GOVERNO INCAPACE | 08 Marzo 2016

I politici imparino dai nostri imprenditori

Lombardia prima regione d’Europa per «valore aggiunto industriale». Mentre l’economia dell’area più avanzata rimane al top, l'alto debito pubblico continua a preoccupare e il governo Renzi arranca. I politici imparino dai nostri imprenditori

di LUCA PIACENTINI

Se nel linguaggio pubblico italiano c'è un po' di concretezza, lo si deve agli imprenditori. Personalmente detesto l'antipolitica, ma devo ammettere che la rabbia dei cittadini di fronte ad uno stato che si prende quasi tutta la ricchezza in tasse, sperpera denaro pubblico e soffoca la vita di cittadini e imprese con la burocrazia, è più che legittima. Soprattutto pensando ai tentativi falliti di cambiare le cose, e al fatto che negli ultimi anni i rappresentanti eletti dal popolo non hanno concretizzato praticamente nulla. Almeno a livello nazionale: non hanno ridotto la pressione fiscale, non hanno migliorato il welfare state, non hanno risolto il problema delle pensioni, non sono riusciti ad attivare una politica economica efficace, in grado di ridurre la disoccupazione insieme ad una vera riforma del mercato del lavoro. Non solo: hanno aumentato a dismisura il debito pubblico, ragione principale per cui oggi l’Italia ha i riflettori di Bruxelles perennemente puntati addosso. La colpa è di una cultura statalista figlia della sinistra, che si è impadronita dei principali gangli della vita pubblica italiana, a tutti i livelli, e delle azioni che ha generato.  

Dobbiamo essere franchi. La verità viene a galla leggendo le riflessioni degli imprenditori. Ed emerge chiaramente dagli allegati al piano strategico «#Lombardia2030», redatto da Confindustria con l’obiettivo di realizzare sinergie con gli attori pubblici e privati, dando importanza ai territori e proiettando la parte più avanzata del paese verso un futuro di crescita. 

E’ qui la concretezza di cui parlavo prima. Rispetto al resto del territorio nazionale, l’economia regionale ha uno standing altissimo. Ma non basta. Gli imprenditori si chiedono come continuare a competere. Non si accontentano di camminare, sono decisi a correre. Così vuole la legge del mercato, dove chi non innova, prima o poi è destinato a chiudere. 

Non appare questo l’atteggiamento del governo nazionale, che fa registrare una performance scadente, e non sembra in grado di stare al passo con le imprese, sintonizzandosi sui bisogni del paese reale. Basta leggere le conclusioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin, dove si sottonea che «l’alto debito resta motivo di preoccupazione. In base alle previsioni d'inverno l'Italia non rispetterà la regola del debito nel 2015 e 2016». 

La gestione dei conti pubblici nazionali arranca, mentre l’economia lombarda tiene e si sviluppa. Se la Lombardia forse uno stato a sé, si collocherebbe ai primi posti tra le economie europee. La «Lombardia è in Europa la seconda regione per generazione di Pil e la prima per valore aggiunto industriale - ha dichiarato Marco Fortis vicepresidente della Fondazione Edison e autore del focus sul “tessuto economico-produttivo allegato a #Lombardia2030 - E considerandola uno stato a sé stante, tra i Paesi europei si posizionerebbe al decimo posto in termini di PIL e all’ottavo posto per valore aggiunto industriale». 

«Dal punto di vista delle dimensioni economiche - si legge nel focus - la Lombardia è la seconda Regione europea per generazione di Pil, posizionandosi nuovamente dopo l’Île de France, ma davanti a Regioni come l’Inner London, l’Alta Baviera, Düsseldorf, o la Regione di Stoccarda».

Altro che ‘Italia fanalino di coda’, ‘Europa mediterranea’ o di ’Serie B’. La domanda è: gli imprenditori e coloro che rappresentano l'Italia produttiva meritano di vedere messa in dubbio la credibilità dello stato e della politica stessa? I soggetti più dinamici del paese meritano il refrain dello ‘stato sorvegliato speciale’ o dei governi non eletti monitorati giorno dopo giorno nella politica economica dagli istituti internazionali a causa dell'insostenibilità dei conti pubblici? O forse al governo non dovrebbero imparare la lezione e guardare le buone pratiche di chi ce l'ha fatta, chiamandolo al tavolo e chiedendo come c’è riuscito? 

Ecco allora, da un lato la fotografia dell’eccellenza economica del paese e il piano Lombardia 2030 con i propositi degli imprenditori per traghettare in modo competitivo il sistema lombardo verso l’Industria 4.0, dall'altro le linee strategiche per la mobilità nella Macroregione Alpina, che invita a scommettere su sviluppo dei porti del nord Italia, aumento delle connessioni aeree, piani specifici per le aree metropolitane, qualità ed efficenza nel muovere merci e persone. 

Sono documenti che a Roma dovrebbero fotocopiarsi con la diligenza di matricole universitarie e prenderli come punto di partenza per definire un programma di politica economica davvero efficace. Sì, perché la società è meglio dello Stato. E lo Stato deve imparare dalla società. In particolare da chi accetta di rischiare, producendo ricchezza, occupazione e valore per tutti. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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