LETTURE SINISTRE | 15 Gennaio 2018

Il discorso di Fontana non fa una piega

Il candidato del centrodestra alle regionali Attilio Fontana attaccato da 5 Stelle e Pd. Descritto come un razzista dagli avversari politici, in realtà ha tenuto un discorso moderato e condivisibile. L'opinione

di ROBERTO BETTINELLI

Tutti addosso a Fontana. Il candidato del centrodestra in Lombardia Attilio Fontana è finito nella bufera mediatica dopo le sue dichiarazioni rilasciate a Radio Padania. Un intervento esteso ed articolato, ma nel quale è stato selezionato accuratamente il passaggio sulla ‘razza bianca’ che rischierebbe di scomparire a causa di un atteggiamento troppo remissivo davanti all’invasione migratoria. Un passaggio che, complici gli strali dei leader Pd e 5 Stelle, ha occupato la scena dell’informazione. Le critiche sono piovute immediatamente e su larga scala al punto che il candidato del centrodestra ha dovuto precisare dicendo che si è trattato di un ‘lapsus’. Una spiegazione per certi versi doverosa ma del tutto pleonastica per chi ha avuto l’occasione di esaminare il contenuto dell’intervista.

E’ giusto chiedersi se nell’alveo delle critiche pervenute, che si sono concentrate tutte sull’utilizzo di un termine infelice come ‘razza’, ci siano state forzature o strumentalizzazioni. La risposta è sì. Non è un caso che i primi a farsi portatori della ‘fucilazione’ siano stati Renzi e Di Maio, entrambi accorsi in aiuto dei rispettivi candidati nella competizione delle regionali. Una gran cassa motivata dalla priorità di indebolire il candidato del centrodestra che, allo stato attuale, è in netto vantaggio sui rivali Giorgio Gori e Dario Violi. Descrivendolo come un becero razzista Fontana si tenta, dunque, di sottrarre agli occhi dell’elettorato quel profilo da ‘leghista moderato’ che l’ex sindaco di Varese ed ex presidente di Anci Lombardia si è conquistato in una vita di lavoro e di impegno politico. Un profilo che, ragionevolmente, costituisce la chiave del successo e che gli avversari hanno il compito di scardinare se vogliono avere qualche chance di vittoria.

Il termine razza è odioso e ‘sgradevole’ non in sé, ma in virtù della sua storia e del suo impiego. Il termine non è neutro ma evoca il razzismo che, in quanto dottrina politica, teorizza la superiorità di una razza sull’altra. Ci sarebbero quindi razze di serie A, destinate a comandare, e razze  di serie B destinate ad ubbidire. Ma è davvero questo che voleva dire Fontana nella sua intervista?

Chiunque può attingere in rete al testo e all’audio del suo intervento dove si manifesta, invece, la volontà di fare una riflessione coerente in merito al problema dell’immigrazione. Qui Fontana non dice nulla di nuovo rispetto a quello che il centrodestra sostiene da sempre: non si possono accogliere tutti gli immigrati dal momento che non ci sono le risorse per farlo; un governo serio dovrebbe limitare gli accessi anche e soprattutto alla luce delle condizioni di vita che si possono fornire agli stranieri sul fronte dell’occupazione e dei servizi sociali; un popolo che non capisce le regole essenziali di sopravvivenza vuole votarsi scientemente all’estinzione.

Tutti punti condivisibili utilizzando il semplice buon senso e concordanti sul fatto che Fontana, se non nell’interpretazione visionaria di un invasato, non ha mai sostenuto la superiorità della razza bianca o scemenze simili. Avesse usato la parola etnia al posto di razza non sarebbe accaduto nulla, ma il candidato del centrodestra non ha avuto l’accortezza di farlo ed è andato incontro ad un mare di attacchi. Questa è stata la sua unica pecca.

Ma gli attacchi risultano tanto prevenuti e di parte da svelare un'origine opportunistica o peggio ancora ideologica, appaiono privi di credibilità sul piano del significato e avranno come unica conseguenza quella di rendere noto al grande pubblico lo ‘sconosciuto’ Fontana rendendolo ancora più forte. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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