LOMBARDIA | 29 Giugno 2017

I sindaci del Pd mollano Renzi

Da Sala a Gori, i sindaci lombardi del Pd contro Renzi e a favore del referendum per l’autonomia regionale indetto dalla Lega. Una leadership sempre più in declino dopo la batosta delle elezioni comunali

di ROBERTO BETTINELLI

Che all’interno del Pd ci dovesse essere una resa dei conti dopo la batosta delle elezioni comunali era scontato. Si conoscevano già i nomi dei congiurati: Bersani e D’Alema. Insomma gli scissionisti che hanno trovato una sponda naturale nel ministro Orlando che vede di buon occhio una grande alleanze delle sinistre per le prossime politiche e nella Cgil di Susanna Camusso che sui voucher non trova pace con il governo Gentiloni.

Un copione rispettato al dettaglio. Ma al quale si è aggiunta una novità altamente negativa per l’ex sindaco di Firenze costituita dal fronte dei sindaci lombardi che, a sorpresa, hanno deciso di dare il loro appoggio al sì nel referendum per l’autonomia della Lombardia voluto dal governatore Roberto Maroni. Il voto è previsto per il prossimo 22 ottobre.

Una iniziativa, quella della Lega Nord, che ha lo scopo di trattenere maggiori risorse sui territori e che va di pari passo con quanto sta facendo Luca Zaia in Veneto. In ballo c’è la gestione del residuo fiscale di 56 miliardi di euro. E’ la differenza fra quanto i cittadini lombardi pagano a Roma e quanto riescono a farsi restituire dallo stato centrale. Una montagna di soldi che potrebbero essere utilizzati per finanziare infrastrutture, sanità, welfare, sviluppo e defiscalizzazione per le famiglie e le imprese. Ovviamente Maroni non si aspetta di portare a casa l’intera cifra, ma qualora la maggioranza dei cittadini lombardi dovesse dargli ragione, potrebbe sedersi al tavolo con il premier Gentiloni e trattare alla pari.

La rivolta dei sindaci del Pd, con in testa Beppe Sala e Giorgio Gori, spezza la strategia renziana in più punti. Dal punto di vista comunicativo il titolare del Nazareno, fregiandosi della lunga esperienza maturata nella città gigliata, ha sempre contrapposto la casta dei parlamentari superpagati e chiusi nei loro privilegi feudali ai primi cittadini onesti e laboriosi che hanno il compito di dare risposte concrete ai cittadini. Bene, ora sono proprio questi a smentire la sua linea politica che a partire dalla riforma costituzionale ha sempre anteposto le ragioni dello stato centrale al riconoscimento dei diritti delle periferie.

La reazione dei sindaci è anche la prova dell’esistenza di un malessere autentico contro Renzi e il primo a farne le spese è il ministro Martina, suo incontestabile alleato e deciso oppositore del referendum sull’autonomia, che dovrebbe sfidare Maroni nelle elezioni regionali del 2018. Il leader, e per estensione coloro che lo rappresentano, non sono più percepiti come una garanzia di successo nelle urne. I tempi in cui Renzi si vantava di poter attivare la modalità 40% delle europee sono molto lontani. Ormai di credibilità presso l’opinione pubblica l’ex sindaco di Firenze ne ha ben poca. I sindaci lombardi del Pd, alla luce del crollo delle elezioni comunali, gliel’hanno ricordato in modo chiaro e inconfondibile. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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