PENSIERO UNICO | 08 Dicembre 2016

Il destino comune di chi dimentica il popolo

Molto simile il cammino disastroso di Hollande e di Renzi. Entrambi hanno sperperato in un’unica legislatura tutto il consenso che avevano accumulato. Elemento comune: imporre un pensiero ideologico dimenticando il popolo

di GIUSEPPE ZOLA

Molto simile il cammino disastroso di Hollande e di Renzi. Entrambi hanno sperperato in un’unica legislatura tutto il consenso che, per vie diverse, avevano accumulato. E ci sono molte cause in comune.

Hollande, pur essendo di fronte ad una crisi economica senza precedenti, ha testardamente puntato sulla introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e sull’imposizione, nelle sue scuole statali, del pensiero unico repubblicano e laicista (nelle scuole pubbliche francesi è praticamente impossibile manifestare, per esempio, un pensiero religioso). Questa sua linea, portata avanti da ministri particolarmente anticattolici, ha provocato una forte reazione della società di base, attraverso immense manifestazioni provocate dalle “sentinelle” e dalla Manif pour tous. Ciò ha portato ad una pesante perdita dei consensi da parte di Hollande in tutte le elezioni che nel frattempo si sono tenute in Francia. Il presidente francese ha dovuto trarre le logiche conseguenze di questa situazione, rinunciando a ricandidarsi per le elezioni presidenziali, che si terranno nel 2017. Dalle stelle alle stalle, si direbbe nei sani bar italiani.

Renzi, pur non essendo mai stato eletto dal popolo italiano, si è trovato a fare il premier, anche a causa di una serie di sue furbe e spregiudicate iniziative politiche e partitiche. Alle ultime elezioni europee, il suo partito ha ottenuto un vasto e insperato consenso, intorno al 40%. Probabilmente a seguito di questo successo, il premier si deve essere montato la testa e si è messo a governare praticamente da solo (con l’aiuto di qualche tapino). Governando da solo, Renzi ha fatto approvare, quasi sempre con voti di fiducia, una legge elettorale evidentemente anticostituzionale, una riforma costituzionale assurda (ed il popolo italiano se ne è ampiamente accorto), ha fatto votare (con ben due voti di fiducia) la legge sulle unioni civili (che in effetti si dovrebbe denominare legge sui matrimoni gay) e ha permesso che, di fatto, entri nelle scuole statali la cultura “gender”. Soprattutto questi due ultimi provvedimenti sono stati assunti da Renzi palesemente contro il parere di una vastissima parte del mondo cattolico, quello che aveva portato alcuni milioni di persone in piazza per difendere la famiglia prevista dall’articolo 29 dell’attuale Costituzione. Anche a causa dell’arroganza usata dal premier in tutti questi casi, egli ha clamorosamente perso il referendum, con una percentuale non prevista da alcuno e, quindi, è stato costretto alle dimissioni, anche a causa del fatto che aveva imprudentemente legato l’esito del voto referendario alla permanenza del governo.

Le vicende di Hollande e di Renzi hanno in comune il fatto di aver voluto testardamente imporre alcuni aspetti del pensiero unico e, in entrambi i casi, si è dimostrato che il popolo è contrario a quella direzione. Gli aficionados del pensiero unico, evidentemente, appartengono ad una minoranza oligarchica che viene sempre smentita dalla volontà popolare. In questo senso, appare giusto quello che stiamo sostenendo da tempo e cioè che gli ideologi del pensiero unico sono tendenzialmente dei possibili dittatori della cultura, con tendenza a diventare possibili dittatori anche in politica.

Tutto ciò conferma che la battaglia sostenuta per il referendum è solo l’inizio di un lavoro. Abbiamo la responsabilità di continuare a vigilare e lottare.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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