ALLEANZE & SONDAGGI | 15 Settembre 2018

Il centrodestra è meglio del partito unico

Lega supera 30%, M5S in calo, Pd in crisi. Le forze del centrodestra sfiorano quota 44%. Il partito unico non conviene a Salvini. Meglio la 'formula a tre' Lega-FI-FdI. Un asse conservatore che unisce diverse sensibilità

di ROBERTO BETTINELLI

Salvini sempre più amato, Di Maio che regge a fatica il confronto con il ‘capitano’, la promozione del governo Conte, la crisi del Pd con Gentiloni che la spunta su Renzi mentre non decolla l’incognita Zingaretti, la difficoltà di Forza Italia e Fratelli d’Italia che subiscono gli effetti di un posizionamento poco chiaro verso l’esecutivo.

E’ questo lo scenario che disegnano i sondaggi con una Lega che ha ormai saldamente sfondato il muro del 30% mentre i 5 Stelle seguono a ruota, accusando un calo dovuto alla coabitazione governativa con un partito percepito da molto pentastellati, a partire dai colonnelli Fico e Di Battista, come troppo distante se non addirittura ostile.

I sondaggi vanno presi con le pinze. Sono, cioè, degli strumenti inevitabilmente approssimativi. Ma se il risultato è omogeneo e ripetuto non può essere accantonato con superficialità. Anche perché, al di là di casi eccezionali come la campagna di Trump nelle elezioni americane, i sondaggi continuano a dimostrare la loro utilità nel rivelare l’umore e i sentimenti dell’opinione pubblica.

Stando alle rilevazioni il centrodestra storico è intorno al 44%, il Movimento 5 Stelle al 30%, il Pd al 17%, dietro Forza Italia e le altre formazioni minori. Se ci fossero le elezioni politiche, tenendo per buono il sistema ordinario delle alleanze emerso anche nelle ultime regionali, sarebbe quindi la triade Salvini-Berlusconi-Meloni a prevalere con i grillini al secondo posto mentre il Pd incasserebbe un’altra sconfitta, a testimonianza del fatto che la seconda fase di Gentiloni non è riuscita a correggere la disillusione provocata dalla leadership renziana.

I numeri suggeriscono quindi le seguenti strategie che, peraltro, sono confermate da quanto sta avvenendo nello scenario della politica nazionale. Salvini, nonostante i 49 milioni di euro che la Lega deve restituire allo Stato, non ha alcuna convenienza a costruire un partito unico delle destre. Questo, sul piano del consenso, avrebbe meno consenso della ‘formula a tre’ dal momento che una quota dei sostenitori si Lega, FI e FdI non sarebbe disponibile a identificarsi nella nuova formazione unitaria. Un trend, anche questo, registrato dai sondaggi. Ma a differenza di Berlusconi e della Meloni, Salvini detiene la carta dell’alleanza con i 5 Stelle. Ha quindi due possibilità invece che una sola. Un vantaggio strategico.

Lo stesso vale per Di Maio e il movimento di Beppe Grillo che nell’esperienza di governo stanno disegnando il profilo di un partito collocato nel cuore della sinistra attraverso una serie di misure ben connotate sul piano ideologico: la stretta sui contratti precari con il decreto Dignità, l’ambientalismo spinto che frena le grandi opere infrastrutturali come la Tav e la Tap, la promessa di statalizzare le autostrade, il neoassistenzialismo del reddito di cittadinanza.

La crisi del Pd è da rintracciare anche nel varo di un pacchetto di proposte che guardano a sinistra e d’altronde, se questo è il contesto, non può stupire l’auspicio di Susanna Camusso della Cgil di vedere nascere un fronte comune tra i dem e i 5 Stelle. Un traguardo che, dopo le elezioni 4 marzo, non si è concretizzato a causa di Matteo Renzi. Un veto, il suo, condiviso da molti all’interno del partito e che di certo non cadrà a breve. Sarebbe inoltre impraticabile, per il Pd, una sponda con Forza Italia azzardando la soluzione di un ‘polo dei responsabili’ contro le forze del populismo. Gli elettori del Nazareno non ne vogliono sapere di Berlusconi. E viceversa.

Salvini, in definitiva, è il leader con maggiore consenso nell’immediato e con due alternative autenticamente percorribili nello scacchiere delle alleanze: quella tradizione del centrodestra e quella innaturale del governo Conte. La partita in seno all’esecutivo per il varo della finanziaria sarà cruciale per capire quale delle due scelte si imporrà anche se la carenza di risorse, abbinata alle troppe promesse, rende fin da subito critica l’ipotesi di una tenuta ad oltranza della cooperazione con Di Maio.

E una volta interrotto il percorso di Palazzo Chigi a Salvini non rimarrebbe che il centrodestra per vincere le elezioni. Ma un centrodestra a tre. Più forte del partito unico che spingerebbe gli elettori leghisti più antisistema verso i 5 Stelle, ed essendo troppo schiacciato sulla leadership di Salvini, finirebbe per non essere gradito ad una parte consistente dei conservatori di stampo moderato. Questi, con ogni probabilità, preferirebbero dare la propria adesione ad una formazione, come Forza Italia, che avrebbe il compito di condizionare l'alleato maggiore dento una compagine più allargata e articolata nella rappresentazione delle sensibilità politiche. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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