BCE | 02 Ottobre 2014

Il fantasma di Masaniello

Draghi e il vertice di Napoli. La rivolta soft contro l'austerity europea

di ROBERTO BETTINELLI

ROBERTO BETTINELLI

Il fantasma di Masaniello agita l’Europa. Il vertice della Banca Centrale Europea a Napoli ha scatenato i movimenti antagonisti ‘Block Bce’ nella protesta contro la politica di austerità dell’UE. Gli attivisti si sono dati appuntamento nella città partenopea organizzando un corteo di alcune migliaia di persone. Gli scontri con le forze dell’ordine non si sono fatti attendere. Gli attivisti hanno lanciato fumogeni, pietre e bottiglie. La polizia ha risposto con i lacrimogeni e gli idranti. 

A giudicare dal resoconto da quanto è successo nella strade di Napoli dovrebbero essere i Blok-Bce gli eredi di Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, l’umile pescatore che alla metà del ‘600 guidò la rivolta contro il viceré spagnolo che aveva ordinato l’aumento delle gabelle sugli alimenti. 

Ma non è così. Dalla rabbia dei manifestanti che di volta in volta si accaniscono contro le altre istituzioni economiche e finanziarie non può scaturire alcuna strategia per uscire dalla crisi e imboccare finalmente la strada della ripresa. 

Se oggi c’è qualcuno che può fare qualcosa di serio, e vagamente simile a una rivolta, sono i governatori delle banche centrali che nella Reggia di Capodimonte siedono al tavolo con il presidente della Bce Mario Draghi. 

Qualcosa di buono, tra i muri della reggia borbonica, è stato fatto. Draghi ha promesso acquisti di Abs “fino a mille miliardi”. Le banche potranno emettere obbligazioni offrendo in garanzia i crediti che si portano in pancia. Sarà la Bce ad acquistare i titoli in cambio di denaro fresco che potrà essere utilizzato per finanziare gli investimenti. La Banca europea sembra aver capito che le imprese fanno sempre più fatica sul fronte del credito e hanno bisogno di aiuto. I tassi, ha ribadito il numero uno dell’Eurotower, resteranno al minimo storico dello 0,5%. 

Draghi ha in mente da mesi il provvedimento che interessa i titoli Abs. Ma solo ora ha visto compiutamente la luce. E questo nonostante i numerosi ostacoli seminati lungo il percorso dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, e dal numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann.

Ma da un po’ di tempo a questa parte qualcosa sembra essere cambiato in Europa. Il presidente francese Hollande, il giorno prima del board Bce, ha dichiaro di voler sforare il tetto del 3% mantenendo il rapporto deficit-Pil al 4,4% fino al 2017. Una decisione che rappresenta una rottura plateale con la linea dell’apparentamento con la Germania che risale ai tempi di Sarkozy. Se Hollande è uscito allo scoperto provocando immediatamente le prose di Angela Merkel è perché ha la certezza di non essere solo. 

Dietro questa decisione ci sono altre ragioni che riguardano la politica interna francese che ha visto il subire un pericoloso smacco nelle ultime elezioni europee. Il capo dell’Eliseo deve certamente recuperare consenso ma è anche vero che la sua iniziativa è giustificata da seri motivi economici. Anche i cugini d’oltralpe arrancano dentro una crisi che si estende oltre i limiti previsti allontanando la ripresa. Una ulteriore stretta sul fronte delle risorse non potrebbe che peggiorare la situazione. 

Angela Merkel per la prima volta vede tremare il suo scettro europeo. Dopo la decisione di Hollande, anche Renzi e Cameron non sono rimasti al palo e hanno chiesto più flessibilità e regole più morbide per le pericolanti economie dell’Unione. 

Draghi, a Napoli, è stato di parola. Ha parlato della necessità di aiutare le imprese e sostenere gli investimenti, ma perché ciò avvenga è necessario agire sulla leva del credito. E il numero uno della Bce non  si è tirato indietro, compatibilmente con la libertà di manovra che gli è concessa. 

La rivolta contro gli eccessi dell’austerità europea imposta dal governo tedesco fa sempre più proseliti. E non solo fra gli attivisti ‘Block Bce’ ma tra i capi di stato delle grandi democrazie del continente che vogliono cambiare rotta e chiedono meno gabelle e più risorse per i loro Paesi. Resta ora da capire se faranno la fine di Masaniello che animò una rivolta di popolo e che alla fine, venne tradito e ucciso, oppure se questa volta sarà il viceré di turno a capitolare. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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