DIBATTITO | 30 Giugno 2015

Il nuovo conformismo e la rivincita degli impuri

L'ondata arcobaleno di questi giorni svela due verità: i progressisti sono diventati i nuovi paladini del consumismo; e gli ''impuri'' sono coloro che rifiutano di seguire la nuova moralità pubblica. Esempio di impuri? Le famiglie in piazza il 20 giugno..

di ROSSANO SALINI

L'immagine plastica del conformismo arcobaleno, la cui bandiera multicolore ha rappresentato in questi giorni una delle campagne marketing più riuscite nel panorama commercial-consumistico contemporaneo (quello dei brand, per intendersi, quello dei 'logo', alla faccia dei tanti no-logo che l'hanno sbandierata sui social network, quello della Coca-Cola e di tutti i suoi derivati), è stata in fin dei conti una cosa utile. Molto utile. Perché ha permesso di capire, di fare chiarezza, di svelare tanti elementi che forse fino a settimana scorsa erano sotto traccia, e ora invece sono del tutto evidenti.

Si tratta di due capovolgimenti, di due paradossi. Nel senso letterale del termine: verità che vanno contro quella che è l'opinione comune (la tanto temibile «opinione pubblica»). Il primo paradosso riguarda la libertà; il secondo – ed è il più scandaloso – riguarda la purezza.

Nessuno mette in dubbio che un utente di un social network decida liberamente di dipingere dei colori arcobaleno la propria immagine, senza costrizioni da nessuno. Ma d'altronde nessuno ha mai nemmeno messo in dubbio che non ci sia alcuna costrizione nella decisione di abbeverarsi con una Coca-Cola, di cibarsi presso un MacDonald's, di seguire insomma la moda in termini di scelte di consumo a prescindere dalla qualità del prodotto consumato. Eppure sono decenni che ci riempiono la testa con le falsità del consumismo, con il lavaggio del cervello della pubblicità, dei bombardamenti mediatici che riducono la libertà del consumatore. Delle famose pubblicità «ingannevoli». E perché sono ingannevoli? Perché asseriscono senza spiegare. Perché danno per scontato ciò che scontato non è. Perché inducono l'utente a un assenso non basato su una scelta ragionata.

Il che è esattamente quello che sta avvenendo nella grande campagna mediatica dell'orgoglio arcobaleno. Uno stemma, un brand mondiale (rilanciato prontamente da tutti i brand mondiali, che non vogliono assolutamente perdere fette di mercato) spacciato per ideale, per posizione culturale. La battaglia per i nuovi diritti, nata e sviluppatasi in un contesto liberal e progressista, lo stesso contesto in cui è sempre stata vituperata l'imposizione dei dettami del consumismo capitalistico, rappresenta ora la più grande campagna consumistica mai lanciata a livello mondiale, dove il prodotto di consumo è la propria presentabilità, l'essere accettato in un mondo (fatto di affari, di acquisti, di commercio) da cui altrimenti saresti escluso (vedi i tanti boicottaggi).

L'altro paradosso, dicevo, è quello della purezza. Solo in un primo momento ho accolto con un certo disagio le tante facezie diffuse sul web a proposito delle famiglie presenti in piazza a Roma il 20 giugno; in molti si sono diffusi in battute sui mariti che abbandonano le amanti per andare in piazza con le mogli, o battute sui pederasti presenti forse in numero maggiore al Family Day che non al Gay Pride, e altre amenità di questo genere. Ma poi, ripensandoci, mi sono reso conto che anche questo sarcasmo è segno di un positivo disvelarsi di una verità che va contro l'opinione comune.

All'origine i manifestanti delle piazze arcobaleno rappresentavano una cultura che sfidava il moralismo conformista, il quale – sempre secondo le categorie dell'opinione comune – potrebbe essere rappresentato dalla piazza delle famiglie. In realtà ora la situazione è ribaltata. Nel nuovo conformismo di oggi i ''puri'' sono gli arcobaleno, e dall'alto della loro purezza (vale a dire la loro piena conformità ai dettami della moralità pubblica di oggi) additano e lanciano le loro pietre contro i vizi pubblici e privati degli altri, gli immorali.

Le famiglie oggi rappresentano gli ''impuri'', i diversi. E questo, in fin dei conti, penso che debba essere per loro motivo di orgoglio. Non c'è nulla da controbattere, semmai da rivendicare. E questo vale un po' per le impurità che sono errori – o peccati – a volte anche gravi che vanno limpidamente ammessi, e di cui va chiesto perdono. Ma soprattutto vale per quelle ''impurità'' che altro non sono se non libera scelta di andare controcorrente rispetto alla nuova moralità pubblica.

È una strana nemesi, un'ironica rivincita. La rivincita dei nuovi impuri, liberi di essere sé stessi, mentre altri, avvolti nelle loro bandiere arcobaleno, si ergono dritti nella pubblica sinagoga e disprezzano chi sta in fondo, fuori dalla grande ondata del nuovo conformismo.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.