FINE DELL'ILLUSIONE | 14 Maggio 2015

«Il partito della nazione è di sinistra»

Renzi a Repubblica: il partito della nazione è di sinistra. Brutto risveglio per i moderati che scommettevano sulla spaccatura del PD sognando l’alleanza eterna col premier. Inciucio impossibile: la sola strada è un grande partito di centrodestra

di LUCA PIACENTINI

Fine dell'illusione: niente ‘minestroni’, il cosiddetto ‘partito della nazione' è di sinistra. Lo ha chiarito Matteo Renzi al video forum di Repubblica Tv. Ed è di sinistra perché fa cose di sinistra («riformista»): dal divorzio breve agli 80 euro, ha chiosato il premier. 

Le parole di Renzi, riportate anche sul numero di Repubblica in edicola il 13 maggio, non lasciano dubbi. E risvegliano bruscamente dal sogno centrista tutti i nostalgici che, nutriti dall'abbaglio di una possibile spaccatura nel principale partito della sinistra italiana, si erano illusi che sotto l'ala materna del rampollo fiorentino potesse rinascere un partito pigliatutto simile alla creatura politica del passato, sulle ceneri della defunta Democrazia cristiana.

Non è così. A meno di ritenere coerente e non assurdo che un partito nato col nome di Nuovo centrodestra, costituito dall’ex classe dirigente del Pdl e che oggi fa parte del Partito popolare europeo, finisca per confluire nel principale partito progressista che in Europa è nel gruppo socialista e, secondo chi lo guida, resta irrevocabilmente posizionato a sinistra. Cioè, aggiungiamo noi, dalla parte della spesa pubblica, dell’intervento dello stato nell’economia e del laicismo.  

Il futuro di Ncd (e, Udc permettendo, di Area Popolare) è di riunirsi con Forza Italia, federarsi con le altre anime moderate e scrivere regole condivise per decidere il leader, tornando poi a confrontarsi costruttivamente con la Lega, alleato naturale del centrodestra.

Oggi è difficile guardare con lucidità al Carroccio. E’ vero, gli attacchi di Matteo Salvini ad Angelino Alfano, leader Ncd, costantemente nel mirino del numero uno leghista sul tema dell’immigrazione, non aiutano e anzi rischiano di accecare la classe dirigente moderata, precludendo una visione strategica di lungo periodo. Ma occorre mantenere il sangue freddo, leggere la situazione in modo razionale e guardare la realtà. Lo dice storia. E, più precisamente, lo dicono le vicende politiche degli ultimi vent’anni, che ancora tracciano il solco: quando infatti il centrodestra ha vinto, lo ha fatto con un'alleanza allargata alla Lega Nord e alla destra, oggi Fratelli d'Italia. 

Attualmente è prematuro pensare che il nuovo contenitore, sia esso il Partito repubblicano lanciato da Berlusconi o un’altra grande formazione politica, possa competere armi pari col Pd secondo una vocazione schiettamente maggioritaria. Questo per due ragioni: primo perché il nuovo partito di centrodestra non c’è ancora, e ipotizzare che corra da solo come fece il Pd di Veltroni nel 2008 prima ancora di avere deciso che cosa sarà e chi lo guiderà, rischia di essere un passo oltre le forze disponibili; in secondo luogo, rinunciare in partenza all’alleanza con la Lega Nord senza tentare di contenerne la deriva populista e senza valorizzarne la capacità di governo dimostrata in Lombardia con Roberto Maroni, è un salto nel buio dalle conseguenze imprevedibili. 

Occorre essere pragmatici. E Silvio Berlusconi, che tenta continuamente di recuperare il rapporto col Carroccio, lo sa bene. Non possiamo prevedere che cosa succederà, ma vediamo cosa sta accadendo oggi: lo schema esiste di fatto, è l’alleanza che governa in Lombardia. Ci sono i futuri membri del potenziale Partito Repubblicano e c’è la Lega, con cui il centrodestra potrebbe presentare una lista unica (come impone l’Italicum) alle prossime elezioni politiche. Anche leggendo tra le righe dell’ultimo editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere si intuisce che l'assetto naturale è questo. Indicando la flat tax come punto di contatto nei contenuti tra Forza Italia e la Lega, il politologo scrive infatti: «Poiché, a quanto si è letto, anche Salvini sembrerebbe orientato ad adottare una simile proposta, questo potrebbe diventare un motivo di convergenza fra una Forza Italia rinnovata e la Lega».

Sul Foglio il senatore Ncd Andrea Augello ha fatto intravedere la possibilità che in autunno il partito di Alfano lasci il governo, una volta conclusa l'emergenza che impone di governare insieme per completare le riforme.

Insomma, le condizioni sembrano esserci e i passi da compiere sono tre: abbandonare Renzi e spingerlo ancora di più verso sinistra, consegnandolo nelle mani dei Civati e dei Vendola, fondare il nuovo partito dei liberali, decidere il leader e fare ogni sforzo possibile per recuperare la sintonia con il Carroccio. Certo, le condizioni ci sono tutte. Resta da vedere se da parte di tutte le anime del centrodestra c’è anche la volontà politica di prenderle sul serio e lavorare per il bene del paese. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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