JOBS ACT | 11 Febbraio 2015

Il Pd e il rischio della controriforma

Partito Democratico snatura Jobs Act, Sacconi (AP) lancia l'allarme: «Pezza peggiore del buco»

di REDAZIONE

Jobs Act, continua il braccio di ferro fra Ncd e Pd ma Sacconi (Area Popolare) denuncia tutti i pericoli che sta correndo la nuova legislazione sul lavoro. «Dobbiamo evitare che il jobs act da pur timida riforma si trasformi in controriforma, combinando, come già fece la legge Fornero, una incerta e limitata flessibilità in uscita con una certa rigidità in entrata. Si ipotizza addirittura negli ambienti del Pd di cancellare tutte le forme contrattuali para-subordinate o delle quali è imprevedibile il momento di inizio della prestazione pretendendo di trasformarle tutte in lavoro subordinato, con l'unica eccezione delle flessibilità consentite dal sindacato attraverso accordi collettivi. In teoria ciò sarebbe possibile soltanto ampliando la possibilità di usare le partite IVA sulle quali andrebbe peraltro ridotta la pressione fiscale e contributiva quando di modesto fatturato. Faccio però a questo punto al governo una proposta tutt'altro che provocatoria: rinunciamo a modificare l'articolo 18 e consentiamo le flessibilità in entrata definite dalla Legge Biagi. Questa soluzione sarebbe migliore di quella che si va prospettando, anche se peggiore di quella che sarebbe necessaria per incoraggiare la propensione ad assumere. L'ipotesi del Pd sarebbe infatti la "pezza peggiore del buco"». Lo dichiara in una nota il Presidente della Commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Area popolare Ncd-Udc).

«La convergenza tra Pd, Sel e Cinque Stelle sull'eliminazione dei licenziamenti collettivi dal testo del decreto sui contratti a tutele crescenti è grave perché indica un passo indietro significativo rispetto ad un testo già molto timido nei suoi contenuti innovativi. Mi auguro che il Consiglio dei ministri non recepisca questa richiesta. Proporrò alla Commissione lavoro un testo di parere favorevole con osservazioni e integrazioni al decreto legislativo sul contratto a tutele crescenti. Confido che la maggioranza della Commissione possa condividere questa proposta anche perché il Consiglio dei ministri rimane l'organo sovrano preposto alla definitiva approvazione del decreto legislativo. Il gruppo del Partito democratico ha tuttavia preannunciato la ulteriore proposta di eliminare dal decreto la parte relativa ai licenziamenti collettivi. Per mia parte ho preannunciato che intendo a questo proposito confermare il testo del decreto, ritenendo logica l'estensione ai licenziamenti  collettivi della nuova regolazione».

«Non semplice la espressione di pareri condivisi nella maggioranza sui decreti da parte delle Commissioni di Camera e Senato a causa delle persistenti richieste di maggiori rigidita' da parte del Pd. Eppure, come rileva la Commissione Europea, potremmo avere di fronte a noi bassa crescita senza occupazione. Le due opposte culture presenti nella maggioranza dovrebbero individuare un massimo e non minimo comun denominatore. Le mediazioni defatiganti fanno provvedimenti minimi e perciò non percepiti adeguatamente dalle imprese». 

 

«Dobbiamo liberare il lavoro per liberare i lavori, fare occupazione. Ma se pensiamo ancora che la partita IVA debba essere di per sé sospetta e soggetta ad un più pesante prelievo fiscale e contributivo. O se si pensa che la precarietà sia conseguenza non delle cose ma delle forme giuridiche si riducono solo le possibilità di accedere a un lavoro. E ancora, se si vuole far regredire il già timido decreto sui contratti a tutela progressiva, si scoraggiano vieppiù gli imprenditori a usarli. Potremmo così avere bassa crescita senza occupazione aggiuntiva». 

 

«Può essere davvero pericolosa per molti lavori la coniugazione di una flessibilità incerta in uscita con una rigidità certa in entrata. Se le vecchie regole sono figlie dell'epoca dello sviluppo certo, le nuove devono incoraggiare il lavoro nell'epoca delle incertezze. Mentre il contratto permanente, pur migliorato, rimane potenzialmente indissolubile finché morte o pensione non separino, sarebbe un errore ridurre il periodo del contratto a termine o cancellare le collaborazioni a progetto, le associazioni in partecipazione, il lavoro intermittente. Vi sono nella realtà prestazioni di cui non è prevedibile il momento di inizio o di conclusione, altre (o le stesse) che sono remunerate a risultato. Le stesse partite IVA meritano incoraggiamento attraverso il superamento dei vincoli vigenti e imposizioni fiscali e contributive consone al modesto fatturato. Ogni dimensione emersa del lavoro aiuta comunque a monitorarne l'evoluzione e a verificarne la correttezza. Guai se seguissimo ancora la logica del "pochi ma buoni»».


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L'Informatore - Quotidiano liberale

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