SFIDA ALLA CRISI | 08 Febbraio 2017

Il centrodestra come via d’uscita dal caos

Dalla boutade tedesca sull’UE a due velocità ai timori di un’implosione dell’eurozona. Il rilancio dell’alleanza di centrodestra come via d’uscita dal caos politico: per un’Italia forte che vuole cambiare (davvero) l’Europa

di LUCA PIACENTINI

Di fronte alla perdita di credibilità della classe politica e alla debolezza dell’Unione Europea c'è una priorità, individuata con efficacia dal politologo Angelo Panebianco: tentare di convincere l'opinione pubblica che non tutto è perduto. 

Perché? Per evitare derive anti sistema e l’affermarsi di opposti estremismi nazionalistici. Che avrebbero un solo effetto: la distruzione dell’attuale quadro istituzionale su cui si fonda Bruxelles, il ritorno delle contrapposizioni nazionali e, sul lungo periodo, la crescita di tensioni geopolitiche che non è esagerato temere possano riportare prima o poi la guerra in Europa. 

Esagerato? Direi proprio di no. Anche se alle generazioni nate dopo il ’45 potrebbe sembrare uno scenario irreale, è un fatto che l’Europa è stata in guerra per secoli. Un dato incontrovertibile. La recente stagione di pace è figlia dell'accordo franco-tedesco sottoscritto dopo il secondo conflitto mondiale, sotto l’egida degli Stati Uniti e con la partecipazione strategica dell'Italia. 

Così è nata la Comunità europea, si è trasformata ed è arrivata fino ad oggi, una stagione delicatissima e cruciale, in cui per la prima volta tutte le cancellerie, nessuna esclusa, da Berlino a Roma, da Vienna a Parigi, si sentono mancare la terra sotto i piedi in vista delle elezioni nazionali. 

Finirà l'Europa? Durerà ancora a lungo? Quanto è credibile la proposta di Angela Merkel sulla trasformazione (o la presa d’atto, anche se al momento è tutto molto fumoso) di un’UE a due velocità? 

Dicevamo dello spettro della contrapposizione tra Stati e, al limite, in uno scenario che nessuno si augura, del possibile ritorno dei conflitti, prima economici, poi militari. Una forma di condivisione e collaborazione tra gli Stati europei rimane dunque necessaria. Da dove partire? Dalle conquiste principali: il mercato unico, certamente, aggiungendo temi quali difesa comune e sicurezza. 

E l'euro? Va salvato oppure no? Ecco, è quello sulla moneta il grande interrogativo. C'è chi, come Giulio Sapelli, ordinario di Storia economica alla Statale di Milano, taglia corto e lo considera una sciagura, il primo caso in assoluto - come ricorda nell’intervista pubblicata martedì 7 febbraio su Il Giornale - di una moneta senza Stato. Altri, come il presidente della BCE Mario Draghi, ne sottolineano i benefici, in primis quello di tenere in piedi la stessa costruzione europea. Nell’ultima audizione all’europarlamento, il numero uno di Francoforte si spinge oltre, dichiarando che l’euro è irreversibile. Di certo, così com’è, non funziona. Sono in molti a pensare che senza un vero barlume di Stato, prima o poi la moneta unica porterà l’Europa a schiantarsi. 

Oggi le opinioni pubbliche nazionali colgono in varia misura come urgenti fondamentalmente due problemi: la crisi economica e la crescita degli extracomunitari. Due facce dell'indebolimento della classe media, di coloro che si sono visti impoveriti e percepiscono come una minaccia, a volte generica a volte più precisa, la presenza del diverso, sia sul fronte economico che su quello della sicurezza. 

Chi può dare risposte credibili ai cittadini senza cedere alla rabbia nazionalista che punta a distruggere l’UE insieme alle (poche) conquiste positive? Il centrodestra moderato ne ha tutte le potenzialità. 

E’ un polo che Italia esiste da oltre vent'anni grazie all'operazione di Silvio Berlusconi. Il leader di Arcore nel 1994 impedì la salita al potere degli ex comunisti unendo varie anime in un’alleanza strategica, con Forza Italia a presidiare l’area moderata, liberale e cattolica, il sostegno della Lega al nord e di AN al sud. 

Oggi tutto ciò è ancora possibile. I sondaggi degli ultimi giorni danno il centrodestra in crescita. E’ chiaro: deve essere unito, come sottolinea Roberto Maroni in una recente intervista: la Lega, è il pensiero del governatore lombardo, ha una sola opzione: stare con Forza Italia. Il capo della giunta regionale parla ovviamente del Carroccio, ma il discorso si potrebbe estendere a FDI-AN. In altre parole, dove le forze del centrodestra corrono insieme, vincono le elezioni e governano. E, come in Lombardia, l’esecutivo e l’alleanza restano solide. 

Il rilancio del centrodestra potrebbe dare un contributo decisivo e porre ordine nel caos politico in cui è impantanato il nostro Paese, dando vita ad un governo che, rafforzate le istituzioni e l’economia con vere riforme, potrebbe chiedere l’apertura di un tavolo europeo attorno al quale ridiscutere i trattati. 

Da un lato le forze del centrodestra nel nostro Paese sono in grado di portare avanti le istanze nazionali in chiave costruttiva, difendere la famiglia e l’impresa come pilastri della società, promuovere valori solidi (quelli inclusi nell’orizzonte cristiano) e sostenere la libertà; dall'altro invocano da sempre un’Europa diversa, non figlia degli «eurocrati», per dirla con il professore Sapelli, cari alla sinistra dei Prodi e dei Delors. 

Diciamo no alla paura, sì alla speranza. La parola d'ordine deve essere cambiare: no alla perdita di sovranità e, insieme, no al nazionalismo, sì alla difesa della patria, della libertà di impresa e dei valori cristiani. Ne siamo convinti: la possibile rinascita si incontra lungo questa strada.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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