STATISTICHE & MAL DI PANCIA | 02 Settembre 2016

I numeri che non piacciono al governo

L’Istat fa i conti e conferma il dato annunciato ad agosto: il Pil è fermo, i consumi pure. Gli investimenti sono addirittura sotto zero. Mentre la disoccupazione giovanile continua a salire. L'opposizione attacca. Ma dov'è l'Italia che riparte?

di LUCA PIACENTINI

Non c'è nessuna guerra di cifre. C'è un istituto pubblico che per legge deve fare i conti in modo autonomo. Piaccia o non piaccia. Anche se al ministero dell'Economia dicono che il Pil cresce, l'Istituto nazionale di statistica certifica il blocco sostanziale: c’è lo zero virgola. Che tradotto vuol dire: siamo fermi. 

I numeri dell'Istat sono la base d'azione per gli addetti ai lavori: iniziative politiche, previsioni, analisi. Anche per questo sorprende quella che somiglia ad una polemica a distanza sollevata dagli esponenti dell'esecutivo. Sentendoli parlare sembra che le cose, in economia, stiano in modo diverso da come vengono descritte dall'istituto di via Balbo. Il prodotto interno lordo è aumentato, dicono. 

L’Istat conferma invece i dati preliminari diffusi ad agosto. Il rialzo sperato non c’è. Punto. E’ chiaro che qualcosa, sul piano politico, va fatto. Di certo, però, la reazione migliore non è respingere le percentuali che raccontano un paese fermo indicando una verità apparentemente opposta, come sembra fare il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan dicendo asciutto, prima di intervenire al Forum Ambrosetti di Cernobbio: «Il Pil è in crescita. Questo è il mio commento». 

L’eco prevedibile del premier Renzi: «Il 2016 si chiuderà meglio del 2015. Siamo andati meglio, ma non ho bisogno di un sondaggio per dire che questo meglio non basta».

Sarà. I dati Istat raccontano una realtà diversa. Certo, il Pil previsto per fine anno è stato ritoccato al rialzo di uno 0,1%, dallo 0,7% allo 0,8%. Ma scomponendone le voci, quel che emerge sono investimenti in diminuzione e consumi bloccati: famiglie a +0,1% rispetto allo 0,4% del primo trimestre, mentre gli investimenti crollano, scivolando addirittura sotto zero: da +0,8% a -0,3%. E se il valore aggiunto dei servizi e in agricoltura fa segnare rispettivamente +0,2% e + 0,5%, è l’industria a registrare il calo: -0,6%. 

Il quadro dei numeri non è completo. Non c’è solo l’andamento del Pil a preoccupare. Il tasso di disoccupazione giovanile infatti lascia sconcertati. Qui non di parla di decimali. Ma di ben due punti percentuali in più rispetto al mese precedente: siamo al 39,2% di disoccupati tra i 15 e i 24 anni rilevati a luglio. Come se non bastasse, da giugno gli occupati sono scesi dello 0,3%, - 63mila autonomi. 

Il tasso di disoccupazione generale è praticamente fermo: 11,4%. Certo, formalmente i disoccupati sono in calo dello 0,1%, ma si tratta di una contrazione in parte dovuta all’aumento degli inattivi (qualcosa come 53mila in più), che sono considerati dagli economisti fuori dalla forza lavoro. 

I problemi sul piatto restano enormi. Le opposizioni sottolineano il quadro fortemente negativo ormai conclamato. Brunetta (Forza Italia) twitta che l’«ottimismo @matteorenzi @PCPadoan fuori dal mondo. Dati Istat chiari. È disastro economia e governo sta sbagliando tutto»; Salvini (Lega) non usa mezzi termini: «Lo mandiamo a casa (Renzi,ndr), è una promessa»; dello stesso tenore il commento Di Maio (M5S), che paragona i dati Istat sulla disoccupazione ad «un bollettino di guerra». 

Se per il governo il fronte estivo dell’economia resta bollente, l’iter autunnale della legge di stabilità in fase di preparazione si annuncia un percorso ad ostacoli. Dove, tra i banchi del parlamento, non mancheranno insidie e attacchi politici. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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