CASO DI CANIO | 16 Settembre 2016

Il monumento all'ipocrisia

La cacciata di Paolo Di Canio da Sky per la scritta «Dux» tatuata sul braccio è il simbolo dell'ipocrisia moralistica che domina nel mondo mediatico. Il vero fascismo è quello della dittatura dell'opinione pubblica

di ROSSANO SALINI

Forse un motivo per allontanare Di Canio da Sky c'era. Ed era semplice: quelle braccia interamente tatuate, per chi abbia ancora un minimo di senso estetico, fanno semplicemente schifo. Sono proprio brutte, in sé, e trasmettono un'idea di trasandatezza e in parte anche di sporcizia che in tv sarebbe meglio non vedere. Ma questa, si sa, è la moda di oggi. E dalle scelte estetiche si capisce molto, se non tutto, di un'epoca.

Ma ancor più rivelatrice dello spirito del tempo è la ridicola pantomima, venata di becero moralismo ipocrita, creata intorno al tatuaggio «Dux» che campeggia sul bicipite destro di Paolo Di Canio, in mezzo a quella selva di orrendi geroglifici. Siamo di fronte a uno dei punti più bassi raggiunti dal dominio del politicamente corretto nel mondo dei media. Da una parte si tollera il brutto, dall'altra ci si lava la coscienza seguendo i dettami di regole non scritte, utili a guadagnarsi la patente di correttezza ed evitare i linciaggi del web. È l'assoggettarsi al dominio dei «webeti», come li ha definiti Enrico Mentana. Senza tenere conto che poi, per contrappasso, la scelta di Sky è stata comunque sommersa di critiche, sempre via web, da parte di un'altra e consistente fetta del mondo social e affini. Chi di web ferisce, di web perisce.

La scelta dell'emittente Sky di sospendere il rapporto di lavoro con Paolo Di Canio è una scemenza. A Sky lo sanno benissimo che quel tatuaggio non offende nessuno. Così come tutti sono a conoscenza delle idee politiche dell'ex giocatore della Lazio, seguace di quella destra sociale con venature nostalgiche, ancora molto radicata a Roma. Idee criticabili, se si vuole, ma del tutto legittime. Soprattutto in democrazia. Su quel tatuaggio non c'è scritto «voglio ricostruire il partito fascista». Non c'è scritto «sono d'accordo con le leggi razziali». È semplicemente il simbolo di un pensiero politico, che vede in maniera positiva l'ascesa al potere di una figura forte e autoritaria, capace di garantire ordine e orgoglio nazionale. Una posizione, ripeto, criticabilissima. Una posizione, peraltro, del tutto opposta alle idee di chi scrive, fortemente contrario ad ogni forma di statalismo centralista, come quello realizzato dai regimi sia di destra che di sinistra.

Ma di tutto questo, e cioè della legittimità di esprimere la propria posizione politica, quasi non vale la pena parlare. Quel che conta, e che rende particolarmente odiosa la scelta di Sky, è l'esigenza di assecondare i linciaggi mediatici che caratterizzano il mondo della comunicazione contemporanea, di fatto aprendo la strada a forme incontrollabili di censura. Se ci si piega ogni volta che sorge una protesta via web, da gente che per un qualunque motivo dice di ritenersi offesa al punto da farne nascere una psicosi collettiva fondata sul nulla (e questo sul web accade eccome), allora il rischio fortissimo di assottigliamento della libertà di espressione è alle porte.

Certo: a Sky può dar fastidio il tatuaggio «Dux». Liberissimi. Ma allora o non si fa un contratto con Di Canio, o semplicemente gli si chiede di mettersi una camicia. Chiedere scusa e fare un passo indietro dopo le critiche via social è un pericoloso segno di ipocrisia e di debolezza. Il web è pieno di estremismi: si spazia dal mondo dell'alimentazione a quello dell'integralismo religioso, dall'ambientalismo all'animalismo estremo, fino all'assolutizzazione dei nuovi diritti che taccia di omofobia tutto ciò che non coincide in tutto e per tutto con la propria visione. Ripetiamo: assecondare certi moti irrazionali di quello strano mondo in cui ogni violenza viene nascosta dietro una faccina virtuale coincide con l'apertura a ogni forma di censura, sostenuta da una folle irrazionale che urla «Crucifige». È la violenza intrinsecamente insita nella moderna arma del boicottaggio, strumento pericoloso con cui si salta a piè pari ogni tipo di confronto e di dialogo tra posizioni diverse.

Il vero fascismo, chiuso e intollerante, non è quello di chi si tatua la scritta «Dux» sul braccio. È quello di chi alimenta un clima in cui si instaura una vera e propria forma di dittatura dell'opinione pubblica, tanto becera quanto incontrollabile soprattutto nel mondo del web e dei social. Che poi – quel che è peggio – uno Sky qualunque pronto a fare la parte di Vittorio Emanuele III lo si trova sempre.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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