PENSIERO UNICO | 25 Settembre 2017

Il gender torna in Parlamento

Tornano ad essere affrontati in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati i progetti relativi all’introduzione dell’educazione gender nelle scuole. Così si fa largo il pensiero che mette in dubbio anche i dati di natura più oggettivi

di GIUSEPPE ZOLA

I fautori del “pensiero unico” non demordono. Vi erano alcuni progetti di legge che, nella sostanza, tendevano ad introdurre nelle scuole italiane l’insegnamento obbligatorio della cultura nota con il nome di “gender”. Tali progetti, a fronte delle grandi emergenze che ancora frenano lo sviluppo del nostro Paese, erano stati accantonati, anche in considerazione, penso, della loro incomprensibilità da parte del popolo italiano più sano. In questi giorni, le forze politiche più di sinistra hanno imposto al PD di riprendere in considerazione tali sconcertanti progetti, tanto è vero che  essi dovrebbero essere discussi, in settimana,  nell’ambito della Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

I documenti base della discussione hanno dei titoli fuorvianti, che, come al solito, si rifanno ipocritamente ai temi delle lotte contro le varie emarginazioni, ma che, nella vera sostanza, vogliono imporre obbligatoriamente, in un’ora alla settimana, un insegnamento che solleva dubbi irrealistici a bambini e studenti in un’età che, al contrario, avrebbe bisogno  di alcune evidenti certezze, affinché il giovane cresca sereno e positivo. La proposta del gender, invece, tende a creare dei seri dubbi anche sul dato biologico di ogni persona, che, appunto, appare evidente a qualunque leale osservatore. In questi giorni, sta girando per l’Italia il “bus della libertà”, con una scritta che, in tempi normali, non dovrebbe neppure essere scritta: vi si legge che i bambini sono maschi e che le bambine sono femmine. La perversa ideologia gender, invece, vuole mettere in dubbio questa verità, affermando che ogni persona deve scegliere se essere donna oppure se essere uomo, rendendo così obbligatoria per tutti l’ideologia relativista, che profeticamente Papa Benedetto XVI aveva giudicato come una moderna tirannia. In un periodo caratterizzato da grandi incertezze e da devastanti confusioni, il totalitarismo del pensiero unico ne vuole aggiungere un’altra, per di più sull’aspetto più delicato e più intimo di ogni persona umana. Un altro modo con cui lo Stato vuole invadere la vita privata dei propri cittadini, in barba a tutti i principi tanto declamati della “privacy”.

La verità è che l’educazione alla sessualità non dovrebbe neppure entrare nella scuola, se non per gli aspetti puramente biologici. L’educazione in quanto tale dovrebbe rimanere riservata alla sovranità della famiglia, come è sempre avvenuto nella storia dell’umanità. Solo la famiglia conosce, con discrezione, i tempi ed i modi con cui trasmette tale educazione. E la famiglia dovrebbe riprendere coscienza di questa sua fondamentale funzione, invece che lasciarsi abbindolare da una cultura che tende ad indebolirla sempre più.

Quale sarebbe il risultato se dovesse imporsi ciò che il pensiero unico desidera? Sarebbe che, nel tempo, ci troveremmo di fronte a cittadini sempre più dubbiosi e, quindi, sempre più fragili. E, in questo contesto, vi sarebbe sempre più spazio per il totalitarismo del potere. Anche questa, dunque, è una battaglia a difesa della libertà.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.