PENSIERO UNICO | 11 Novembre 2016

Il metodo di tappare la bocca all'avversario

Uno dei metodi più frequentemente usato dai propagatori del pensiero unico è quello di squalificare l’interlocutore. Ecco il rischio che si cela dietro l'uso di parole come «omofobia» o «islamofobia». Un metodo usato anche nella campagna referendaria

di GIUSEPPE ZOLA

Version:1.0 StartHTML:0000000167 EndHTML:0000004229 StartFragment:0000000454 EndFragment:0000004213

Come abbiamo già avuto modo di osservare, uno dei metodi più frequentemente usato dai propagatori del pensiero unico è quello di squalificare l’interlocutore. Del resto, questo è il metodo normale usato dalle grandi dittature di sempre: nei tempi moderni lo abbiamo visto usare da Lenin, Stalin, Hitler, Mussolini e così via. Anche la recente campagna presidenziale americana è stata caratterizzata più dalle ingiurie rivolte all’avversario che dall’approfondimento dei contenuti. Si cerca, cioè, di indebolire e ridicolizzare le tesi avversarie non attraverso il confronto di merito, ma attraverso la demolizione dell’immagine della controparte, al fine di renderlo incredibile se non ridicolo. Il vero scopo è quello di tappare la bocca a chi osa sostenere tesi contrarie. Ciò sta avvenendo in varie occasioni e con varie modalità. Ecco alcuni esempi.

Il mondo LGBT cerca di tacitare ogni voce contraria, tacciando immediatamente di “omofobia” chiunque osi proporre o esporre una idea differente, ancorché basata su dati seri e spesso scientifici. Secondo questo mondo, è omofobo (e quindi escluso dal civile dibattito culturale) chiunque metta anche solo in dubbio le sue tesi (spesso strampalate), violando così una delle conquiste più importanti del mondo moderno, che consiste nella libertà di pensiero e di opinione. Su questo fronte, spesso il pensiero unico viene sostenuto da certi magistrati: in Spagna, per esempio, un Cardinale è stato incriminato per il solo fatto di avere ripetuto quanto contenuto nel catechismo cattolico circa il tema della omosessualità.

Su un altro fronte, è stata inventata la parola “islamofobia” applicata, soprattutto nel mondo intellettuale francese, a tutti coloro che osano ricordare agli immemori alcuni aspetti deleteri del mondo islamico, taluni dei quali sono scritti e non semplici opinioni. Secondo questa tendenza, si possono dire tutte le nefandezze possibili (e false) sul cristianesimo, ma guai se anche solo si accenna alle nefandezze (reali) messe in atto da una parte del mondo islamico.

Anche in questo caso si cerca di tappare la bocca.

Lo stesso metodo, mi dispiace dirlo, viene usato dallo scout (ma lo scout non dovrebbe essere dialogante?) premier, che invita tutti a approfondire i contenuti della sua riforma costituzionale, cosa che egli non fa, visto che si limita solo ad ingiuriare tutti coloro che votano no, descrivendoli tutti come retrogradi, passatisti, affamati di potere, attaccati alla sedia (proprio lui!) e così ingiuriando. Anche l’arrogante Renzi, cioè, ha pienamente adottato il metodo di squalificare l’avversario, invece che contraddirlo sui contenuti. Un motivo in più per dare una calmata a questa arroganza, votando proprio NO. Dispiace che si sia accodato a questo trend anche un giornale che apprezzo moltissimo: mi riferisco al Foglio, che sta basando la sua campagna per il sì solo sulla denigrazione di chi vota no (tranne pochissime eccezioni). A causa di questa unilateralità, con grande dispiacere ho sospeso la lettura di tale giornale fino al 6 dicembre.

Il metodo qui descritto e criticato non è degno di una vera democrazia, ma è l’indice di una tendenza molto pericolosa per il futuro delle nostre libertà.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.