IL CASO | 21 Settembre 2015

Il fisco e le proroghe a sorpresa del governo Renzi

Rientro dei capitali all'estero: il ministero dell'Economia si auto-smentisce nel giro di 72 giorni, prima negando in Parlamento e poi subito dopo approvando l'ennesima proroga fiscale

di EMANUELE SERINA

Il Belpaese, il Paese del Sole, il Paese di Pizza, pasta e mandolino. Stiamo ovviamente parlando dell’Italia, a cui vengono attribuite mille e più definizioni. Una diversa dall’altra. Una per ogni nostra peculiarità. Da qualche anno a questa parte - non senza esagerare - possiamo autodefinirci, fiscalmente parlando, il Paese delle Proroghe. Non esiste adempimento, scadenza di pagamento, modello da inviare o da compilare o da comunicare, che non subisca una proroga. E’ come se il rinvio fosse diventato improvvisamente la regola, tanto che moltissimi professionisti preferiscono attendere gli ultimissimi giorni per adempiere a un input fiscale, certi ormai della “imminente” proroga.

Ultimo caso eclatante è quello della Voluntary Disclosure o, per chi non mangia pane e fisco, l’autodenuncia dei capitali detenuti all’estero. Tale adempimento aveva e ha ancora due obiettivi principali: il primo, dalla parte dell’autorità finanziaria, fare cassa. E tanta, stando alle stime (onde evitare tra l’altro l’ennesimo innalzamento delle accise). Il secondo, da parte dei contribuenti che detengono qualche capitale all’estero, la possibilità di “ripulirlo”, pagando – per lo più – un importo limitato, che si aggira, a seconda dei casi, tra il 6% e il 12%. Una sorta di condono mascherato, alcuni lo hanno definito.

Non è questa, però, la sede per approfondire la discussione sulla ratio della norma. Ciò che è certo è che, introdotta nei primi mesi dell’anno 2015, aveva un’unica scadenza: il 30 settembre 2015. Scadenza, corretta, ad avviso di chi scrive, in quanto perfettamente coordinata con altri adempimenti ad essa collegati. Fin da giugno, però, i professionisti, in particolare l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili (di cui faccio parte, giusto per non essere tacciato di conflitto di interessi) ha iniziato un battage mediatico e presso i corridoi dei ministeri per ottenere una proroga. Il motivo è presto detto: le successive circolari con cui l’Agenzia delle Entrate ha cercato in qualche modo di approfondire alcuni temi non hanno fatto altro che far aumentare i dubbi, anziché dissiparli. La normativa non è delle più semplici e i casi sono i più disparati. Il tentativo che spesso viene fatto dall’Agenzia delle Entrate di regolamentarli attraverso numerose circolari assume sempre più la situazione della mamma che spiega al bambino qualcosa e per tutta risposta ottiene solo dei “perché”. Ma non divaghiamo. Anche questo è un altro argomento il cui approfondimento merita certamente più inchiostro.

Dicevamo, la proroga. Richiesta a gran voce, il Governo Renzi questa volta era sembrato sordo alle lamentele. Tanto che il Sottosegretario all’Economia, Paola De Micheli, non più tardi dell’11 settembre, proprio in risposta ad un’interrogazione parlamentare, aveva dichiarato: «Non è in corso alcuna iniziativa del governo volta alla proroga del termine di adesione alla voluntary disclosure». Finalmente (e sono davvero una voce fuori dal coro). Una scadenza fissata il 30 settembre da circa 8 mesi, nonostante – è il caso di ammetterlo – tutte le difficoltà, veniva perentoriamente mantenuta.

Tre giorni dopo, con il provvedimento n. 2015/116808 emanato il 14 Settembre, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito una proroga della scadenza dei termini di un mese per accedere alla voluntary disclosure: il 30 Ottobre 2015. Ora mi chiedo cosa possa essere successo in tre giorni e soprattutto come si debba essere sentita l’onorevole De Micheli, smentita nemmeno 72 ore dopo. Attraverso questo intervento volevo farle sapere che la capisco e le sono vicino. Ma sto divagando un’altra volta. Eccoci qui, invece. Nel giro di 72 ore, siamo tornati ad essere il Paese delle Proroghe, nonostante #lavoltabuona di origine renziana. Hashtag che sarebbe molto più corretto trasformare in #laprorogabuona. Senza parlare del fatto che, concesso il primo mini-rinvio, in questi ultimi giorni già si parla di andare fino al 31 dicembre 2015 e addirittura si vocifera di una riapertura dei termini il prossimo anno, con buona pace di chi ha lavorato per tempo e soprattutto di chi ha pagato per tempo. Siamo l’unico Paese che importa nel mondo-fisco la parabola cristiana dei lavoratori della vigna: «Gli ultimi saranno i primi». In attesa del prossimo Decreto Milleproroghe, dove anche quelli che arriveranno dopo gli ultimi, gli ultimissimi insomma, saranno comunque i primi. 


EMANUELE SERINA

Dottore commercialista e revisore contabile. Partner dello Studio Lexis Dottori Commercialisti Associati in Milano, Crema e Mantova. Svolge dal 2006 attività professionale di consulenza civilistica e fiscale per le aziende e di assistenza in materia di contenzioso tributario. Ricopre incarichi di sindaco effettivo in società industriali e di servizi e di revisore dei conti in Fondazioni e Associazioni. Pubblicista dal 2004.

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