ELEZIONI | 02 Marzo 2018

Il crescendo del centrodestra

La campagna elettorale del centrodestra si è chiusa in crescendo. Difesa delle tradizioni culturali italiane, flat tax per far ripartire l'economia e il lancio di Tajani premier fatto da Berlusconi. Ma solo se FI prenderà più voti della Lega

di ROBERTO BETTINELLI

Ormai è il momento. Si vota. Dopo mesi estenuanti di campagna elettorale che si sono inaspriti nelle ultime settimane fra accuse e contro accuse, figuracce, promesse impossibili e annunci trionfali. Gli italiani, domenica 4 marzo, avranno l’opportunità di scegliere il governo dei prossimi cinque anni. Un esecutivo che si farà carico di svolgere una missione importante. Il Paese, infatti, a differenza di quanto sostengono Gentiloni e Renzi non sta affatto bene ed è ingiustificato il plauso davanti alla certificazione di un Pil che cresce solo dell’1,5% quando in Europa siamo il fanalino di coda e quando, in Italia, le politiche degli ultimi governi non hanno saputo arrestare l’erosione del ceto medio né combattere la disoccupazione e la povertà.

Centrodestra in salute quindi. Ma grazie anche alle condizioni degli aversari. Non è un caso che il Pd sia giunto ‘spompato’ al termine della campagna elettorale con un segretario nazionale ormai delegittimato agli occhi del mondo della sinistra dopo la scissione che ha portato alla nascita di Liberi e Uguali. Al tempo stesso Luigi Di Maio, che non fa che ripetere come un ossesso di essere vicino alla maggioranza assoluta, non ha saputo garantire al Movimento 5 Stelle l’accesso al ventre molle del Paese ossia l’elettorato moderato, costituito dagli indecisi, dimostrando invece di pescare nel bacino usuale della sinistra. Un risultato prevedibile vista la nascita del movimento grillino, tutta all’insegna di un richiamo alla giustizia sociale, e visto il programma eletorale dominato da una forte componente statalista.

Nel contesto tripolare è stato il centrodestra a manifestare una maggiore efficienza ed efficacia come si rivela dalla chiusura della campagna avvenuta a Roma dove il tetragono Berlusconi-Salvini-Meloni-Fitto ha dato l’idea di una coesione che contrasta vivacemente con l’isolamento segnalato dagli avversari Matteo Renzi e Luigi Di Maio. Il primo duramente contestato all’interno del suo stesso partito per la modalità con la quale ha gestito l’affaire delle liste e delle candidature. Il caso di Maria Elena Boschi che viene paracadutata a Bolzano provocando la scissione nel Pd locale è il segnale evidente di una deriva oligarchica invisa alla base e agli elettori. Dal canto suo Luigi Di Maio ha dovuto prendere atto, dopo lo scandalo di rimborsopoli e dei diversi impresentabili candidati nelle liste grilline, di non avere alcun controllo sul movimento. Il preside barese che dovrebbe diventare il prossimo ministro dell’Istruzione è stato un convinto sostenitore della riforma della ‘Buona Scuola’, bollata da Di Maio come uno dei peggiori fallimenti del governo Renzi, mentre il futuro ministro dell’Interno ha sostenuto la riforma costituzionale che porta il nome della Boschi facendo campagna elettorale a favore del sì quando il candidato premier dei 5 Stelle tuonava nelle piazze contro il referendum. Insomma fin dall’inizio il campo grillino evidenzia un eccesso di improvvisazione che è riscontrabile nelle tormentate vicende dell’amministrazione Raggi a Roma.

Il centrodestra, al contrario, è riuscito a sviluppare un collante fra le proprie anime trasmettendo un messaggio di unità e di stretta collaborazione. Un messaggio che è stato percepito con chiarezza dagli elettori e all’interno del quale il rinnovamento di matrice berlusconiana-liberista della flat tax convive con la tradizione valoriale del Vangelo e del rosario mostrati da Salvini. Molto e favorevolente ha giocato, inoltre, il patto di ferro sulla modalità d’indicazione del premier. L’ultima parola spetta, hanno confermato Berlusconi e Salvini, a chi dei due riuscirà ad ottenere più voti. Adottando alla luce del sole un approccio meritocratico, che molto spesso la politica italiana tende a rifiutare, i due leader hanno deciso di spendersi con tutte le proprie energie senza venire meno alla lealtà necessaria per costruire un’alleanza competitiva e capace davvero di esprimere un esecutivo.

L’efficienza di un messaggio comprensibile e rassicurante, l’efficacia di alcuni gesti simbolici, un programma in linea con le attese degli italiani, la coerenza di uno schieramento che rappresenta la destra nel suo complesso e gli errori dei rivali che si sono illusi di poter utilizzare l'arma ideologica di un antifascismo violento e parolaio hanno innescato un crescendo culminato con il lancio da parte del presidente del parlamento europeo Antonio Tajani da parte di Berlusconi.

La notizia era nell’aria ma l'uficialità è stata sancita proprio nell’ultimo momento utile e non ha indotto fibrillazioni nel campo alleato proprio perché Berlusconi ha visto bene di ribadire che Tajani sarà premier solo se Forza Italia conquisterà più voti della Lega. Una figura, quella del presidente del parlamento UE, di grande competenza oltre che di prestigio internazionale. Un nome che si qualifica come un valore aggiunto dal momento che consente di presidiare al meglio la fascia mediana dell’elettorato catalizzando gli indecisi e tranquillizzando la comunità internazionale in merito all’infondatezza di una disastrosa uscita dell’Italia dall’Europa e dall’Euro.

Un premier, Antonio Tajani che proprio in virtù del coraggio che ha sempre manifestato nel criticare le distorsioni della UE, come è avvenuto di recente con la dura presa di posizione contro lo scippo della sede dell'Agenzia del Farmaco subito da Milano, possiede l'autorevolezza per guidare una stagione di cambiamento tesa a rifondare su basi più eque e più solide il rapporto con Bruxelles.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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