PENSIERO UNICO | 14 Ottobre 2015

Il conformismo del giornalista collettivo

Sono tanti gli ambiti in cui la cosiddetta ''grande stampa'' dimostra di essere totalmente asservita al pensiero unico. Che si parli di Papa Francesco, di conflitto israelo-palestinese o di famiglia, il conformismo è sempre dominante

di GIUSEPPE ZOLA

Ogni tanto, agli Zola piace lanciare un j’accuse. Uno è diventato celebre e ancora oggi la sua fama regge, anche se (segno dei tempi!) è oscurata da quella di un bravo calciatore sardo e baronetto inglese. Nel mio piccolo, vorrei oggi elevare una vera e propria accusa, perché, nei fatti, il “pensiero unico” viene portato avanti dal conformismo impressionante di quella che chiamiamo “grande stampa” e che oramai è grande solo nel suo piegarsi sempre più acriticamente a quella forma di dittatura che definiamo come “politicamente corretto”.

Come è noto (o dovrebbe essere), le agenzie LGBT, attraverso l’UNAR, hanno ingiunto ai giornalisti di usare un certo linguaggio quando scrivono dei loro problemi (ad esempio, hanno intimato di non usare l’espressione “utero in affitto”, ma “maternità di sostegno” o perifrasi del genere), ma nessun giornalista si è ribellato, imbavagliandosi per difendere la libertà di stampa o di espressione: giornalisti e giornali sono stati scandalosamente zitti, mentre di solito sono così sensibili a reagire ad ogni alito di vento.

Questo è solo un esempio, anche se clamoroso, circa il conformismo che regna nella stampa del grande capitale. Non a caso, Corriere, Stampa e Repubblica si rifiutano di far vedere i loro titoli di prima pagina durante le rassegne televisive della notte: il pubblico si accorgerebbe che tali titoli sono quasi sempre uguali, se non identici, soprattutto sulle grandi questioni dettate dal “pensiero unico” e collettivo.

Il conformismo è totale, ad esempio, nei confronti della situazione in Israele. E’ unanime la condanna quando i palestinesi vengono “uccisi”, magari per legittima difesa, da israeliani, mentre totale è il silenzio quando il terrorismo palestinese provoca la morte di bambini, donne e uomini israeliani. E’ vero che la potenza israeliana è incommensurabile rispetto a quella palestinese, ma è anche vero che il terrorismo di quest’ultima parte, nella sostanza, dura ininterrottamente da molti decenni. Una informazione corretta dovrebbe trattare in modo oggettivo le due drammatiche violenze, ma ciò non accade. Oggi il “politicamente corretto” pende esclusivamente dalla parte palestinese, anche a causa di quel campione del pensiero unico che è il mediocre Obama.

Conformismo totale anche nei confronti di Papa Francesco, di cui vengono esaltate al massimo (e, nel caso di Scalfari, addirittura falsate) le espressioni che sembrano incoraggiare un certo pensiero mondano, mentre vengono poste sotto un silenzio censorio quelle sue affermazioni che danno fastidio al politicamente corretto: basti pensare a come i giornali hanno taciuto circa i giudizi del Papa sulla cultura “gender”.

A proposito di questo, è impressionante lo spazio riservato da quotidiani e settimanali a sostegno del mondo e della cultura omosessuale, fino a configurare un orientamento che oramai potremmo definire “eterofobo”. Qui, è stato abbandonato ogni criterio di equilibrio sia nella cronaca che nei giudizi, visto che il pensiero unico occidentale spinge, anche con lauti finanziamenti, in una certa direzione.

Stesso conformismo troviamo sulle tematiche ecologiche, su quelle animaliste e su quelle relative alla famiglia. Per il potere dell’informazione, la famiglia tradizionale (forse anche perché molti giornalisti sono separati o divorziati) è oramai irrimediabilmente in crisi e, quindi, deve essere sostituita con altre “famiglie”, che tali, invece, non possono essere. Ogni attacco alla famiglia viene sincronicamente avallato dalla “grande stampa” (e dalla grande televisione).

Clamoroso, poi, il conformismo dei giornali nei confronti della magistratura, sia per solleticare la pancia dei lettori (che, comunque, stanno clamorosamente diminuendo), sia per motivi politico-economici spesso molto opachi. In questo spazio siamo costretti solo ad alcuni accenni sintetici: sarebbe interessante che qualche studente cattolico-liberale (o semplicemente vero uomo) sviluppasse una documentata tesi su queste tematiche.

La nostra costituzione ha previsto la libertà di stampa come contraltare ad un periodo ventennale in cui tale libertà era stata calpestata. Purtroppo tale spirito è stato tradito ed anche oggi i giornali sono soggetti ad una sorta di “minculpop”, che fornisce veline virtuali ma molto concrete (quanto accaduto con le linee imposte da LGBT è degno del più efficiente minculpop).

Il pensiero unico si espande per via di un “quarto potere” in crisi economica, ma potente culturalmente, Per questo la stampa è complice della creazione di un pensiero che vola verso la dittatura. E per questo occorre accusarla, fin che siamo in tempo.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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