«LEGGE ORRIBILE» | 20 Giugno 2016

Il Canada e l’eutanasia «moralmente inaccettabile»

Il Senato “dell’evolutissimo” Canada dà il via libera al suicidio assistito. Ma procurare la morte per togliere il dolore rimane «un atto contrario alla dignità umana»

di LUCA PIACENTINI

Gli appelli della Chiesa cattolica sono rimasti inascoltati. A nulla sono valse le lettere diffuse nelle parrocchie grazie all'impegno di vescovi, sacerdoti e laici. Alla fine il fronte degli oppositori alla legge è stato battuto e la battaglia di coloro che lottano per la difesa della vita in tutte le sue fasi, dal concepimento fino alla morte, ha registrato una grave sconfitta. 

In Canada l'eutanasia sarà presto in vigore: il Senato federale ha infatti approvato la normativa con 44 sì e 28 no. Dopo la formalità del via libera dal rappresentante della regina Elisabetta (visto che lo stato è ancora parte del Commonwealth), si potrà procedere alla 'morte su richiesta'. 

Secondo coloro che si impegnano da mesi nel costruire un argine giuridico e comunicativo per bloccare l'introduzione nell'ordinamento canadese di questa pratica moralmente inaccettabile, sensibilizzando rappresentanti politici e opinione pubblica, il provvedimento è peggiore della legge omologa già in vigore nel Belgio e in Olanda. Elemento particolarmente pericoloso - accanto, secondo alcuni, ai problemi in termini di obiezione di coscienza - è l'utilizzo di una definizione suscettibile di interpretazioni estremamente ampie per indicare la premessa necessaria da cui avere l'approvazione all'eutanasia. Si parla infatti di «morte naturale ragionevolmente prevedibile», che deve essere richiesta da persone maggiorenni consenzienti. 

Tra gli elementi critici, la presenza di una malattia anche ‘grave’, ma non per forza ‘terminale’ per inoltrare l’istanza. Chi potrà accedere a questo suicidio assistito? Molti i dubbi. E i timori degli oppositori alla normativa sono che in futuro possa trovare applicazione a casi eterogenei e ad una tipologia di soggetti estremamente ampia. I rischi principali nascono dalla formulazione poco chiara. 

Il Canada è l'ennesimo di una serie di paesi occidentali, europei e americani, con un livello di benessere economico diffuso estremamente elevato - tra cui Svizzera, Lussemburgo e alcuni stati Usa - a consentire l'eutanasia, ad ammettere cioè che richiedere la morte sia un'opzione accettabile in sé, e regolamentabile nei modi, dall’ordinamento giuridico, dalla preparazione allo svolgimento. 

Prima ancora di una battaglia a colpi legali per affossare la norma, servirebbe riacquistare una consapevolezza culturale di fondo: che la vita non si tocca, comunque sia. E, di fronte alla sofferenza, all'inarrestabile avvicinarsi della morte, l’atteggiamento deve essere la vicinanza solidale della comunità al malato, per accompagnarlo nel suo ineluttabile cammino. Che, per chi crede in Cristo, termina col passaggio alla vera vita (dies natalis), per chi sospende il giudizio rimane un interrogativo assoluto. 

In ogni caso, la difesa della dignità della persona deve essere tra le priorità di un ordinamento. Che non può farsi complice del ‘suicidio assistito’, ma deve predisporsi a seguire il percorso umano, costruire le condizioni affinché si svolga libero di cercare il significato dell’esistere. Un senso di cui la realtà, dall’armonia dell'ambiente naturale all'incredibile mente umana, ci mostra tracce e indizi disseminati ovunque. ‘Seguirle’, prima di tutto, è un 'cercarle' e un ‘vederle’. 

Il Catechismo della Chiesa cattolica offre sul tema delicato dell'eutanasia un approfondimento estremamente chiaro, che muove dall’identificazione dell’«accanimento terapeutico». La cui rinuncia non equivale certo a somministrare la morte, di cui l’uomo non può disporre: «Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire». 

Vale la pena citare per intero il passaggio. «Qualunque ne siano i motivi e i mezzi - si legge al paragrafo 2277 del Catechismo - l'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile» 

«Così un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto degli vivente, suo creatore. L'errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere».

«L’interruzione di procedure mediche onerose - prosegue il paragrafo 2278 - pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso sia la rinuncia all'«accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente». Parole che sottoscrivo in toto. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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