avanti'' della nostra società

Il pensiero unico invita a guardare alle ''tendenze'' della società di oggi, individuando una sorta di progresso. Ma spesso, a ben guardare, si tratta invece di un regresso verso concezioni dell'uomo limitanti e illiberali

di GIUSEPPE ZOLA

Un mio amico mi diceva, una volta, che per capire dove va il mondo è istruttivo leggere i giornali “femminili” e penso che avesse ragione. All’inizio di giugno, uno dei più noti di questi settimanali così titolava la rubrica “tendenze”, con particolare riferimento all’esito del festival di Cannes: «Donne che amano donne: non è più un tabù». Il fatto che sia stata premiata l’attrice protagonista del film “Carol” (che racconta la storia di due lesbiche), che il 5% dei parlamentari inglesi siano gay, che l’Irlanda (naturalmente “cattolicissima”) abbia detto sì al famoso referendum fa dire alla rivista, con le parole della psicologa Grazia Geiger, che questi dati «dimostrano che la nostra società è più avanti di quanto si creda».

In questa sede non mi voglio soffermare sui rapporti saffici e gay, che sono e rimangono nell’ambito del mistero della libertà di ogni persona, ma sul fatto che tali rapporti siano la testimonianza che la società è “avanti”. E’ il solito mito del “progresso” che fa capolino e che il pensiero unico usa come strumento culturale privilegiato per affermarsi. In verità, occorre avere il coraggio di dire che alcune “tendenze” sono segno di regresso e non di progresso. Facciamo alcuni esempi, tratti dalle iniziative legislative italiane di questo periodo.

Il ddl Scalfarotto, che vorrebbe introdurre nel nostro Paese il reato della fantomatica “omofobia”, dice di voler far fare un passo avanti di civiltà all’intero nostro Paese, mentre, in effetti, gli fa fare un pericolosissimo passo indietro, perché abolirebbe, di fatto, in tema di sessualità, la libertà di pensiero prevista dall’art. 21 della Costituzione italiana, che, quando serve, viene definita la più bella del mondo. È evidente che non possono essere discriminate le persone in base alle loro tendenze sessuali, ma ciò non significa che occorra tappare la bocca a chi ha opinioni diverse da quelle del mondo LGBT. Sarebbe un passo indietro di secoli.

Il ddl Cirinnà vorrebbe far fare un passo avanti al Paese in tema di matrimoni omosessuali. Peccato che esso farebbe fare un passo indietro all’intera nostra Costituzione, che, pensando alle tirannidi fasciste, naziste e sovietiche, ha proclamato, all’art. 29, che la famiglia tra uomo e donna è, addirittura, una “società naturale”, che viene prima di ogni altra istituzione e di ogni altro pensiero. E non solo, la legge Cirinnà spalancherebbe le porte a quella vera e propria schiavitù delle adozioni nate dall’utero in affitto: mi stupisco che uomini di sinistra, che in teoria dovrebbero essere contrari ad ogni sfruttamento, non abbiano nulla da dire ad un ritorno indietro addirittura di millenni, quando certe persone erano oggetto di pura compravendita.

Nella legge sulla buona (?) scuola vi è una norma che, di fatto e al di là di ogni intenzione, può facilitare l’introduzione nella scuola italiana della cultura gender. Altro che passo in avanti: la cultura gender sta compiendo un enorme passo indietro, per il semplice fatto che essa nega addirittura la realtà, facendo dipendere il sesso non dalla biologia, ma dal proprio pensiero o dal proprio desiderio. Sarebbe un passo avanti, ma verso una follia che rovinerebbe intere generazioni.

Altro che progresso: si tornerebbe indietro, negli anni della illibertà e del buio del pensiero.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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