COMUNICAZIONE | 23 Settembre 2016

Il Fertility Day e la libertà di calcolare tutto

Non solo il «Fertility Day»: tutte le pubblicità progresso sono inutili. Ma nessuno ha mai detto nulla. Ora sono scesi in piazza, per dire che è bello calcolare i figli con la ragionieristica precisione del Furio Zoccaro di Verdone

di ROSSANO SALINI

È ormai da diversi anni che ci tocca sopportare l'inutile sarabanda delle cosiddette «pubblicità progresso», di volta in volta sovvenzionate dal ministero di turno, e variamente inneggianti a messaggi positivi che dovrebbero dare indicazioni morali a sostegno di un miglioramento della società. Inutili pagliacciate, del tutto prive di valore comunicativo, e naturalmente quanto mai inefficaci riguardo al reale progresso umano e valoriale dei destinatari. Eppure le abbiamo sopportate tutte, senza fare manifestazioni, senza organizzare contro-campagne denigratorie via web, senza alcuna alzata di sopracciglio in merito all'inutile dispendio di risorse pubbliche in iniziative comunicative prive del minimo effetto.

Ci voleva una campagna del ministero della Salute sulla fertilità per risvegliare le coscienze collettive intorno alla stupidità di queste iniziative. Peccato che in questo caso la protesta abbia fatto sì che scendessero in campo due stupidità di diverso tipo: quella del ministero che pensa di migliorare la società con un opuscolo, e quella degli idioti del pensiero collettivo alla Saviano & friends che vomitano scempiaggini, puntando a guadagnarsi la patente di modernità e anti-oscurantismo.

Perché se gli slogan del cosiddetto «Fertility Day» possono risultare sostanzialmente risibili (ma, ripetiamo, nulla che si discosti dall'inutilità di tutte le campagne ministeriali consimili, rispetto alle quali però in passato non si è sollevato né un dito, né un tweet), ancor più deprimenti sono stati gli slogan e le esili argomentazioni di chi al «Fertility Day» si è opposto. Si sono addirittura organizzati e hanno trovato il buon tempo di scendere in piazza, mostrando cartelli con scritte del tipo «Sono in attesa di Welfare». Il che significa letteralmente: oggi in Italia non si possono fare figli perché manca un sistema di welfare. Sublime.

Evito di tirare in ballo mia nonna, che mi piacerebbe avere ancora qui per chiederle cosa ne pensa di queste affermazioni, lei che ha dato alla luce otto bellissimi figli che sono diventati uomini e donne capaci di vivere la vita con grande pienezza e soddisfazione, nonostante del welfare non ci fosse minimamente traccia quando sono venuti al mondo. Anzi: non c'era nemmeno traccia di pane in casa loro, alcuni giorni. Evito, perché mi si direbbe che sono legato al passato, e che mia nonna rappresenta l'oscurità di un periodo in cui le donne erano schiave, e non vivevano nell'era felice della contraccezione, che oggi ci ha regalato una vita così piena, fresca e traboccante umanità. Ora sì che siamo felici e pienamente noi stessi, ora che calcoliamo la nascita di un figlio con la precisione ragionieristica dell'avvocato Furio Zoccaro, il mitico personaggio di Verdone che esacerbava la moglie Magda e soppesava le valigie nel baule della macchine prima di partire per le vacanze. Ci siamo ridotti a tanti Furio Zoccaro, e pensiamo che questa sia la libertà e l'autodeterminazione. Bel mondo, sì. Bella concezione avventurosa della vita. Non posso far figli, cioè non posso essere padre o madre, perché non ho un contratto a tempo indeterminato. Questo è l'esito a cui va incontro chi si fa guidare da maestri del pensiero alla Roberto Saviano, il grande opinionista che su una cosa inutile come il «Fertility Day», che tutt'al più meritava di essere sommersa dall'indifferenza generale, ha imbastito tutta una composita riflessione via social fatta di pensieri illuminati e profondi sulla condizione dei trentenni di oggi.

La libertà di avere figli solo quando i calcoli alla Furio Zoccaro tornano alla perfezione è una libertà veramente magra. Parola di chi figli non ne ha, e non ne va particolarmente fiero. Se, per toglierci la soddisfazione di sbeffeggiare un politico destinato a scomparire quanto prima come la ministra Lorenzin, ci abbassiamo fino al livello di dare man forte ai paladini dell'infertilità del mondo occidentale, che proprio per questo è destinato a sparire (mentre altri popoli generano eccome, e per questo ci sovrasteranno), vuol dire che abbiamo qualche piccolo problema nel gerarchizzare i problemi del nostro paese. Passata la buriana di una delle tante e sciocche campagne comunicative calate dall'alto, restiamo con la nostra sterile quotidianità, incoscienti di quanto sia letteralmente mortificante non generare.

Ok, dirà qualcuno: ma vuoi mettere la soddisfazione di aver lanciato un acuto e graffiante tweet contro la Lorenzin e il suo «Fertility Day»?


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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