SERIE TV | 22 Novembre 2016

Il gran finale del giovane papa

La presenza-assenza di Dio, attraverso la nostalgia per una donna lontana e per un padre e una madre scomparsi nel nulla. Tutto questo rende grande la serie televisiva di Sorrentino, che ha superato ogni aspettativa e, per fortuna, tradito le attese

di ROSSANO SALINI

Ci sono due modi con cui il rischio della prevedibilità viene il più delle volte affrontato in campo artistico. Il primo è cadervi a piè pari; il secondo è tentare di sfuggirne in modo forzato, puntando in maniera ostentata sulla provocazione e la ricerca dell'effetto di straniamento. Entrambe le casistiche implicano un'incapacità da parte dell'artista di uscire da schemi che lo precedono, accogliendoli in pieno o agitandosi oltremodo per liberarsene.

C'è poi chi invece domina, o riesce in determinati momenti a dominare talmente bene la propria arte da alzarsi al di sopra della prevedibilità e stupire il pubblico in maniera naturale e originale. Questo è certamente avvenuto nella serie televisiva creata da Paolo Sorrentino e dedicata alla figura del giovane e immaginario papa Pio XIII. Nulla di ciò che veniva presagito all'inizio della serie, e di volta in volta all'inizio di ogni puntata, ha poi avuto un seguito effettivo, e tutte le aspettative sono state puntualmente superate. Ci si aspettava una storia dedicata a un papa giovane che stupisce tutti con la propria capacità di cambiare la chiesa, banalmente all'insegna della modernità e del progresso. E non è stato così. Si è poi pensato, dopo le prime puntate, che si trattasse – come più volte si è scritto sui giornali – di una «House of cards» ambientata in Vaticano, con sotterfugi e trame di cardinali corrotti e cattivi. Nemmeno questo. È stata poi la volta dell'aspetto scandalistico legato alla vita privata del papa; o quello miracolistico, con un finto santone da una parte e un vero autore di miracoli come il papa stesso dall'altra. Ma nemmeno questo aspetto ha avuto il sopravvento.

Mentre continuamente si è cercato di incasellare la serie televisiva dentro uno di questi schemi, la storia di Pio XIII continuamente stupiva senza voler stupire. E alla fine, dopo le due ultime, straordinarie puntate, il disegno complessivo è stato finalmente chiaro. La spesso assai noiosa diatriba tra progressisti e conservatori altro non era che lo sfondo dentro cui si è dipanata una storia tutta personale, una grande storia d'amore. Una storia caratterizzata da quella che Montale definì «la tipica situazione direi quasi d'ogni poeta lirico che viva assediato dall'assenza-presenza di una donna lontana».

Il tema della presenza-assenza è appunto il perno della serie televisiva «The young Pope» (e non conosco altro tema al centro di un'opera d'arte che possa dirsi grande). Lo si intuisce in diversi modi durante tutte le puntate, ma lo si capisce in maniera definitiva solo alla fine. Presenza-assenza di una donna amata; presenza-assenza del padre e della madre; presenza-assenza di Dio. Non tre cose distinte, ma una una cosa sola nella storia personale e nel profondo dramma umano e mistico di Lenny Belardo-Pio XIII.

Dramma mistico, proprio così. La storia di un rapporto personale e diretto con Dio, con tutta la sofferenza che un rapporto di tal genere ha creato in alcuni grandi mistici: l'entusiastica gioia dell'esperienza diretta del divino, seguita dalla lunga, faticosa traversata della notte oscura dell'anima di San Giovanni della Croce, o del dolore silenzioso di Santa Madre Teresa di Calcutta. Il dolore di chi ha percepito esperienzialmente la presenza del Dio-amore nella propria esistenza e non può più vivere senza vederlo, senza sentirlo parlare. E se ne ricorda come si ricorda una donna amata in gioventù, di cui si è persa traccia ma che resta impressa nella memoria al punto da essere una reale presenza costante nella propria vita. O, meglio, una presenza-assenza.

Questo è ciò che rende grande la figura del papa giovane, bello e triste, ben interpretata dall'attore Jude Law. Una strana sorta di mistico che vive nel bisogno carnale di Dio, un bisogno umanamente identico e totalmente sovrapponibile al bisogno di un padre, di una madre, di una donna amata. Perché Dio o è carne, o non è. E nulla ci fa sentire esseri carnali quanto lo struggimento della lontananza fisica. Imparagonabilmente più di quanto non possa fare la gioia anche estatica del possesso. Ed è proprio per questo motivo – non certo per banali problemi di appartenenza alla schiera dei conservatori – che Pio XIII impone con rigidità ai fedeli la propria assenza, fatalmente attraendoli a sé più di quanto non avrebbe fatto mostrandosi in continuazione.

Sorrentino ha stupito tutti, come mai è riuscito a fare con tutte le sue opere precedenti, e ha proposto un'opera che si colloca su un piano formale e contenutistico cui il pubblico non è abituato, ma senza peccare in snobismo. Ha anche sapientemente dosato il tutto con l'arma potente dell'ironia, soprattutto attraverso la stupefacente prestazione di Silvio Orlando nei panni del cardinal Voiello. Senza contare che è molto difficile trovare precedenti di non credenti, soprattutto in ambito televisivo e cinematografico, che siano riusciti a trattare l'argomento religioso con una tale originalità e profondità. Per inciso, spiace leggere che l'opera a quanto pare non rimarrà così conclusa, ma avrà un seguito: un finale in sé intrinsecamente definitivo come quello che abbiamo visto non sembra poter contemplare una continuazione.

Sia quel che sia – forse Sorrentino riuscirà a sorprendere anche in questo senso – quel che più importa è che quanto visto finora ci ha stupiti e commossi, positivamente tradendo le aspettative. La simpatica antipatia di Lenny Belardo è destinata a rimanere, come le grandi immagini artistiche e poetiche che si fissano in maniera indelebile nella memoria. 


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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