DEMOCRAZIA KAPUT | 24 Marzo 2016

I giovani, la politica e il premier ‘mai eletto’

Renzi stupisce i giovani democratici riconoscendo che il Pd è ‘minoritario’ nel Paese. Sdogana la parola sconfitta ma non confessa l’anomalia di una democrazia dove un premier «mai eletto» governa sul popolo

di ROBERTO BETTINELLI

Il Pd ha perso nel 2013. Questo è il motivo per cui oggi Renzi è costretto a governare con Alfano e Verdini. Le dichiarazioni del premier nell’assemblea dei giovani democratici, per una volta, non sono state ispirate ad un generico e sentimentale idealismo. Un repertorio, il tenero e umanitario progressismo di sinistra, che sembra fatto su misura per una platea caratterizzata dal binomio gioventù e passione politica.

Renzi ha fatto, invece, il realista. Ha parlato per la prima volta di «sconfitta», non sua ma di altri naturalmente, ammettendo che il suo partito, il Pd, è al governo pur avendo perso le elezioni. Un’affermazione più cruda non ci poteva essere e non sarebbe difficile interpretarla come una prova di onestà. 

Saremmo quindi in presenza di un politico di professione che decide di non fare uso dell’arma retorica che fornisce una versione adulterata e positiva della realtà, ma dice le cose come stanno. 

Se così fosse, però, Renzi non dovrebbe fermarsi alla sconfitta elettorale e alla ‘minorità’ del Pd nel Paese, ma dovrebbe riconoscere altre scomode verità. Per esempio che si è insediato a Palazzo Chigi da «abusivo» non essendo stato votato da nessuno e che il suo personale consenso è addirittura inferiore a quello di Bersani dal momento che dai circa 10 milioni di sostenitori che hanno dato il loro appoggio al Pd nel 2013 si potrebbero decurtare coloro che si riconoscono nella minoranza ostile al segretario. Una fazione che cresce di giorno in giorno come rivelano le recenti adesioni dei governatori Emiliano e Rossi che hanno deciso di sfidare Renzi sul referendum delle trivelle. 

Anche se confessa che il suo partito non può fare a meno di alleati ‘impresentabili’ come il già condannato per corruzione Verdini o l’ex berlusconiano Alfano, Renzi non si spinge fino a dichiarare pubblicamente l’anomalia di una democrazia, l’Italia, in cui è possibile governare pur non avendo prevalso nella competizione elettorale. 

Il suo è un realismo a metà, disonesto e infido, simile in tutto alla realpolitik e alla lezione machiavellica che predica il raggiungimento dello scopo con l’impiego di ogni mezzo disponibile. 

Questo è, in sostanza, l’ex rottamatore Renzi e i giovani mossi da una fede sincera per la capacità della politica di perseguire il bene comune dovrebbero stargli molto alla larga. 

 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.