PENSIERO UNICO | 01 Febbraio 2017

Il conformismo degli anti-Trump

Dopo le prime decisioni del nuovo presidente USA, eletto democraticamente dal popolo americano, assistiamo ad una reazione certamente sproporzionata, che ha le sue radici in un pensiero impregnato dal “politicamente corretto”

di GIUSEPPE ZOLA

Il pensiero unico mondiale e totalitario sta esprimendo tutta la sua potenziale sovversività in questi giorni, a proposito della questione Trump. Chiarisco subito che non voglio difendere Trump: attendo a giudicarlo tra qualche tempo, non dopo 10 giorni dall’inizio del suo mandato. Non voglio difendere Trump, ma voglio porre una questione di metodo che mi preoccupa molto.

Dopo le prime decisioni del nuovo presidente USA, eletto democraticamente dal popolo americano, assistiamo ad una reazione certamente sproporzionata, che ha le sue radici in un pensiero impregnato dal “politicamente corretto”, che non accetta che vi possano esserci idee diverse dalle proprie, che poi non sono “proprie”, ma appartengono ad un pensiero comune. I manifestanti credono di essere anticonformisti, ma, in effetti, sono totalmente piegati su di un pensiero che pensavano essere invincibile. La cosiddetta grande stampa, campionessa di conformismo, coglie l’occasione per dare fuoco alle critiche a Trump, pensando di assecondare una opinione pubblica che, tra l’altro, negli ultimi appuntamenti elettorali ha dimostrato di fregarsene delle opinioni dei giornale e delle TV. Il tutto, poi, è ammantato di una sconcertante ipocrisia, secondo la quale le cose fatte da Obama e Clinton andavano bene, ma se le stesse cose sono fatte da Trump rischiano addirittura di passare per naziste.

Le reazioni scomposte di cui parlo, comunque, hanno fatto emergere i veri padroni del mondo, che finora, con la connivenza di molto potere, potevano stare nascosti ed in silenzio.

In questo senso, mi ha impressionato il fatto che sono venute allo scoperto due tra le più grosse organizzazioni finanziarie mondiali, per dire che quella di Trump non è la loro politica. Non sapevamo (o facciamo finta di non sapere) che i finanzieri fanno politica. Ora lo hanno detto e quindi non possiamo più dire di non sapere che la grande finanza cerca di guidare, con le armi del pensiero unico, la politica mondiale.

Anche l’ONU, l’impotente ONU, ha fatto la voce grossa, mentre è silente nei confronti di interi Paesi che violano sistematicamente i più elementari diritti umani e che, per lo più, sono retti da regimi islamici. L’Europa ha partecipato al coro indignato della protesta, dimenticando che, in fatto di accoglienza dei profughi, dovrebbe stare zitta con vergogna.

Anche le grandi imprese di comunicazione (Google, etc.) si sono indignate, senza dire che la loro unica preoccupazione è quella di vedere diminuire gli introiti provenienti da Paesi in via di crescita.

I manifestanti americani (ed anche quei pochi europei) sono gli stessi che, in altre occasioni, hanno manifestato a favore dell’aborto, dell’eutanasia, dell’utero in affitto e così via.

Tutto questo conferma che, oramai, il pensiero unico serve anche da paravento di interessi economici e culturali ben precisi e che chiunque voglia scostarsi da tali interessi viene immediatamente e preconcettualmente attaccato e, possibilmente, bandito. E conferma anche che il pensiero unico è oramai ben inserito in tutto il mondo occidentale: quando viene messo in forse, esso sa muoversi all’unisono, forte della strana simpatia di gran parte dei mezzi di comunicazione.

Mi pare, poi, che il problema sia particolarmente serio negli Stati Uniti, dove parte vociante del popolo pare non accettare il voto della maggioranza, espresso poche settimane fa. E’ ora di accorgersi che il pensiero unico sta oramai ponendo un problema di democrazia. Devono governare la volontà del popolo sovrano oppure solo i pochi cantori del pensiero unico?

 


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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