GOVERNO | 03 Febbraio 2015

Il danno e la beffa: ecco il 'metodo Renzi'

Renzi irride Ncd e Fi. Intanto la sinistra detta la linea, pronta l’offensiva sui «diritti civili». Il centrodestra può difendersi, ma serve più coraggio di quello dimostrato finora

di ROBERTO BETTINELLI

E’ ormai chiaro a tutti in che cosa consiste il ‘metodo Renzi’. Non solo Berlusconi e Alfano sono stati ridotti a comparse di una liturgia che era nata con l’intento di offrire un percorso comunitario alle forze politiche, ma di fronte alle lamentele per l’elezione di un capo dello Stato non concordato e non gradito se non alla sinistra, dal premier hanno rimediato solo beffe e insulti. «Non sprecherò tempo con i partitini» ha detto Renzi rivolgendosi ai vertici di Ncd, mentre Forza Italia è stata tacciata pubblicamente di irrilevanza. «Non abbiamo bisogno dei loro voti per le riforme» ha sentenziato il segretario del Pd. 

Il ‘metodo’ che ha portato al colle l’ex notabile della sinistra democristiana Sergio Mattarella ha provocato defezioni importanti nel Nuovo centrodestra ed è costato un bagno di sangue agli azzurri. Sacconi ha dato le dimissioni da capogruppo al Senato di Ncd e, pur ribadendo la sua lealtà ad Alfano, ha dichiarato la necessità di lasciare il governo; in Forza Italia 40 parlamentari capeggiati da Denis Verdini non hanno rispettato l’ordine di scuderia della scheda bianca fornendo il loro appoggio per l’elezione del capo dello Stato. 

Mentre il centrodestra è ridotto in macerie, Renzi festeggia la sua apoteosi, soddisfatto per essere riuscito a ricompattare e rianimare un Pd che sembrava destinato alla disgregazione. Nella lettera che il premier ha indirizzato al popolo democratico per celebrare la vittoria di Mattarella, si rivendica con grande orgoglio l’appartenenza al partito, definito la «più grande comunità politica europea», e si elencano una serie di riforme che l’esecutivo ha intenzione di realizzare. Tutte, nessuna esclusa, vedranno l’applicazione del ‘metodo’ che ha umiliato alleati ufficiali e ufficiosi, consentendo alla sinistra di indicare il nome del nuovo capo dello Stato. 

Un metodo che in realtà ha un solo obbiettivo: tenere unito il Pd garantendo a Renzi la leadership. L’esito deludente del Jobs Act, la finta cancellazione delle Province, la tutela oltranzista del pubblico impiego, il taglio ridicolo dell’Irap per le imprese, la ‘misura spot’ degli 80 euro preferita a una riorganizzazione strutturale del fisco e della spesa pubblica, il duro e iniquo trattamento riservato alle partite Iva. Questo è ciò che il governo a guida Pd ha concretizzato finora. Ed è un programma che, come ha correttamente sottolineato Corrado Passera, ha aggiunto 50 miliardi di euro di uscite nel bilancio dello Stato e ha ben poco a che fare con il varo di un piano credibile di riforme che possano ridare slancio a una nazione stanca e provata dalla crisi economica.

A ciò si aggiunge, stando alla lettera di Renzi, l’offensiva che si scatenerà da qui a breve sui «diritti civili». Una campagna di laicizzazione che il cattolico Renzi ha promesso alla sinistra e che ha avuto una timida anticipazione nella decisione del sindaco di Roma Marino di autorizare la registrazione delle unioni omosessuali violando il veto esplicito del ministro dell’Interno Alfano. 

Non servono altri esempi per capire che il ‘metodo Renzi’ giova solo al Partito Democratico e al suo segretario. E’ inutile gongolarsi all’idea di possedere tre ministeri di peso come quelli assegnati nel governo a Ncd se poi, quando arriva il momento delle decisioni cruciali, non si ha l’ultima parola su niente. Ed è altrettanto inutile che Forza Italia si sforzi a negoziare con chi ha la presunzione di imboccare e completare la strada delle riforme in modo del tutto autonomo senza riconoscere nulla a chi si impegna per onorare l’accordo. 

In una vera democrazia il ‘metodo Renzi’ deve essere ostacolato. E c’è un solo modo per farlo. Rispondere colpo su colpo e non offrire sostegno quando la situazione si fa davvero critica, lasciando il segretario del Pd in balia del furore ideologico della sinistra del suo partito e di Sel, della cieca ostilità della Lega Nord e dello sterile immobilismo del Movimento 5 Stelle. Togliendo cioè a Renzi il terreno di manovra in cui esercita brillantemente il suo talento di abile tessitore dei fili più occulti e macchinosi della politica. E se questo vuol dire spingersi fino al punto culminante di dire addio al governo, è evidente che quel punto va superato senza badare troppo all’interesse personale. Altrimenti, oltre al potere, è inevitabile perdere la dignità. E allora non resta davvero più nulla per convincere gli elettori che ci può essere qualcosa di meglio del ‘metodo Renzi’. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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