MINACCIA GLOBALE | 18 Febbraio 2015

I terroristi e lo Stato fallito

I terroristi vogliono impadronirsi della Libia, che rischia di trasformarsi definitivamente in Stato fallito. Mentre l’Unione europea si scopre senza politica estera

di LUCA PIACENTINI

Non bastava l’esclusione dell’Alto rappresentante Ue dalla trattativa con Putin sulla crisi Ucraina. Ci mancava la creazione di una nuova delega per la Difesa europea da parte della Commissione Ue proprio mentre si decide il destino della Libia, come dire: alla Difesa pensiamo solo adesso, quando la situazione è compromessa. Se qualcuno aveva bisogno di conferme, eccole qua: l’Europa non ha una politica estera. Non solo. La prospettiva che l’Italia potesse contare di più sullo scacchiere internazionale grazie ad un’italiana (Federica Mogherini, la grande assente dai tavoli che contano) nei panni di Alto rappresentante Ue, si è definivamente rivelata per quello che è: un miraggio, come tanti slogan ad uso del presidente del Consiglio Matteo Renzi. 

La mancanza di un orientamento comune dell’Unione europea in politica estera è stata sottolineata dal numero uno dello Stato maggiore della difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. In un’intervista pubblicata mercoledì 18 febbraio sul Corriere, l’alto ufficiale, che a fine mese lascerà il posto al generale Claudio Graziano, lo dice con chiarezza: «Altri problemi vissuti nel biennio?», chiede il giornalista Fabrizio Caccia. “Uno su tutti - risponde l’ammiraglio - Purtroppo, ho ravvisato la mancanza di una vera politica estera comune dell'Unione Europea. E quindi un deficit rischioso di raccordo operativo con la Nato, fondamentale specie in questi tempi di crisi sul fianco Est (Russia, Ucraina, ndr) e sul fianco Sud (Libia, Siria, Iraq, ndr)». 

Sulla Libia le potenze europee non hanno dato prova di compattezza o lungimiranza. E’ ancora il Corriere ricordarlo in una ricostruzione di Giuseppe Sarcina sull’escalation che nel 2011 portò a rovesciare il regime di Gheddafi. «Il comandante Sarkozy e tutti gli altri - scrive il quotidiano milanese - lasciarono scivolare il Paese nordafricano nella guerra civile. Si illusero che dalle tavolate a base di pesce e montone, organizzate dai capi tribù sul litorale di Tripoli, potesse nascere uno Stato. Nessuno si occupò di mettere in sicurezza i porti, le infrastrutture». E nessuno si pose il problema del futuro. 

Eccolo qua, il futuro: il rischio concreto che la Libia si trasformi in modo definitivo in uno Stato fallito (anche se per qualcuno ne ha già i caratteri), simile a quelli moltiplicatisi alla fine della guerra fredda, entità sostanzialmente inutili in quanto non detengono più il monopolio della violenza. Si tratta di contesti letali per chiunque osi mettervi ordine (la Somalia docet). Ed è proprio nell’anarchia interna di un simile ex Stato che possono allearsi criminali e terroristi, unirsi gli interessi dei delinquenti locali organizzati in bande (come gli scafisti che controllano gli sbarchi dei clandestini verso l’Italia) alle mire di conquista dello Stato islamico, aumentando esponenzialmente (qualitativamente e quantitativamente) la capacità di armarsi, creando quella che analisti e politologi indicano come una della principali e imprevedibili minacce alla sicurezza globale.

La situazione internazionale è incandescente. L'insicurezza è diffusa. E chi governa ha il dovere di proteggere i cittadini: l’Italia ha l’obbligo di investire sulla Difesa evitando irresponsabili tagli ai bilanci, mentre i Paesi europei devono fronteggiare uniti le minacce.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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