LEGGE ELETTORALE | 13 Ottobre 2017

I meriti di una legge necessaria

Il Rosatellum non è certo la legge elettorale perfetta. Ma ha anche dei meriti: tutela le coalizioni, ribadisce l'asse destra-sinistra e sblocca un sistema parlamentare affetto da immobilismo

di ROBERTO BETTINELLI

Mentre il Rosatellum procede a colpi di fiducia in parlamento la ‘sinistra a sinistra’ del Pd protesta. Non solo gli esponenti di Mdp, Bersani e D’Alema, ma anche Giuliano Pisapia che solo fino a qualche giorno fa era prontissimo a siglare un accordo con il segretario Matteo Renzi o addirittura l’ex presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Un fronte al quale bisogna aggiungere Grillo e seguaci, tutti schierati contro la legge elettorale che unisce proporzionale e maggioritario e che nasce dall’inevitabile compromesso fra Gentiloni, sostenuto dalla maggioranza al traino dei dem, la Lega di Salvini e Silvio Berlusconi.

Che il Rosatellum non sia la legge perfetta è stato ribadito più volte. Ma indignarsi davanti al ricorso della fiducia per portare a termine l’iter di approvazione, come hanno fatto la ‘sinistra sinistra’ e i grillini, è troppo. Quando si blinda un provvedimento di legge, infatti, è perché non ci sono alternative. E in questo non ci sono. Un comportamento che tutti gli animati oppositori del Rosatellum hanno peraltro tollerato quando le aule dovevano deliberare provvedimenti giudicati positivamente come il decreto legge sui migranti.

Se fosse stato possibile evitare un’arma considerata impropria è fuori di dubbio che nessuno avrebbe rinunciato all’opzione. L’Italia non è un Paese che sopporta i gesti di autorità. La sfortunata parabola dell’ex ‘premier mai eletto’ Matteo Renzi lo dimostra ampiamente. Imporre la fiducia, nella confusa dialettica parlamentare, è un’azione passibile di essere interpretata come una colpevole contrazione della libertà di discussione. C’è del vero in questa lettura, ma c’è del vero anche nel dato inequivocabile che senza l’obbligo di dover tenere in piedi la maggioranza con ogni probabilità il Pd sarebbe andato in pezzi. E il Paese non avrebbe avuto una legge elettorale più idonea rispetto alle ipotesi ben più disgraziate che sono riaffiorate dopo lo sfacelo dell’Italicum.

La fiducia rimane essenziale per consentire di avere un governo in carica in vista delle elezioni politiche fissate per il prossimo marzo. Ed è essenziale, naturalmente, per avere una regola che permetta l’assegnazione e la distribuzione dei seggi fra i vari partiti. Il Rosatellum è un mix: due terzi proporzionale e un terzo maggioritario. In sua assenza avremmo per le mani un proporzionale puro che favorirebbe la sopravvivenza di formazioni come Mdp ma che porterebbe molto probabilmente ad una alleanza tra il Pd di Renzi e le forze più moderate del centrodestra.

Il Rosatellum quanto meno ripristina le coalizioni con il centrodestra e il centrosinistra legati fin dall’inizio da un rapporto di contrapposizione, costretti a rendere trasparenti le leadership e le alleanza di governo, realizzando un’opera di semplificazione del quadro politico con i 5 Stelle nel ruolo di terza forza. La proposta di Napolitano, Mdp e dei 5 Stelle confonde maggiormente le acque agevolando paradossalmente l’incontro fra Renzi e Berlusconi dal momento che il Pd risulterebbe sganciato dal resto della sinistra.

La nuova legge elettorale rappresenta il ‘meno peggio’ sotto svariati punti di vista anche se non si può dire che offra garanzie sicure in merito alla governabilità. Ma un merito il Rosatellum ce l’ha ossia non liquida lo schema del bipolarismo  destra-sinistra che vale come un elemento di immediata e rassicurante comprensione agli occhi degli elettori.

Un bipolarismo non più tale per via della presenza degli outsider grillini ma che agirà nella mente dei cittadini al momento del voto accendendo segnali che rendono la politica più famigliare e meno incomprensibile di quanto avrebbe potuto esserlo con le soluzioni prospettate da Grillo e dai fautori della ‘sinistra sinistra’. Sempre che la legge elettorale, dopo aver superato la prova della Camera, venga ratificata dal Senato. Un passaggio angusto e difficile ma senza il quale il sistema politico italiano seguiterà ad invocare invano il ricorso alle urne. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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