NIENTE INCIUCI | 27 Giugno 2017

Il «modello Toti» esiste dal ’94. Ed è quello vincente

Chiamatelo «modello Toti», «modello Liguria» o «modello Lombardia». E’ la formula vincente del centrodestra unito e del buon governo. Che conquista il voto degli elettori con proposte concrete e candidati credibili

di LUCA PIACENTINI

Sappiamo come sono i giornali: spesso inseguono le mode. E oggi, dopo la conquista storica di Genova, va di moda - giustamente - parlare di «modello Toti». Una definizione che ai giornali meno clementi col centrodestra piace perché consente di contrapporre in modo strumentale il governatore ligure a Silvio Berlusconi, dando l’illusione ai lettori di tenere aperta in Forza Italia una divisione che sembra invece esistere solo nei retroscena; nel contempo è uno slogan pigro che anche alle testate ‘amiche’, in sintonia o comunque non contrapposte al centrodestra, consente di semplificare una realtà complessa. La novità, però, non è il modello. Ma la sua riscoperta, in una prospettiva autenticamente nazionale. 

A parte la chiara debacle del centrosinistra, l’affermazione del centrodestra e la delusione grillina, lo scenario post elettorale rimane una matassa difficile da sbrogliare. Come provano il rincorrersi di analisi che pongono l’accento su aspetti diversi - dall’Istituto Cattaneo a YouTrend - e la difficoltà dei cronisti politici nel delineare un quadro interpretativo univoco del voto. 

Una complessità che appare chiara nel disorientamento dei partiti. Le amministrative non sono le politiche ma in questa fase di profondo cambiamento e confusione, tutti i partiti - tutti, nessuno escluso - si interrogano su quali siano i segnali provenienti dagli elettori nelle città. 

Dove batte il cuore degli italiani? Perché c’è una crescita tanto evidente dell’astensione? Qual è la legge elettorale migliore? Dobbiamo scommettere sul maggioritario, sul proporzionale puro o su una sua versione corretta dal premio di maggioranza? Interrogativi aperti. 

Dal carosello di interviste dei vari leader, emergono però alcuni segnali chiari. Il PD è in grande affanno e Renzi, lasciando filtrare nei retroscena la volontà di tornare allo «spirito della rottamazione», punta su un modello di partito che sembra dover correre da solo, tiene sulla graticola la sinistra-sinistra desiderosa di alleanze ma, nel contempo, strizza l’occhio al centro e a Forza Italia. 

Ed ecco l’altro segnale: le sirene delle larghe intese cantano per la debolezza del PD renziano, e gli azzurri devono resistere ad ogni tentazione di dividere lo schieramento del centrodestra.

Occorre restare uniti: il centrodestra c’è. Forza Italia può e deve tornare a crescere guardando all'esempio e alla guida di Silvio Berlusconi, sotto la spinta di una classe dirigente rinnovata; la Lega Nord di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni dimostrano grande dinamismo e sono pronti all’alleanza. Insomma: la strada è spianata. Ora serve la volontà di percorrerla fino in fondo. Senza liti fratricide o smanie di protagonismo. 

La verità è che il «modello Toti» non è altro che il «modello Lombardia», il «modello Berlusconi», il «modello '94»: quello di una coalizione unita con un progetto politico chiaro e candidati credibili in grado di sbaragliare gli avversari. E’ così difficile da applicare a livello nazionale? 

Siamo convinti che tutto dipenda dalle persone: dalle loro scelte e dalla capacità di dialogare, ed essere, per restare all’attualità delle amministrative e dirla con le parole di Giovanni Toti, «inclusivi». Niente risse verbali a Porta a Porta, né scambi di accuse sui giornali. Unità d’intenti e unità d’azione. E’ così che si torna alla guida del Paese. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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