PENSIERO UNICO | 24 Febbraio 2016

Il falso progresso che dice no alle nascite

Il pensiero unico da una parte ci vuole convincere che troppe nascite costituirebbero un problema per il mondo; dall'altra istituisce una vera e propria eugenetica che, come in Danimarca, punta a eliminare la sindrome di Down incentivando gli aborti

di GIUSEPPE ZOLA

Sempre più spesso il “pensiero unico” raggiunge i propri obiettivi, facendo passare per “conquiste di civiltà” o per difesa di “diritti” acquisizioni che, in realtà, producono solo effetti deleteri per l’intera società. Abbiamo già accennato in altre occasioni alla “conquista” del divorzio, che ora anche gli analisti più disincantati giudicano essere una delle cause del drammatico indebolimento dell’istituto famigliare. Il “diritto” della donna ad abortire impedisce, in Italia, a più di 100.000 bambini all’anno di nascere, mentre ci avevano assicurato che esso avrebbe riguardato solo alcuni casi drammatici.

Proprio in questi giorni, abbiamo saputo, sulla base dei dati statistici pubblicati da tutti i giornali, che l’Italia, per il secondo anno consecutivo, si trova in piena fase di denatalità, nel senso che si sta stabilizzando il dato per il quale si verificano più morti che nascite. E’, questo, il risultato di una massiccia campagna, condotta da illustri personaggi che fanno capo ad alcune grosse fondazioni americane ed anglosassoni, tesa a terrorizzare l’opinione pubblica circa i pericoli che deriverebbero da un numero troppo elevato di nascite. Quasi tutti i mass media si sono prestati a fare da megafono a queste voci, che avevano ed hanno in comune l’odio alla presenza della Chiesa. Questo pensiero ha influenzato grandemente le politiche di solidarietà internazionale dei paesi più ricchi, che sono state più tese a distribuire preservativi che ad avviare una grande opera di sostegno economico ed educativo. Alcune grandi potenze, come ad esempio la Cina, sono arrivate ad imporre per legge la nascita di un solo figlio, anche se proprio in questi mesi la stessa Cina si è accorta del grave errore compiuto, per rimediare al quale ci vorranno molti anni. In occidente, la tendenza è stata favorita anche dalla crisi economica, ma soprattutto da una crisi di ideali, che ha portato soprattutto i giovani ad avere paura del futuro, fino a non avere il coraggio di un rischio positivo. Ora, con molti anni di ritardo, persino alcuni esperti economici si stanno accorgendo dei danni irreparabili che la denatalità sta arrecando a tutta la nostra società. Ma quello che chiamiamo pensiero unico non sembra pentirsi.

Il pensiero unico, che si ammanta sempre di “progressismo”, talvolta assume sembianze che possiamo definire naziste. Ha denunciato la cosa l’ottimo Meotti sul Foglio, con un drammatico articolo, nel quale ha descritto cosa sta avvenendo in alcuni tra i più sviluppati Paesi europei a proposito dei bambini e delle bambine affette dalla sindrome di Down. In questi Paesi, con in testa la Danimarca, nascono sempre meno bambini Down, per il semplice fatto che il sistema socio-sanitario induce sempre più sistematicamente alla interruzione della gravidanza, quando viene ipotizzato il pericolo che esista nel nascituro detta sindrome. In Danimarca le autorità sanitarie sono certe che nel giro di 15 anni tale “problema” non esisterà più, e non perché siano state trovate nuove soluzioni sanitarie. Anzi, in vista del futuro a cui si è appena accennato, stanno diminuendo gli investimenti sulla ricerca, tanto il problema viene risolto in altro modo. Ecco l’eugenetica in atto. Se non è nazismo questo... Ma lo chiamano progresso.

Abbiamo fatto due esempi solo per iniziare a dimostrare che non tutte le novità che il “pensiero unico” ci vorrebbe imporre (ed in parte ci sta imponendo) sono giuste solo perché sono nuove. Non tutte le novità sono di per sé anche giuste e progressive. Ci sono novità che costituiscono un regresso, non un progresso. Per questo, dobbiamo abituarci ad un lavoro quotidiano di verifica personale e comunitario di fronte a tutto ciò che ci viene proposto, se vogliamo veramente essere uomini liberi. Una canzone del mio amico Claudio Chieffo invita il suo piccolo figlio a “non credere all’imperatore”, cioè a non credere a ciò che ci passa il potere, attraverso tutti i suoi tentacoli. Si tratta del vero lavoro della vita. Lavoro che non possiamo fare da soli.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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