CITTA’ RUPESTRE | 13 Luglio 2015

Il dilemma di Matera, “capitale europea della cultura”

La scelta di Matera, gioiello rupestre dove lo scorrere del tempo rischia di divorare la città. Proclamata “capitale europea della cultura”, ora è di fronte al bivio: evento urbano che rivive o “museo di sassi” a cielo aperto?

di MATTEO PIACENTINI

Mai come negli ultimi decenni l’architettura delle città si scontra con l’incapacità comunicativa che accompagna i grandi interventi urbani. Questo fatto, sommato con il crescente divario qualitativo delle realizzazioni architettoniche che caratterizza le città europee, sta portando ad un accentramento dell’interesse nei confronti dei nuclei urbani storicamente più importanti, dimenticando quegli spazi che rappresentano il vero patrimonio culturale dei singoli paesi. 

E’ significativo notare che nel triennio 2011-2014 solo il 30% dei grandi interventi urbani ha avuto come obiettivo il miglioramento della qualità architettonica delle cosiddette “città periferiche”. Ad oggi tuttavia questi pochi interventi non solo sono tra i più studiati in campo architettonico e urbanistico, ma hanno anche contribuito allo sviluppo economico-sociale delle città in cui sono inseriti. Si pensi all’imponente costruzione del centro di arte contemporanea di Cordoba, dello studio Nieto Sobejano, o all’imponente intervento di ristrutturazione urbana del centro storico di La Valletta, curato dallo studio RPBW. 

L’evento “Città europea della cultura” - ribattezzato poi in “Capitale europea della cultura” - nasce proprio con questo intento: valorizzare culturalmente ed economicamente le città eccellenti del continente che non godono della visibilità delle grandi città d’arte. I centri designati rappresentano tuttavia eccellenze nascoste, poco riconosciute, ma strategiche sia economicamente che culturalmente. Moltissime città europee hanno sfruttato questa occasione per ridefinire la propria base economica-culturale, contribuendo così a sviluppare una visibilità internazionale.

La città che più ha saputo investire in questo evento è stata senza dubbio Marsiglia. Capitale europea della cultura 2013, già teatro di un intervento di riqualifica architettonica del dipartimento portuale denominato “Euroméditerranée”, ha sfruttato l’evento per ridefinire non solo l’assetto urbano, ma soprattutto quello economico, tornando ad essere il secondo porto commerciale del Mediterraneo, dopo Barcellona, l’eterna rivale. La lungimiranza del governo francese ha permesso di attrarre investimenti da ogni parte del mondo, con la costruzione di musei, sedi di imprese (basti pensare alla torre CMA CGM progettata dallo studio Zaha Hadid Architects) e il recupero di intere aree urbane dismesse. Il nuovo volto della città ha contribuito a riproporla come modello europeo d’investimento immobiliare ed economico senza precedenti. 

Anche l’Italia ha ospitato una capitale europea della cultura: Genova. Tuttavia fatta eccezione per il lodevole intervento di recupero delle strutture portuali firmato da Renzo Piano, la città non ha saputo rinnovarsi economicamente ed urbanisticamente e i recenti eventi ne sono la dimostrazione lampante. L’evento “Matera-capitale europea della cultura 2019” rappresenta l’ennesima occasione che ci viene offerta per dire la nostra sull’architettura dello scarto. 

Matera, l’incredibile città dove parte della popolazione ha vissuto per secoli in grotte dando origine ad una delle strutture urbane più singolari che ci è dato di conoscere. La città che nel corso dei secoli è rimasta immutata dimostrando che la vita, adattandosi alle avversità della natura, può acquisire una forza ardua da piegare. Tuttavia solo non molti decenni fa, questa straordinaria città si è guadagnata l’appellativo di “vergogna d’Italia” essendo considerata specchio eloquente delle contraddizioni che lo sviluppo economico e sociale del nostro paese ha affrontato nel corso del Novecento. Esempio sopra tutti l’assenza di un collegamento ferroviario con il resto del paese, unico capoluogo di provincia italiano senza una stazione. 

Ciò nonostante Matera è stata nei secoli passati una delle più floride città del sud Italia, sviluppandosi attorno al X secolo d.C. ed imponendosi nel corso dell’epoca barocca con imponenti strutture scenografiche volte a valorizzare la città vecchia, compreso il sui habitat rupestre. Qui si conserva il più grande agglomerato di chiese rupestri del mondo. Tuttavia questo particolare modo di abitare i sassi, diverrà via via sempre più insostenibile. L’80% degli abitanti della città vive in tuguri malsani che richiedono interventi sostanziosi dello stato nell’edilizia popolare. Lo scoppio della seconda guerra mondiale e l’imporsi della decennale “questione del mezzogiorno” costringeranno la città in un limbo assolutamente unico: da una parte la città vecchia, i sassi, percorribile quasi esclusivamente attraverso un intricato sistema di efficientissimi percorsi pedonali; dall’altra la città novecentesca sviluppatasi con interventi singolari curati da importantissimi architetti italiani, tra cui Ludovico Quaroni. 

Oggi la città si presenta nel suo tentativo di rinnovarsi: come è avvenuto per secoli, Matera non si arrende alle avversità e tenta di riscrivere il suo futuro. Una città che non vuole crescere in quantità - non l’ha mai voluto - ma in qualità. Il suo sguardo è rivolto alla micro industria creativa, all’abitare temporaneo, la cui sperimentazione nei sassi sta portando ad interessantissime soluzioni architettoniche. 

L’invito è questo: non perdere un’occasione difficilmente replicabile, valorizzare una città unica al mondo che merita di essere conservata non come un museo a cielo aperto, ma come un evento urbano che continua a vivere e crescere. In Italia vi sono piccole città bellissime che meriterebbero di essere anch’esse considerate come Capitali europee della cultura, nessuna di esse ha la cruda forza espressiva di Matera. Nessuna di esse incarna in modo così esplicito l’eterno conflitto tra il tempo che passa e la vita della città, creando un’armonia naturale portentosa. Questo centro abitato rappresenterà un esempio da seguire quando, nei prossimi cinquant’anni, la qualità architettonica delle nostre città non sarà più in grado di competere con l’inesorabile trascorrere degli anni. 

Marsiglia ha saputo sfruttare questa occasione scrivendo una nuova pagina nella storia del recupero delle strutture portuali. Nel suo ambito, Matera saprà fare altrettanto?


MATTEO PIACENTINI

Nasce nel 1992, vive a Cremona. Dopo il Liceo artistico, durante un viaggio a Berlino, decide di iscriversi alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. E’ appassionato di musica e letteratura

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