CONTRADDIZIONI A SINISTRA | 22 Maggio 2015

Il Pd renziano e la coerenza a giorni alterni

Infischiarsene del Nazareno all'elezione di Mattarella ma invocare la disciplina di partito se la minoranza dem non rispetta gli accordi. Schizofrenia nel Pd: se la guerra renziana alla incoerenza vale solo a giorni alterni

di LUCA PIACENTINI

Nel Partito democratico cresce il malumore dei renziani per i “tradimenti" della minoranza. Sul Corriere della Sera di venerdì 22 maggio Matteo Orfini, deputato e presidente dell’Assemblea nazionale Pd, ha attaccato la sinistra dem stigmatizzando il comportamento "discutibile" di Bersani & C., che votano contro "decisioni assunte insieme nei gruppi". Come dire: «pacta sunt servanda», impossibile fare politica se non si rispettano gli accordi. 

Per questa ragione il Pd si sta attrezzando allo scopo di cambiare le norme sui partiti, chiedendo trasparenza, democrazia interna e personalità giuridica con una proposta di legge che vorrebbe dare applicazione all'articolo 49 della Costituzione. Una possibile interpretazione di questo atteggiamento è il tentativo di Renzi di trasformare i dem in un blocco unico, nello spirito dell'Italicum: niente coalizioni di governo, niente correnti nei partiti. 

E’ condivisibile la presa di distanza da un modello frammentato dello scenario politico, sia esso maggioranza o partito, un contesto litigioso che vive nella tensione costante tra fazioni in guerra, come avveniva ai tempi della prima Repubblica. Allora il vero potere era “dei” e “nei” partiti: la carica di segretario era molto più ambita di quella di presidente del Consiglio in quanto garanzia di un potere forte e durevole, mentre il capo del governo era una figura provvisoria e di mediazione, destinata sopravvivere per pochi mesi, decideva poco o nulla ed era costretto a sottostare al rito del vertice di maggioranza, l'unico strumento capace di risolvere i contrasti. La debolezza del governo rifletteva la forza dei partiti e, nel contempo, la frammentazione del panorama politico. Il tentativo di superare l’ormai incomprensibile liturgia della Prima Repubblica consensuale e bloccata nello status quo, portando al governo un’unica lista o un solo partito e chiudendo il capitolo delle coalizioni segnate da fratture interne pronte a trasformarsi nella voragine della crisi, è probabilmente la strada giusta per imprimere una svolta al paese. 

Ma scandalizzarsi dei “tradimenti” dei deputati della minoranza, che al Senato nelle prossime settimane rischia di rompere le uova nel paniere al premier Renzi facendo saltare il banco delle riforme, significa avere la memoria corta e dimenticare come Renzi abbia violato gli accordi del Nazareno nella partita del Quirinale. Se i vuoti di memoria non c’entrano, allora dobbiamo concludere che il Pd renziano utilizza due pesi e due misure: uno all'interno del partito, l’altro in Parlamento. Diversamente perché mai la disciplina dovrebbe valere solo nell’assemblea Pd e non anche negli accordi stretti con altri gruppi parlamentari, per di più su partite cruciali come riforme, legge elettorale ed elezione del capo dello Stato, che influiscono sul funzionamento delle istituzioni? Forse che il vecchio principio 'pacta sunt servanda’ non vale alla Leopolda?

Poche ore dopo l'elezione di Mattarella, il candidato al Quirinale proposto da Renzi eletto con i soli voti della sinistra, Berlusconi ha spiegato la fine del Nazareno con il mancato rispetto degli accordi. Come biasimarlo? E soprattutto: con quale spregiudicatezza oggi i fedelissimi dell'ex sindaco di Firenze fanno la morale ai dissidenti di Bersani, quando il loro leader ha fatto la stessa cosa sulla partita del Quirinale? Macchiavelli diceva che per gestire il potere occorre una certa dose di cinismo. Oggi sappiamo che serve anche una bella faccia tosta. 

 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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