SILENZI NEL PD | 26 Maggio 2015

Il convitato di pietra della Bce

Bankitalia e la crescita della “discordia”. In campagna elettorale Berlusconi evidenzia che il merito della ripartenza è della Bce, mentre Renzi si guarda dall'insistere sul tema. Inevitabile: se si parla di ripresa, il convitato di pietra è Mario Draghi

di LUCA PIACENTINI

Un giudizio positivo sul miglioramento dell'economia. E l'avvertimento a chi ci guida: la ripresa va sostenuta con riforme strutturali. È un'analisi che correttamente rimane ancorata al livello della politica monetaria e degli indicatori macroeconomici quella del governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Le ‘considerazioni finali’ presentate all'assemblea annuale di Palazzo Koch evidenziano che i numeri dell’Italia indicano una timida crescita e che l'esecutivo la deve favorire, mentre l’agenda delle riforme in cantiere è percepita positivamente anche all'estero. 

Prendiamo atto dell'ottimismo del governatore Visco e apprezziamo la sollecitazione rivolta al presidente del consiglio Matteo Renzi, messo di fronte alla necessità di sfoltire la burocrazia oppressiva che infesta ogni procedura pubblica legata all'impresa. 

Nelle ore successive al discorso, i più maliziosi hanno rilevato un tenore un po’ troppo filo renziano nelle parole del numero uno di via Nazionale. Sul punto non concludiamo. Ma senza accusare di partigianeria Bankitalia, è comunque impossibile, leggendo la relazione, non notare che l'interrogativo 'da dove viene la ripresa?' ha una sola risposta netta: l'intervento della Banca centrale europea, con l'acquisto massivo dei titoli del debito pubblico e i provvedimenti di politica monetaria.

Ancora una volta il convitato di pietra di tutti i discorsi sulla crescita economica è lui, Mario Draghi. Al riguardo i silenzi del Partito Democratico, soprattutto quelli del presidente del Consiglio in campagna elettorale, sono imbarazzanti ed eloquenti. In particolare se confrontati con la facilità con cui l'avversario dell'ex sindaco di Firenze, Silvio Berlusconi, nei suoi comizi cita l'italiano a capo di Eurotower. L'ex cavaliere ricorda di aver imposto Draghi alla guida della Bce stoppando il candidato tedesco e, in un'intervista al Giornale dell'Umbria, sottolinea che il banchiere di Francoforte «ha compiuto due scelte importanti, quella di svalutare l'euro così da favorire le esportazioni e quella di immettere liquidità nei mercati. La conseguenza è che l'Europa è finalmente in ripresa, dopo anni di crisi». 

Andando a caccia delle ragioni della ripartenza nella relazione di Visco, pure ci si imbatte nella politica monetaria Ue quale elemento chiave: «I segnali di recupero dell’attività economica dell’area si sono accentuati dalla fine del 2014 - si legge nel discorso - Secondo le proiezioni più recenti la crescita del prodotto si consoliderà quest’anno e si rafforzerà nel prossimo, in buona parte grazie al sostegno della politica monetaria. Restano i rischi di un più accentuato indebolimento dell’attività produttiva nei paesi emergenti, di un aggravarsi delle tensioni internazionali». 

Ecco invece la situazione economica del Bel paese: «Anche in Italia, pur in un quadro più debole di quello dell’area, si è avviata la ripresa. All’accelerazione delle esportazioni si accompagna un recupero della domanda interna. Prosegue il rialzo della spesa delle famiglie, soprattutto per beni durevoli, anche grazie alle migliori prospettive del reddito disponibile. La dinamica degli investimenti è tornata positiva; secondo le valutazioni delle imprese potrà rafforzarsi nel corso dell’anno. L’aumento del PIL nel primo trimestre interrompe una lunga fase ciclica sfavorevole; proseguirebbe nel trimestre in corso e in quelli successivi»

Merito del governo? No. Almeno leggendo i passaggi del testo in cui il governatore di Bankitalia cita le riforme, nei quali sospende, poiché premature, le conclusioni sulla portata degli effetti. Ergo: l’origine del segno “+” all’andamento attuale della nostra economia non è endogena ma viene da fuori. «In alcuni casi, i benefici non sono immediati - dice Visco riferendosi alle riforme italiane - ma questo è un motivo in più per agire, perseguendo un disegno organico e coerente». Così sul mercato del lavoro: «una valutazione compiuta degli effetti di questi provvedimenti è prematura; la dinamica dell’occupazione riflette ancora la debolezza della domanda e gli ampi margini di capacità produttiva inutilizzata». 

Insomma: nessuno canti vittoria. La sola certezza è che la congiuntura internazionale è favorevole. Ma la finestra della ripresa ciclica, legata alla lotta contro la deflazione, ha ricordato Mario Draghi al Forum dei banchieri centrali in Portogallo, va sfruttata avviando riforme strutturali. Di cui in Italia, al momento, non c’è traccia.  


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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