PENSIERO UNICO | 30 Settembre 2015

I liberali e la debolezza dell'io

Non solo la cultura cattolica, anche quella liberale si dimostra troppo remissiva di fronte ai dettami del pensiero unico

di GIUSEPPE ZOLA

Nell’ultimo articolo relativo al “pensiero unico”, abbiamo stigmatizzato l’atteggiamento della “cultura cattolica”, che non ha capito in tempo lo tsunami che stava per invadere tutto l’occidente e che non sa, ora, giudicare in termini credibili i pericoli che un’intera civiltà sta correndo. Ma vi è da dire che anche la cultura “liberale” si è mostrata molto distratta e che anch’essa si è fatta invadere da una sorta di complesso di inferiorità, tranne che in alcuni mirabili esempi, generati soprattutto nel mondo anglosassone, con grande assenza dei pensatori (?) italiani. Faccio due esempi.

Il primo riguarda la cultura del “gender”, che molti si ostinano a dire che non esiste e che, invece, sta invadendo in modo sempre più penetrante la scuola (checché ne dica la signora ministra), il mondo dei media (a cui sono state date direttive da minculpop), molte grandi aziende (clamoroso l’esempio della Barilla), gli orientamenti di parte considerevole della magistratura e il pensiero di molti legislatori. Attraverso la teoria, pubblicamente manifestata, secondo la quale il sesso non è determinato dalla natura attraverso gli apparati genitali, ma dalla scelta che ogni persona deve fare secondo il proprio “sentire” (che, tra l’altro può cambiare di periodo in periodo, se non di giorno in giorno), si stanno educando intere generazioni di giovani a crescere nella più piena confusione mentale, il che porta, di fatto, a distruggere ciò che vi è di più caro per la cultura liberale e che è il tanto citato ed osannato IO. Il paradosso è che tale devastante cultura obbliga al più assoluto individualismo, nel senso che ognuno, in solitudine (che tristezza!), deve decidere se essere maschio o femmina o altro ancora.

Questo “obbligo” individualistico non rafforza l’io, ma lo indebolisce, per il semplice fatto che ogni persona cresce e matura in relazione al rapporto con altri. Il paradosso è che il massimo dell’individualismo produce il massimo di spappolamento dell’io, con grande piacere di chi detiene il potere, perché quest’ultimo governa (ed opprime) meglio chi è spappolato.

Di fronte a questa situazione, la cultura liberale è praticamente muta. Anzi. Assistiamo a qualche spettacolo veramente anti-liberale. Lo sta dando, ad esempio, un importante ordine professionale, quello degli psicologi. Gli ordini sono nati per difendere e tutelare la dignità e la correttezza delle professioni “liberali”, mentre si stanno trasformando, come capita di solito nei regimi dittatoriali, in mosche cocchiere del pensiero unico e collettivo. E’ capitato, infatti, che il presidente di quell’ordine abbia fatto dichiarazioni, a nome di tutti gli psicologi, mettendosi apertamente dalla parte della cultura gender e andando, in tal modo, fuori dai confini dei propri compiti istituzionali. Ma non basta: sono stati aperti procedimenti disciplinari contro professionisti che, in scienza e coscienza, hanno svolto la propria legittima attività secondo criteri diversi da quelli del pensiero unico, che, fino a prova contraria, non è ancora divenuto legge obbligatoria per tutti. Gli organi vigilanti (ministero della giustizia e ministero della sanità) dovrebbero fare attenzione affinché tali abusi non si ripetano. Ma nessun “liberale” ha alzato la voce per difendere la legittima libertà dei professionisti.

Il secondo esempio che faccio riguarda l’atteggiamento della cultura occidentale nei confronti dell’invasione islamica, che viene blandita e di fatto spesso privilegiata rispetto alla nostra tradizione di libertà e di democrazia. Non esiste solo il fatto eclatante e orribile dell’ISIS (che peraltro non mi sembra sufficientemente giudicato dalla cultura dominante): esiste anche una penetrazione più capillare e fino ad un certo punto silenziosa, di fronte alla quale troppa parte dell’occidente appare remissiva, non ho ancora capito se per pusillanimità o per interessi economici. L’esempio più clamoroso è dato dall’Olanda, dove pure è stata messa in atto una grande apertura verso la cultura islamica. Ma gli invasori non si sono accontentati di questo e, con una serie di violenze inaudite e di omicidi efferati, hanno di fatto masso a tacere in quel Paese ogni voce di legittima critica e dissenso rispetto al pensiero islamico. Recentemente anche un comico olandese si è arreso ed ha pubblicamente proclamato che non farà più nessun accenno all’islam, perché, si direbbe in Italia, tiene famiglia. Così la paura ha ucciso la libertà. Ma anche in questo caso, silenzio assoluto da parte dell’opinione dei “liberali”, pur sapendo che più si afferma la cultura islamica e più diminuisce la libertà (liberali, avete presente L’Arabia Saudita?)

E’ giunta l’ora di tornare ad avere coraggio da parte di tutti, prima che sia troppo tardi.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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