VERSO LE ELEZIONI | 11 Dicembre 2017

Il PD renziano precipita sotto ‘soglia Bersani’

Mentre il centrodestra continua a crescere e vola verso il 40%, il PD cola a picco nei sondaggi. L’ex premier e segretario nazionale Matteo Renzi paga le riforme mancate, gli errori tattici e la scissione

di LUCA PIACENTINI

Centrodestra in crescita costante e Forza Italia in ascesa. PD a picco - con Renzi che fa peggio del Bersani 2013 - e sinistra in crescita. Il Movimento Cinque Stelle destinato a restare probabilmente un mero contenitore di voti, senza sbocchi possibili di governo nonostante sia il primo partito. 

È quanto emerge dagli ultimi sondaggi. Un trend coerente e quasi lineare, che offre indicazioni piuttosto precise sul futuro. E apre uno scenario a dir poco clamoroso: l’eventualità che alle elezioni della primavera 2018 il centrodestra faccia l’en plein, incassando la maggioranza assoluta al Parlamento conquistando il 70% dei collegi e il 40% dei voti ripartiti con quota proporzionale.

Un obiettivo che non è più un miraggio, come nota domenica 10 dicembre sul Sole24Ore Barbara Fiammeri. Gli ingredienti che renderebbero possibile una vittoria piena del centrodestra sono l’isolazionismo ostinato del M5S, il caos nel centrosinistra e il probabile ritorno di una parte di AP a rimpolpare la cosiddetta ‘quarta gamba’ (ancora da pesare con precisione nei sondaggi), dopo la sciagurata avventura di Alfano che ha trasformato i centristi nella stampella del Partito Democratico, facendoli precipitare nei consensi a livelli trascurabili. 

Se analisti e commentatori sono inclini nel ritenere che dalle urne non uscirà una maggioranza in grado di governare il paese senza accordi trasversali, i sondaggi sembrano invece suggerire che si tratta di un esito tutt’altro che scontato. 

La cavalcata elettorale del centrodestra infatti continua: ha serrato i ranghi, ha armonizzato le voci dei partiti, continua ad attrarre nella coalizione nuovi spezzoni di formazioni politiche e oggi si mostra agli occhi dell’elettorato come l’unica forza credibile per arginare i Cinquestelle. Il tutto grazie ad una condizione di base: il ritorno in campo di Silvio Berlusconi che, anche da non candidabile, come rileva Vittorio Feltri, si rivela evidentemente la figura capace di fare la differenza. 

Quel che impressiona è la parabola in caduta libera di Matteo Renzi. E’ chiaro: un conto sono i voti, un altro i sondaggi. Ciò non toglie però che i segnali provenienti dalla discesa nei consensi del Partito Democratico guidato dall’ex sindaco di Firenze sono inequivocabilmente negativi. Senza un correttivo di strategia pre elettorale, i fallimenti nelle riforme dell’ex premier, la scissione interna, la nascita della formazione Liberi e Uguali capeggiata da Pietro Grasso, rischiano fatalmente di condannarlo alla sconfitta. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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